Dati e numeri impietosi. Il Sud impoverito e spopolato. Cittadini ormai troppo timorosi di mettere su famiglia.
Anticipazioni sul rapporto Svimez: l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Sud disegna una situazione da allarme rosso. Secondo la Svimez il Mezzogiorno cresce infatti la metà della Grecia, vale a dire della nazione europea maggiormente in difficoltà. Da far cadere le braccia un fenomeno emerso dall’osservazione dell’andamento del Sud Italia: qui l’indice di natalità è tornato ai livelli del 1860, con sole 174 mila nascite nel 2014. Allarmanti anche le cifre sullo spopolamento dei territori meridionali, dove negli ultimi anni il deficit demografico fa prevedere in prospettiva una diminuzione della popolazione del Mezzogiorno di oltre 4 milioni di persone nei prossimi 50 anni. C’è poi la “solita” emigrazione inarrestabile. Emigrazione che però sta risultando molto deludente sotto il profilo delle aspettative di chi va via perchè tra il 2001 e il 2014 sono emigrate dal Sud 1milione e 600mila persone ma ne sono rientrate 923mila. Sconfortanti anche i numeri sull’occupazione: degli 881mila posti di lavoro persi in Italia il 70 % sono concentrati tra il Garigliano e la Sicilia. Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei, passando da 511mila a 704mila, e da 570mila a 766mila al Centro-Nord. A livello di reddito guadagna meno di 12mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord. Particolarmente pesante la situazione in Campania (quasi il 66% dei nuclei guadagna meno di 12mila euro annui), Molise (70%) e Sicilia (72%). I redditi mettono in evidenza lo storico divario, ormai abissale, tra Nord e Sud. Pil annuale pro capite Nord: 35mila euro. Pil annuale pro capite Sud: 17mila euro. In povertà una famiglia su 10 al Nord contro il dato di una famiglia su 3 al Sud. Le regioni più povere sono la Sicilia, con il 41 % di tasso di rischio povertà, e la Campania, con il 37 %. Tutte cifre negative, queste dello Svimez, raffrontate anche con quelle Istat. Cifre nettamente aumentate rispetto alle rilevazioni del 2013. Il quadro complessivo italiano è già drammatico, anche al Nord. Ma quello del Mezzogiorno è dunque da pelle d’oca. A questo punto le famiglie italiane rimaste nel fondo dello sprofondamento generalizzato si attendono dal governo politiche concrete puntate alla crescita, alla lotta reale della grande evasione fiscale, alla lotta alla mafia, alla corruzione, alla precarietà e allo sfruttamento delle condizioni di disagio, al recupero di risorse da destinare all’aumento dei salari e alla redistribuzione delle ricchezze sempre più concentrate nelle mani di pochi.






