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piazza Trivio

Già pronto un ricorso al Tar contro la deliberazione del commissario Rodà che vorrebbe sperimentare un’isola pedonale permanente su piazza Trivio. Operai, insegnanti, casalinghe, artisti, pensionati, commercianti, ristoratori, professionisti, in centinaia firmano la petizione contro la chiusura di piazza Trivio. 

È rivolta di commercianti, ristoratori, esercenti e anche semplici cittadini contro la decisione del commissario prefettizio Stefania Rodà che ha stabilito, con una deliberazione che diverrà esecutiva proprio oggi, di sperimentare un’isola pedonale chiudendo al traffico piazza II Ottobre, nota comunemente come piazza Trivio. Una piazza sulla quale la giunta uscente aveva investito di suo, chiudendola al traffico nelle serate dei weekend e installandovi per di più un palco in legno addossato ad una chiesa del ‘500 per favorire la movida. «Ora la misura è colma» – dicono gli oltre cento firmatari della petizione che sarà inviata al commissario ma anche al Prefetto e al segretario generale. Il fine è di quelli nobili, sia chiaro, perché nella delibera il commissario Rodà specifica che si vuole incentivare le attività di ristorazione che nel periodo di lockdown sono state tra le più penalizzate e demanda l’incarico ai responsabili di studiare un piano di viabilità alternativa. Tra gli obiettivi, quello di consentire che la piazza del centro storico, una delle più suggestive di Sant’Anastasia, «viva» anche di giorno. Ma c’è un piccolissimo e pur importante particolare che a Palazzo Siano devono aver dimenticato: in quella piazza non vi sono solo ristoranti e soprattutto, al momento, nessuno di essi è aperto di giorno. Ci sono invece alcuni caf, un tabaccaio, una pescheria, una merceria, una lavanderia e tutt’intorno, nelle strade circostanti che sarebbero interessate dalla modifica, altri ristoranti che già ora, con la chiusura serale della piazza, è difficile raggiungere se non se ne conosce l’esatta ubicazione, un supermercato, un fioraio e tante altre attività che soffrirebbero senza alcun dubbio della decisione. Chi è che farebbe il giro di Sant’Anastasia per servirsi di una lavanderia quando ne trova altre in giro senza preoccuparsi di dover attraversare una zona pedonale? Chi è che andrebbe a comprare un rocchetto di cotone in merceria dovendo percorrere almeno due strade senza possibilità di parcheggio se non quello del municipio a disposizione, peraltro sempre pieno nei giorni feriali? Le isole pedonali sono un segno di civiltà e solitamente fanno bene all’ambiente e al commercio, ma non se il disegno della città non lo consente senza penalizzare alcune attività. Più su, nello stesso centro storico, ci sono tre ristoranti notissimi. Uno è «’E Curti», gestito dai produttori del famoso nocillo anastasiano esportato anche negli Usa, gli altri due, pure più recenti, sono già frequentati da avventori che arrivano da lontano: la taverna Raphael, specializzata in pescato fresco, e RistoRame, connubio di antica cucina napoletana e tradizione del rame, eccellenza anastasiana. Già al momento, giacché le mappe Google non sono mai state aggiornate, se si prova a inserire il nome di uno dei tre locali, è più facile ritrovarsi in montagna che dinanzi ad un ristorante. Anche i gestori sono arrabbiati e promettono che faranno di tutto, a cominciare dal ricorso al Tar contro la deliberazione commissariale, per evitare che le proprie attività, costruite con sacrificio, soffrano ulteriori disagi. «Abbiamo investito nel nostro paese, crediamo di poter contribuire all’economia di Sant’Anastasia, facciamo sacrifici ogni giorno, se si chiude quella piazza presto potremmo dover chiudere anche noi» – dice Domenico Esposito, patron di RistoRame. Ha un caf che si trova invece proprio in piazza Trivio, Carlotta Silva: «Sembra che la movida sia la soluzione a tutto, ma noi lavoriamo ogni giorno con persone che sarebbero molto a disagio se qui si chiude la piazza, non è un aiuto quello che il comune ci sta dando. Questa decisione è assurda, tanto più che arriva dopo mesi di chiusura trascorsi tra paura e disagi. Ci dicono che la piazza è invivibile al mattino per le auto ma questo non ha alcun senso, venissero di sera tra bicchieri e piatti sparsi ovunque, vomito che imbratta i muri e le strade, cicche di sigaretta…e siamo noi che dobbiamo pulire al mattino prima di aprire i nostri esercizi. Questi sono i disagi, non le auto».  Ma la delibera non è andata giù nemmeno a privati cittadini, in tantissimi hanno firmato la petizione. Trovando tra l’altro deprecabile la decisione, prevista in delibera, di poter installare dehors nell’antica piazza che staglierebbe ombrelloni, tavoli e sedie sullo sfondo della chiesa Collegiata di Santa Maria La Nova dove insiste pure la Congrega che ospita un prezioso affresco del ‘500 recentemente restaurato.  Al momento pare che il dispositivo non partirà oggi, pur essendo la data esecutiva del provvedimento, ma intanto una delegazione di commercianti incontrerà il viceprefetto Rodà martedì prossimo, auspicando che si faccia un passo indietro. In caso contrario, sarà serrata, ricorso e proteste pubbliche.