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Sant’Anastasia, Lello Abete: «Alle prossime elezioni con un cartello di sole civiche, chiederemo il voto sulle cose fatte»

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Il sindaco Abete ha incontrato i cittadini nel centro anziani di via IV Novembre (e non nel centro studi di Madonna dell’Arco, location prescelta inizialmente ma alla quale ha dovuto rinunciare perché da un po’ i padri domenicani hanno vietato nei locali di loro proprietà qualsiasi convegno di natura politico –elettorale). Ebbene, aveva annunciato di voler ripercorrere le cose fatte durante cinque anni (quasi) di amministrazione dal 2014. E più o meno ha mantenuto la promessa, anche se ha utilizzato la ribalta soprattutto per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Abete era attorniato dalla sua squadra, dal parterre di assessori al completo, da quasi tutti i consiglieri comunali, qualcuno più in favore di telecamera altri più discretamente in disparte, da alleati in pectore, dalla sua gente. I convitati di pietra erano però almeno due o tre ed è a loro che in più occasioni, senza mai farne il nome, il sindaco si è rivolto. O li ha citati vagamente, senza nomi e cognomi per intenderci. Carmine Esposito, ex sindaco. Mario Gifuni, attuale presidente del consiglio comunale. Armando Di Perna, suo ex vicesindaco. Ha iniziato raccontando quattro anni e più in meno di un’ora, Abete. Per poi concedersi alle domande della giornalista Gabriella Bellini sul finale, arrivando alla chiusura con l’annuncio che guarda a maggio 2019: «Chiederemo il voto sulle cose fatte».

 

I SASSOLINI.  Come è noto, parte del paese pensa e dice che Lello Abete si ritrova sindaco per aver cavalcato l’onda della precedente amministrazione di Esposito (che peraltro, come tutti sanno, è suo zio) nella quale lui aveva il ruolo di presidente del consiglio comunale, carica che aveva già ricoperto con il precedente primo cittadino, Carmine Pone. Chi lo pensa, e chi lo dice, ricorda forse la difesa strenua dell’operato amministrativo della compagine di governo precedente da parte di Abete sui palchi della campagna elettorale 2014, con il sottofondo registrato di una canzone intonata dalla voce di Esposito, lo slogan elettorale utilizzato (Indietro non si torna, dove con “indietro” non ci si riferiva certo ai tre anni precedenti) e un altro po’ di cose. Ma ieri sera, come del resto aveva già fatto in altre occasioni, Abete ha voluto spiegare come siano andate le cose dal suo punto di vista. «Questa amministrazione nasce nel 2014 con un cartello civico da me costruito, con 63 candidati da me contattati e che hanno aderito ad un progetto basato sulla mia persona – ha esordito Abete – ci sono stati aiuti, c’è stata collaborazione di altri che ho ringraziato più volte, ma questa storia non può durare all’infinito, è il tempo di dare i meriti a chi ha poi fatto qualcosa. Era un contesto difficile, con un comune commissariato, abbiamo vinto le elezioni contro Forza Italia (Fi era in appoggio di Paolo Esposito candidato sindaco che ora è suo alleato, ndr) e contro il Pd in quel momento all’apice della popolarità. Abbiamo poi iniziato quell’avventura in un certo modo, ma ho dovuto poco dopo cambiare la giunta. Ho dovuto, perché c’era qualcuno che credeva che il paese non potesse andare avanti senza di lui, che nemmeno le luci si potessero accendere senza la sua presenza. Io non credo che i cittadini abbiano votato una coalizione con me a capo pensando di votare un altro, chi pensava di essere un burattinaio ha sbagliato paese, palazzo e persona. Mi accusano di aver tradito un patto. Io non ho fatto alcun patto, l’unico è quello con i cittadini e con la mia coscienza e lo porterò a termine».

Nel passaggio successivo, Abete ha chiamato in causa un altro convitato di pietra, l’attuale presidente del consiglio comunale Mario Gifuni. «È finito il tempo delle ambiguità, non si può stare in maggioranza la mattina e all’opposizione di sera. Non puoi stare accanto a me e poi tornare a casa a scrivere sui social che io ho lottizzato – ha incalzato il sindaco – ho lottizzato solo te quando ti ho fatto eleggere presidente del consiglio comunale. Un atteggiamento inaccettabile che non sopporto più, capisco che la poltrona faccia comodo, ma sei presidente con il mio umile voto, dimettiti». C’è da dire che più tardi, ieri sera, Mario Gifuni ha commentato la diretta della serata con un lapidario: «Anche tu fai il sindaco con i miei 656 voti».

