CONDIVIDI

Ieri a Sant’Anastasia è arrivata la senatrice di Italia Viva Maria Chiara Gadda. Ingegnere gestionale, la senatrice di Varese è la promotrice della legge 166 del 2016, la cosiddetta «legge antisprechi». Non era in città per la campagna elettorale, bensì per incontrare – accompagnata da Apostolos Paipas (presidente della municipalità Scampia) e da Barbara Preziosi, imprenditrice e coordinatrice provinciale di Italia Viva – alcuni imprenditori anastasiani.

Prima di visitare le aziende ha voluto però incontrare, nel Santuario di Madonna dell’Arco, il priore dei Domenicani, padre Alessio Romano. Ha poi fatto tappa al London Park di via Libero Grassi e al caseificio Beneduce. Con lei i giovani imprenditori Silvia Valeria Ciccarelli, Pasqualino Mauri e Teresa Di Costanzo. «Abbiamo discusso di patto generazionale, associazioni in rete, sinergia tra istituzioni, sviluppo e rilancio del Parco Nazionale del Vesuvio – spiega Silvia Ciccarelli, tra i titolari del London Park di Sant’Anastasia – ma soprattutto della legge che limita gli sprechi alimentari, una piaga che in Italia ammonta a circa 16 miliardi di euro l’anno. Tutti possiamo fare qualcosa per invertire la rotta perché, a differenza di quanto pensano in tanti, lo spreco di cibo non avviene solo nelle grandi catene ma inizia dalle proprie case».

Alla senatrice, che presto tornerà in città per iniziative pubbliche e di sensibilizzazione, i giovani imprenditori anastasiani hanno donato un quadro – firmato da Pasqualino Mauri – che ritrae lo scaramantico simbolo del corno napoletano, vino delle Cantine Olivella, anche quest’ultima azienda anastasiana d’eccellenza, e prodotti caseari lavorati nell’azienda Beneduce.

Ma cosa dice la legge antisprechi? Lo scopo è quello di favorire il recupero e la donazione dei prodotti in eccedenza grazie anche ad una semplificazione delle procedure burocratiche. Inoltre, la diffusione delle doggy bag nei ristoranti e nei pub, la riduzione della tassa sui rifiuti per chi dona cibo, l’introduzione nelle scuole di un insegnamento sull’educazione alimentare e sulla lotta agli sprechi, finanziamenti per chi sviluppa progetti di ricerca nel settore, impiego di alimenti recuperati per nutrire gli animali nel caso in cui questi non possano più essere utilizzati direttamente dall’uomo. I risultati, dal varo della legge, ci sono già: secondo la fondazione Banco Alimentare Onlus, nel primo anno in cui la norma è entrata in vigore (ottobre 2016-settembre 2017), le donazioni di eccedenze alimentari fatte alla Onlus da parte della grande distribuzione sono aumentate del 21,4%. Un importante recupero di eccedenze che contribuisce, anche se solo in parte, ad alleviare le sofferenze dei cittadini più a rischio di povertà ed esclusione sociale.