Sant’Anastasia, Antonio Pone (Pd): “Aperti al confronto, noi siamo persone serie: il congresso si farà”

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Antonio Pone

Da Antonio Pone, segretario dimissionario del Partito Democratico e delegato dalla segreteria metropolitana a traghettare, con tutto il direttivo uscente, al congresso democrat, riceviamo e pubblichiamo il seguente contributo che arriva dopo, e in replica, dell’articolo che raccontava la diffusione del “manifesto” a firma di quindici iscritti Pd (leggi qui)

 

Il documento che alcuni iscritti del PD anastasiano hanno diffuso in questi giorni mi impone di fare alcune considerazioni a più ampio raggio per aprire una seria riflessione sul futuro del partito.

Innanzitutto, voglio sottolineare la totale apertura mia personale, del presidente dell’assemblea Antonio Dobellini e di tutto il gruppo dirigente nei confronti di ogni singolo iscritto. Apertura testimoniata dalle numerose assemblee nelle quali ogni passaggio politico e decisionale è stato sottoposto agli iscritti, ovviamente iniziando dalla scelta del candidato sindaco e della coalizione. Così è stato anche per l’ultima assemblea, convocata a soli sette giorni dalla fine delle elezioni, per aprire subito un percorso di analisi e di rilancio della nostra azione politica. Un percorso che è stato interrotto dall’acuirsi della “seconda ondata” e delle restrizioni che ci ha impedito di riunirci nuovamente, non potendo una discussione così importante essere delegata a videochiamate o scambi di messaggi.

La discussione sui contenuti, quindi, è sempre stata non solo accolta ma stimolata da questo gruppo dirigente e non farò eccezione stavolta.

Il documento in questione, quello firmato da quindici iscritti, contiene sicuramente dei contenuti in parte condivisibili. D’altronde non conosco alcun politico di nessun paese, livello di governo o schieramento che sia contrario a maggiori aperture, a una più forte connessione con i cittadini e alla costruzione di un futuro migliore per la propria comunità. Non a caso questi stessi concetti, diversamente articolati, sono contenuti nella mozione congressuale che mi ha eletto. Il tema serio che questo documento pone, però, si può esprimere con una domanda: attraverso quali strade realizzare queste nobili idee e soprattutto con quali volti, braccia, gambe dar loro vita?

L’attenzione allora deve necessariamente spostarsi ai firmatari e qui sono tenuto a fare una distinzione. Alcuni, infatti, sono persone che hanno da sempre dato il proprio contributo per il partito con onestà e franchezza e, alla loro posizione, pur non potendo condividerla, va dato un certo peso.

Il punto però è che si tratta di una minoranza. Molti dei sottoscrittori sono persone che si sono auto-escluse dalla comunità democratica già da prima che io diventassi segretario, contrastando il PD sia nel 2019 con Raffaele Coccia sia quest’anno, con Enzo Iervolino. Due ottimi candidati a cui dobbiamo dire solo grazie per la generosità e l’impegno profuso.

Addirittura c’è chi sistematicamente lavora contro il PD locale dal 2008/2009 circa (per intenderci, nel periodo in cui il sottoscritto ancora sedeva ai banchi del liceo) e ha pubblicamente sostenuto sia Lello Abete che Carmine Pone (basta scorrere le loro bacheche facebook per riscontrarlo, laddove qualcuno non ricordasse bene). I promotori hanno coinvolto, poi, anche chi come Ciro Fiore, essendosi candidato in prima persona in un’altra coalizione, non potrà partecipare ad alcuna discussione dato che, come da regolamento, non gli potrà essere rinnovata la tessera. Direi che abbiamo, finalmente e purtroppo, trovato il “mezzo PD” che, in campagna elettorale, il candidato sindaco sconfitto, Carmine Pone, vantava di aver tra le sue fila.

Sarebbero loro a portare “aria nuova” alla nostra comunità? Ricordiamo ad esempio che nei suoi dodici anni di vita, il PD anastasiano è stato guidato per bene sette dalla stessa segretaria, Grazia Tatarella, che compare tra i sottoscrittori del “manifesto”. Possibile che lei non abbia alcuna responsabilità sullo stato di salute del partito?

Il Partito ha bisogno di rilancio, è indubbio, ma per poterlo fare c’è bisogno di tutti, iniziando dai tantissimi giovani che si sono candidati nelle nostre liste con ottimi risultati e che non sono per nulla rappresentati in questo documento. Senza di loro, senza i GD (ricostruiti grazie al bellissimo lavoro del loro segretario Andrea Bongiovanni) cosa pensiamo di poter costruire?

Se, infine, la reale preoccupazione di alcuni è che io voglia in silenzio tarpare la discussione, magari ritirando di nascosto le dimissioni, direi che sono in grado di sollevarli senza problemi dalla paranoia. Qui ed ora. Siamo persone serie e facciamo quello che diciamo: il congresso si terrà. Tempi e modi saranno decisi in unità con la segreteria metropolitana, tenendo d’occhio innanzitutto la curva dei contagi.

Sui quattro segretari del PD anastasiano, d’altronde, soltanto uno è rimasto al suo posto dopo una sconfitta alle comunali: Grazia Tatarella, nel 2014. Le lascio con piacere questo primato.

E al congresso potremo discutere, spero con franchezza e onestà, delle reali intenzioni che abbiamo per il partito e per la nostra comunità. Ma sono altri gli argomenti da mettere al centro: la ricostruzione del nostro Paese sotto il profilo sanitario, economico e sociale (il nostro capogruppo Peppe Maiello ad esempio ha proposto al sindaco una commissione consiliare ad hoc composta dai medici presenti in consiglio comunale per dirne una), la formazione di una nuova classe dirigente con la creazione di apposite scuole “di partecipazione” e il radicamento territoriale del nostro partito, spesso assente nelle periferie. Su questo dovremmo confrontarci, sui reali problemi e sulle possibili soluzioni. Su nient’altro. Noi ci saremo! C’è solo una condizione: che ci accetta di confrontarsi lo faccia davvero, e non sia già pronto a scappare con il pallone non appena il punteggio va a suo sfavore. Purtroppo è quello che abbiamo vissuto in questi anni e ne paghiamo le conseguenze.

Il mio numero è a disposizione di tutti gli iscritti, sempre pronto a dialogare per costruire un partito più forte, più coeso, all’altezza (finalmente) delle sfide che ci attendono.

                                                                     Antonio Pone