Nel corso del suo intervento, Abete ha anche detto che non gli interessa candidare persone con molti voti, che non si cura delle “somme algebriche” e ha lanciato qualche strale (sempre e rigorosamente senza nomi) ad alternative che ha definito «distanti anni luce da noi, fatte solo per avversare». Riferendosi palesemente alla compagine che si sta preparando, appunto, quale alternativa: una parte del Pd, Forza Italia e Psi. Parole di apprezzamento le ha spese invece per il suo alleato Paolo Esposito: «Lo voglio ringraziare – ha detto Abete – ha apprezzato l’onestà e la volontà di questa amministrazione e ha fatto un atto di coraggio perché è più difficile passare dalla opposizione alla maggioranza, non viceversa».

Gli ultimi sassolini li ha riservati al suo ex vicesindaco Armando Di Perna e, più tardi in serata, al consigliere Pd Raffaele Coccia. «Noi abbiamo ereditato un bilancio che era solo apparentemente sano – ha detto appellando Di Perna quale “caro ex assessore” –  ereditando debiti corposi, solo nel prossimo consiglio comunale porteremo altri 71mila euro di debiti fuori bilancio contratti dal 2010 al 2013». E ancora, durante l’intervista successiva, parlando dei marciapiedi di via Arco (in merito ai quali Di Perna aveva scritto un post sui social facendo notare che siccome il finanziamento era perso, qualsiasi somma avessero usato faceva comunque parte del bilancio comunale e quindi ricadeva sui cittadini) ha sostenuto: «C’è un contenzioso in corso con la Regione, se dovessimo vincere quegli 800mila euro arriveranno comunque nelle nostre casse.  Sbloccando un avanzo di amministrazione noi non graviamo sui cittadini, anzi abbiamo sbloccato due cose: i lavori, che partiranno tra una decina di giorni, e il contenzioso con la ditta che si era fermata quando è stato chiaro che la regione non aveva ancora firmato il decreto».

Il riferimento velato (e nemmeno tanto, visto che poi il consigliere Pd è stato citato in merito dalla giornalista moderatrice) a Coccia è naturalmente arrivato sull’argomento svincolo SS 268 che sarà finalmente aperto a Madonna dell’Arco grazie a finanziamenti regionali. La querelle sulla paternità della battaglia è cosa nota, per non dire di altri che negli ultimi decenni (chi non ricorda l’impegno dei domenicani, padre Giacinto Cataldo in primis, passando per tutti i rettori del Santuario?) si sono attivati. «Io non so cosa abbiano fatto altri e comunque li ringrazio perché quel che mi interessa è che lo svincolo si faccia – ha detto Abete – so quel che ho fatto io, so che sono stato decine di volte dal dirigente regionale responsabile, so che ho accompagnato il progetto a buon fine. Da lunedì partiremo con la battaglia per far sì che l’Anas, cui saranno trasferiti i fondi, rispetti i tempi stabiliti».

LE COSE FATTE. Un lungo elenco di strade e provvedimenti, quello snocciolato da Abete: dal bando per nonni civici che partirà tra qualche giorno e sul quale ha fatto un appello alla partecipazione, considerato che per questo ruolo non si percepisce più un voucher ma solo la «gloria» di aiutare la comunità; dalle fogne all’illuminazione in varie strade cittadine, dal completamento dell’ex mattatoio all’incubatore di impresa, dall’apertura dell’isola ecologica alla biblioteca, dalla viabilità (rotonde in prima linea) alle piazzette riqualificate, dall’impegno per il quartiere Capodivilla fino alla caserma dei carabinieri. «La delibera per assegnare all’Arma lo stabile di via Primicerio è già fatta, tra poche settimane ci sarà un incontro che servirà soltanto a dettare i tempi, la decisione c’è». Tra i risultati elencati, l’arrivo di artisti di fama per concerti ed esibizioni legati allo Spiritual Theatre, programma di eventi che la Regione ha finanziato per due anni di seguito: dalla Sastri a D’Alessio, fino ad Avitabile. «Non sarebbero mai venuti qui, altrimenti». La permanenza della centralina Arpac nell’ex macello che tra una decina di giorni – ha detto il sindaco – fornirà risultati sulla qualità dell’aria, e poi la prossima pulizia dei Regi Lagni in merito alla quale Abete ha tirato un’altra bordata all’amministrazione precedente: «Ci apprestiamo a pulire i Regi Lagni con l’ausilio di Campania Ambiente, società in house della Regione. Qualche anno fa altri lo hanno fatto in danno, con qualche azienda che ci ha rimesso penne e pagamenti». E ancora, il finanziamento ottenuto per il bike sharing (ma gli stalli per le bici, ha spiegato il sindaco, sono secondarie e funzionali solo al progetto finanziato, quei soldi saranno usati per abbattere le barriere architettoniche nelle scuole). Poi, nell’elenco, le politiche sociali: «Abbiamo mantenuto tutti gli impegni possibili, aprendo sportelli su sportelli per sostenere ed essere di aiuto ai cittadini, tra le tante polemiche anche l’asido nido comunale insieme a Pomigliano d’Arco, ci sono venti posti per le famiglie che vogliano portare lì i loro figli. Masseria Guadagni è al confine tra le due città. Ancora, le esenzioni per i commercianti, la esternalizzazione del servizio tributi che Abete ha voluto chiarire: «Significa che ci sarà qui uno sportello amico, una società che sia interlocutore dei contribuenti. E saprà anche scovare qualche evasore, pagare tutti per pagare meno». Il programma di eventi natalizi, che il sindaco ha detto molto corposo e con qualche sorpresa (“concerti importanti”), i parcheggi, il bando per il servizio civile…

