
Passa in aula con i voti della maggioranza la proposta firmata dall’assessore alle finanze, Mariano Caserta. Sette i voti contrari, quelli dei consiglieri Carmine Capuano (Psi), Annarita De Simone (Forza Italia), Giuseppe Maiello e Raffaele Coccia (Pd), Veruska Zucconi e Lucia Barra (Alleanza per Sant’Anastasia), nonché quello del presidente del consiglio comunale, Mario Gifuni. Un solo astenuto: il consigliere Marco Bove.
Opposizione compatta nel dire no all’affidamento della riscossione dei tributi ad una ditta esterna, il punto più «caldo» all’ordine del giorno della seduta di consiglio comunale di ieri, lunedì 22 ottobre. Si tratta, di fatto, della rettifica di una delibera di luglio 2017 con la quale il Comune delegava tale funzione all’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Per cui Imu, Tari, Tasi, Ici, oneri urbanistici, sanzioni amministrative e per violazioni al codice della strada, servizi a domanda individuale, erano di competenza del soggetto pubblico. Quella delibera, a luglio dello scorso anno, passò con otto voti favorevoli, tre astenuti (Raffaele Coccia, Peppe Maiello e Veruska Zucconi) e un voto contrario, quello di Annarita De Simone. A distanza di poco più di quattordici mesi l’amministrazione guidata dal sindaco Lello Abete e su proposta dell’assessore ai tributi Mariano Caserta, ha sottoposto all’aula una rettifica che porterà la riscossione dei tributi all’esterno. Le motivazioni della scelta sono nero su bianco nella stessa delibera approdata in consiglio comunale, a partire dai tempi. Vale a dire che, se fosse il Comune a gestire direttamente il servizio, la tempestività dell’attività di recupero dei crediti insoluti renderebbe nettamente più efficace la riscossione e il grado degli incassi. In delibera però si ammette pure che di gestione diretta il Comune di Sant’Anastasia è incapace. O meglio, non ha il personale, non ha gli strumenti, non ha nemmeno le risorse economiche necessarie, non ha le figure idonee e nemmeno il know – how (in pratica le competenze, se vogliamo dirlo in italiano) adatto. Nella proposta poi passata in aula si evidenzia anche che i volumi di riscossione coattiva dei tributi minori (che a Sant’Anastasia è già affidata a società esterna, la Soges) «sono stati abbastanza alti, sicuramente più elevati rispetto alle percentuali di Agenzia delle Entrate – Riscossione». Dunque la proposta arrivata e approvata nell’aula di Palazzo Siano ieri sera e illustrata dall’assessore Caserta, prevede che Sant’Anastasia sperimenti lo strumento dell’ingiunzione fiscale, affiancandolo (ma non sostituendolo del tutto) allo strumento utilizzato finora. Riscossione coattiva affidata a soggetto terzo, dunque. Ma non completamente. Ed è questo punto, come altri, ad aver causato il sonoro «no» della minoranza. Ovviamente si dovrà procedere a gara, per individuare la ditta. Intanto ieri sera, subito dopo la seduta di consiglio comunale, l’assessore Caserta ha affidato ai social la sua riflessione, annunciando peraltro, entro oggi, un video nel quale spiegherà ai cittadini le motivazioni di questa scelta. «Vado a casa con la coscienza pulita: consapevole che ogni azione politica che porto avanti è tesa al miglioramento del mio territorio e dei miei concittadini. Rincaso soddisfatto: far risparmiare soldi ai commercianti, progettare una più solida riscossione delle imposte, assicurare fondi ad anziani, al verde pubblico e ai disabili rende tutti noi politici migliori. E stasera lo abbiamo fatto: tutto il resto è aria fritta. Domani lo spiegherò meglio in un video» è il messaggio a caldo dell’assessore. Oggi, forse, dirà di più.


