Sant’Anastasia, impiegati rinviati a giudizio, dopo quattro anni il giudice li assolve: «Il fatto non sussiste»

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Palazzo Siano, sede del Municipio di Sant'Anastasia

 Quattro furono i dipendenti del comune rinviati a giudizio ad ottobre 2017. In carica c’era l’ex sindaco Lello Abete e i fatti oggetto del procedimento penale risalgono a febbraio dello stesso anno. Antonio Abete e Angela Nappa (difesi dall’avvocato Fernando Quaranta), Anna Calce (difesa dall’avvocato Antonio De Simone), Giuseppe Piscopo (difeso dall’avvocato Giovanni Bianco). Tutti accusati dello stesso reato: aver attestato falsamente la propria presenza in servizio, timbrando il badge e allontanandosi poi dal posto di lavoro.

 

Insomma, a tutti loro – i più ora in pensione – fu appiccicata l’etichetta di «furbetti del cartellino». Quasi quattro anni di processo e un’accusa crollata come un castello di sabbia per tutti gli imputati per i quali il giudice Alessandra Zingales ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Stando a quanto emerso in dibattimento, l’idea di controllare i dipendenti nacque da un colloquio tra l’allora responsabile della polizia locale e alcuni assessori. Si formulavano teorie riguardo l’eventualità che anche a Sant’Anastasia potessero esserci «furbetti» (era un periodo in cui i media riportavano molti casi simili, in comuni della provincia di Napoli) e si addivenne all’idea di «verificare» attraverso l’impianto di videosorveglianza del Comune. Il controllo, è stato detto in aula, riguardava tutti gli impiegati, a cadere nella rete furono però quattro dipendenti. La notizia di reato fu trasmessa alla Procura, sulla base – unicamente – di alcuni frammenti video proiettati anche in aula. Ora, l’assoluzione.