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La Procura della Repubblica di Nola
Il municipio che ieri era addobbato a festa per un matrimonio

«Caramelle». Così uno degli indagati, nelle intercettazioni ambientali e veicolari effettuate dalla guardia di finanza su disposizione della Procura, si riferiva al denaro. Denaro in cambio di posti, per quei concorsi pubblici che già in campagna elettorale, a maggio scorso, avevano fatto scalpore tanto da provocare una interrogazione parlamentare del senatore Antonio Iannone al ministro per la pubblica amministrazione, chiedendo di verificare la correttezza e la trasparenza delle preselezioni. In quell’atto parlamentare, oltre a Sant’Anastasia, si tirava in ballo un altro comune campano, quello di Pimonte.

La conferenza stampa di ieri in Procura

Ciò che i due enti avevano in comune era il segretario generale: Egizio Lombardi, tra gli arrestati di ieri. Segretario a Sant’Anastasia e segretario a Pimonte dove alle prove preselettive parteciparono anche cittadini anastasiani. Con le commissioni composte a maggioranza da funzionari dei due Comuni. L’agenzia era la stessa, la Società Cooperativa Agenzia Selezioni e Concorsi di via San Leonardo, a Salerno. E  – aggiungeva il senatore Iannone  chiedendo verifiche e controlli in piena campagna elettorale per le amministrative – risultavano aver superato le prove preselettive parenti di amministratori, funzionari, ex funzionari, amministratori in carica dei comuni limitrofi a Sant’Anastasia, candidati nelle liste del sindaco Abete alle precedenti elezioni e così via. Le accuse, tali furono considerate quelle di Iannone, le smentì il sindaco, sia in campagna elettorale che in una successiva seduta di consiglio comunale ad elezioni già avvenute. «Se qualcuno vuole leggere questi concorsi in chiave elettorale sbaglia – disse all’epoca Abete – se così fosse non avremmo proceduto alle preselezioni». E aggiunse, nel commentare la partecipazione di persone notoriamente vicine a lui ai concorsi di Pimonte: «Non posso mica impedire alle persone di ambire ad un lavoro». Ma in quei giorni si insinuava che i concorsi potessero divenire merce di scambio elettorale non certo che – come invece la guardia di finanza stava già accertando – mercimonio di funzione pubblica. Le indagini di fatto erano iniziate a febbraio. Nella storia sarebbe coinvolta una donna che avrebbe registrato le conversazioni con il consigliere Iorio. «Ma il sindaco lo sa?» – chiedeva. «Si si, tutto a posto» – avrebbe risposto Iorio. Nelle lunghe conversazioni documentate da 140 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, ci sarebbero pure conversazioni tra il sindaco e un’altra candidata a uno dei concorsi indetti due mesi prima della campagna elettorale, stavolta un’insegnante che chiede al primo cittadino di mettere «una buona parola». «Si si, non ti preoccupare» – risponde lui. Ma la donna non è tra le vincitrici del concorso. Nelle parole del sindaco carpite dagli inquirenti comparirebbe una sua conversazione con il consigliere Iorio, discorso in cui Abete si lamenta del segretario comunale. «Questo deve fare quello che dico io» – esclama Abete, difeso dall’avvocato Pansini. Il sindaco dovrebbe essere interrogato già lunedì. Dalla Procura non si conferma l’esistenza di una denuncia presentata da altri candidati al concorso ma fonti attendibili fanno intendere che le indagini abbiano preso il via da intercettazioni disposte per un’altra inchiesta. A indagini ancora in corso, Antonio De Simone, uno dei legali già nominati da uno degli indagati, il segretario Lombardi, mantiene stretto riserbo sulla linea difensiva. «Le misure cautelari sono ancora in esecuzione, per ora non c’è nulla da dire». La Procura ha mantenuto anch’essa, almeno per ora, il riserbo sui nomi dei due indagati cui sono state applicate le misure cautelari del divieto di dimora, una delle vincitrici di concorso a Sant’Anastasia e suo marito. Ma l’inchiesta potrebbe causare un effetto domino in altri comuni vesuviani dove, come la Procura ha confermato, le indagini sono aperte. Un brutto risveglio ieri per Sant’Anastasia, paragonabile a quello del 14 dicembre 2013 quando ad essere arrestato fu un altro sindaco, Carmine Esposito, zio dell’attuale primo cittadino. La vicenda di Esposito, è attualmente oggetto di Appello dopo una condanna per tentativo di induzione indebita ma intanto i rapporti tra i due si erano deteriorati tanto da portarli ad uno scontro diretto nell’ultima campagna elettorale, tant’è che Esposito è oggi consigliere comunale di opposizione. Fu lui in una delle ultime sedute di assemblea pubblica, a presentare un’interrogazione sui concorsi e dai banchi di maggioranza, alle sue insinuazioni sulla correttezza degli stessi, si minacciarono querele.