Pomigliano, hanno sparato per uccidere: pregiudicato ferito. E’ guerra per la droga

0
1790
via giuseppe campanale
via giuseppe campanale

 

Che Pomigliano non sia affatto l’isola felice tanto strombazzata da certa politica volutamente miope lo testimonia l’ultimo fatto di sangue avvenuto l’altra sera. Poco dopo le 23 di lunedì hanno infatti tentato di ammazzare a colpi di pistola Felice Terracciano, 37 anni, un pluripregiudicato per reati di droga, estorsione e rapina.

Terracciano, è stato molto fortunato, se l’è cavata con un paio di ferite d’arma da fuoco, alla schiena e al gluteo. Era da poco uscito di galera. Chi gli ha sparato lo ha fatto con l’intenzione di uccidere. Intanto stanno setacciando il territorio i carabinieri della stazione locale, diretti dal maresciallo maggiore Valerio Scappaticci e coordinati dal capitano Marco Califano, comandante della compagnia di Castello di Cisterna. Secondo le indiscrezioni finora trapelate la pista più battuta è quella del traffico di droga. L’arma utilizzata per tentare di far fuori Terracciano è una pistola semiautomatica calibro 45, la cui forma è simile a quella della Beretta o della Glock. Lo si è capito dai tre bossoli rinvenuti a terra dagli investigatori, nel luogo dell’agguato, tra le palazzine popolari di via Giuseppe Campanale, rione Iacp di via Sulmona, zona storicamente difficile della città delle fabbriche, una delle varie piazze di spaccio di Pomigliano. Felice Terracciano si trovava lì, ad alcune centinaia di metri da casa, fermo nella sua auto, quando è stato raggiunto dai proiettili. Forse deve la sua vita al fatto che nel momento in cui il killer ha sparato lui ha reagito in qualche maniera muovendosi di scatto, cioè girando istintivamente il corpo nella direzione opposta a quella attraverso cui ha agito il sicario. Non a caso il pluripregiudicato è stato raggiunto alle spalle, alla schiena e alle natiche. Resta la gravità di quanto accaduto. L’ultimo fatto di sangue avvenuto a Pomigliano risale alla vigilia di Natale del 2016. In quell’occasione i carabinieri arrestarono per omicidio l’imprenditore aeronautico Vincenzo La Gatta, finito alla sbarra con l’accusa di aver ucciso per futili motivi il giovane pregiudicato di 35 anni Giuseppe Di Marzo. Una vicenda che non può essere in alcun modo collegata a quello che sta accadendo. C’è molta preoccupazione. Dagli ambienti antimafia si sta delineando un quadro della situazione sconfortante. A Pomigliano ci sarebbero due gruppi che si stanno contendendo l’egemonia nel traffico della droga, sia al dettaglio che all’ingrosso. Uno esercita la sua egemonia nella zona vecchia della città, la zona Ponte, a ovest del municipio. Il secondo gruppo ha la base nel rione della ricostruzione, poco più a occidente, zona al confine con le frazioni di Casalnuovo di Tavernanova e Talona. L’ipotesi che i contrasti siano causati soprattutto dagli interessi nella droga sta prendendo corpo anche per il fatto che, sempre stando ad autorevoli indiscrezioni, il morso delle estorsioni alle attività commerciali e imprenditoriali sembra in questo periodo aver allentato la presa a causa della terribile situazione economica che sta attraversando il territorio, messo in ginocchio dalla pandemia. Un commercio locale che sta vivendo un momentaccio: almeno tre le rapine a mano armata ai danni di altrettanti negozianti nelle ultime due settimane.