Frattanto però molti dei consiglieri che hanno votato contro la riscossione coattiva e l’affidamento all’esterno, hanno spiegato le loro ragioni. «Una delibera davvero infelice – commenta la capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone – se si decidesse di andare avanti su questa strada, tale decisione peserà come un macigno sui cittadini anastasiani, il tutto perché in cinque anni di amministrazione non si è pensato a ridurre in maniera sostanziale le tasse: l’unico modo per ridurre davvero l’evasione». Non è per nulla d’accordo la consigliera De Simone, tra l’altro l’unica ad aver votato contro la delibera rettificata anche a luglio 2017, e prosegue: «Questa ditta che ancora non conosciamo si dovrebbe occupare dell’accertamento, esazione e ingiunzione fiscale. Il che vuol dire che se il cittadino non pagasse entro 60 giorni, si procederebbe direttamente al pignoramento dei beni immobili, al fermo amministrativo, al pignoramento presso terzi e così via…tutto ciò comporterà certamente un inasprimento nel rapporto con i cittadini, in un momento già difficilissimo per la popolazione». Usa parole forti, la consigliera di Forza Italia: «Un Comune davvero amico del popolo non può trasformarsi in un ente rapace che ha ai suoi ordini lo Sceriffo di Nottingham». E siccome di Robin Hood non ci pare ve ne siano, in giro per la città, la De Simone chiede almeno di spostare più in là nel tempo la decisione, indi l’affidamento. «Perché c’è un grande rischio che pare non sia stato considerato – prosegue la De Simone – mi spiego: il Governo sta procedendo alla definizione di una nuova rottamazione delle cartelle Equitalia. Chi ci garantisce che con questo nuovo agente di riscossione i cittadini anastasiani non ne sarebbero esclusi?».


Voto contrario anche dal gruppo Alleanza per Sant’Anastasia, vale a dire dalle consigliere Lucia Barra e Veruska Zucconi. «Ho votato con convinzione contro questa decisione e finanche la formulazione della proposta in delibera mi è sembrata francamente poco chiara – dice la consigliera Zucconi – affidare il servizio di riscossione ad un privato, cioè ad un soggetto che ha forte interesse al guadagno e che sarà spinto da questo e non da un principio di giustizia, è una scelta cui opporsi fortemente, senza contare che sui cittadini graverebbero anche gli oneri di riscossione».
Una scelta che però nei fatti non lo è, secondo Lucia Barra: «La verità è che questa maggioranza non si è assunta nemmeno la responsabilità di decidere – spiega la consigliera Barra – ma ha mantenuto in atto una opzione: avere la possibilità di ricorrere ad una società terza e allo stesso tempo mantenere valida la decisione di luglio scorso, quella di affidarsi ad Agenzia dell’Entrate – Riscossione. Non ho avuto una risposta esaustiva rispetto al mio dubbio: per uno stesso tributo c’è la possibilità che si abbiano due procedure diverse? Dicono che l’esternalizzazione è vantaggiosa per accelerare i tempi, potrei anche essere d’accordo su questo, anzi diciamo che è vero: si accelereranno i tempi a discapito dei cittadini, si renderanno più facili i pignoramenti, più esposti i contribuenti, magari in difficoltà. Una scure intollerabile. Si cambia idea a distanza di un anno, addirittura si mantiene in piedi l’alternativa, e lo si fa a pochi mesi dalle elezioni. Ci si dovrebbe chiedere perché».

Sulla medesima linea il Partito Democratico, con i consiglieri Raffaele Coccia e Peppe Maiello. «Abbiamo espresso il nostro voto contrario – dice Maiello – siamo convinti che sia giusto recuperare i tributi specialmente da chi evade, è necessario ed è giusto anche nei confronti di chi le tasse le paga regolarmente, nonostante tante difficoltà. Ma il nostro no è stato categorico, riteniamo che la riscossione debba essere effettuata da un ente pubblico perché demandarla ad una società privata comporta maggiori oneri a carico dei cittadini e dei contribuenti».

«Ci sono una serie di motivi per cui è stato giusto dire no a questa delibera che poi la maggioranza ha approvato da sola – spiega il consigliere Coccia – innanzitutto il consiglio comunale su questa materia deve essere sovrano, non si può demandare alla giunta la scelta, concedere l’opzione Agenzia Entrate Riscossione – società terza. La maggioranza doveva venire in aula e dire di aver scelto, avremmo votato comunque no. Ma dovevano scegliere. Il fatto è che le società private usano molto spesso metodi, come dire, “furbi”, mandando accertamenti non dovuti, illegittimi e applicando interessi altissimi che in qualche caso sono pari al cinquanta per cento del tributo stesso. La fiducia è una bella cosa ma in questo caso concederla a terzi a discapito dei cittadini non è una scelta giusta. Mi chiedo, inoltre, se andasse davvero così, se la società sbagliasse, come si rivarrebbero i contribuenti? »