LE PERPLESSITÀ. Il titolo di questo capitoletto è presto spiegato: c’è differenza tra l’impedire la chiusura di un’azienda e quella di un pubblico servizio? C’è differenza per un’amministrazione nell’avere a che fare con enti sovraordinati tentando di farsi ascoltare e ottenere qualcosa per la propria comunità e, di contro, trattare con privati imprenditori che seguono, per definizione, mercato e profitto? Forse sì, forse no, ai lettori il giudizio.  Ma è chiaro che per il sindaco Abete la risposta è no. «Noi siamo riusciti ad impedire che andassero via da Sant’Anastasia il giudice di pace, la caserma dei carabinieri, il 118…; anni fa scomparivano la Fag, la Corderia Napoletana e nessuno si ribellava…ce ne dovete dare atto». Chi scrive è, almeno in questo caso, troppo giovane per rammentare le vicende Fag. Ma la Corderia Napoletana la rammentiamo benissimo, come pure quanto e come si spese all’epoca il sindaco Enzo Iervolino, senza purtroppo riuscirci. Come pure ci provò il vicesindaco dell’epoca (2004), Carmine Capuano. Ci si appellò al Prefetto, ad Antonio Bassolino, si tentò la via sindacale, si interessò una multinazionale francese. La realtà drammatica è che la decisione non spettava a loro e che 70 operai persero il lavoro. Non era, riteniamo umilmente, una realtà paragonabile a trattare con il presidente del Tribunale per non far spostare dalla città il Giudice di Pace dagli uffici della ex Pretura.

LE DOMANDE. Tra le domande dell’intervista seguita al prologo in solitaria di Abete, quella pervenuta alla giornalista da un ex amministratore, Antonio Sasso. L’ex assessore e docente universitario ha affidato alla moderatrice un quesito riguardante villa Tortora Brayda e precisamente quella parte del parco dove ora sorge un ristorante. La domanda di Sasso è: cosa intende fare Abete? «Siamo in giudizio, il Tar ci ha dato ragione, sono stati commessi abusi e non è stato rispettato il capitolato. Se anche il Consiglio di Stato, come ritengo, ci darà ragione, a febbraio i luoghi saranno ripristinati. Per riqualificare invece tutto il resto del parco, occorrerebbe un finanziamento ad hoc. Intanto abbiamo dato mandato ad una società che si occupi del controllo e della sorveglianza».

Un’altra tra le domande poste ad Abete riguardava il cimitero comunale (la aveva suggerita sui social il titolare della pagina facebook Sant’Anastasia Oggi, Ciro Colombrino). «A breve via Marra sarà riaperta – ha detto il sindaco – per il resto tutti sanno che la gestione del cimitero è stata affidata anni fa e con contratto trentennale ad una società che aveva l’obbligo di rispettare un cronoprogramma. Siamo arrivati ai ferri corti perché la gestione non è proprio come da contratto e sono cose che non si governano facilmente, ma miglioreremo anche in questo».

Inoltre, Puc, differenziata (suggerita dal pubblico), comportamento durante le allerta meteo in merito al quale il sindaco ha fatto un plauso alla Protezione Civile.

IL FUTURO. Infine, le alleanze. «L’ottimo accordo con Paolo Esposito regge – ha detto Abete – il resto è prematuro. Noi correremo con un cartello di civiche chiedendo il voto sulle cose fatte, su come abbiamo amministrato». Il microfono è poi passato proprio al consigliere in questione, Paolo Esposito, il quale ha precisato: «Eravamo in osservazione, la scelta che abbiamo fatto arriva da un giudizio positivo. Ora dobbiamo guardare al futuro, sia nella prospettiva amministrativa, sia in quella politica dove abbiamo necessità di aggregare. Ed è opportuno che non vi sia chi rema contro, chi vuole a tutti i costi essere protagonista». E ha aggiunto, Esposito: «Per non tornare indietro». «Indietro» che evidentemente era rivolto alla passata amministrazione, non certo allo slogan di Abete in campagna elettorale 2014 che era appunto «Indietro non si torna» quale legame con la stessa. Per evitare equivoci, consiglieremmo sommessamente: «Avanti». Sempre che non se la prendano i socialisti, quelli ufficiali.

 

 

 

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