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Cenni sulle fiere “borboniche”: l’ importanza della fiera di Caserta. Ferdinando II nomina Giuseppe IV dei Medici di Ottajano presidente della Commissione “per il miglioramento delle razze equine”. Gli  stalloni “reali” della tenuta di Carditello. Stallieri e cocchieri della scuderia dei Medici. I cavalli di razza “persano”. La fiera che si teneva a Ottajano il 7 e l’8 maggio. L’articolo è corredato dall’immagine del ritratto equestre di Carlo di Borbone eseguito da Francesco Liani. 

 

Negli anni di Ferdinando II divennero importanti, per il mercato degli animali, le fiere di Barletta, di Aversa e di Caserta, mentre nella fiera di Foggia si concentrò tutto il commercio delle lane. Le fiere svolsero un ruolo importante non solo nella storia economica, ma anche in quella sociale. Gli incontri favorivano i contratti matrimoniali, e il movimento di danaro consentiva all’astuzia criminale dei sensali di organizzare tavoli da gioco, in particolare per lo “zecchinetto”: e ogni anno vi si scrivevano storie di mercanti che avevano perso animali e danaro e di risse spesso sanguinose. A Caserta si tenevano il mercato, ogni sabato; la fiera ordinaria, dal 24 al 31 agosto, e, il giorno dell’Ascensione, una fiera straordinaria, dove, scrive Raffaele De Cesare, “erano menati gli animali rimasti invenduti alla fiera di Aversa”. Ferdinando II, che era un grande esperto di cavalli, si recava spesso alle fiere di Caserta, e vi acquistava puledri. Nel 1855 comprò da Vincenzo Buonfiglio, allevatore di Caivano, due puledri, e al venditore che gli chiedeva 400 ducati, egli disse: “So’ troppi, te ne do quattuciento e te faccio no bello regalo”. E gli regalò una carrozza da caccia.  Tre anni prima il re aveva nominato Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, Presidente della Commissione “per il miglioramento delle razze equine”.  Il centro operativo della Commissione fu la tenuta di Carditello, oggi tornata agli antichi splendori ( immagine in appendice): qui erano custoditi gli stalloni del re, destinati a “coprire” le fattrici dei nobili napoletani: ogni “monta” costava 10 ducati, a cui bisognava aggiungere  2 ducati di “mancia” per i palafrenieri.  Nel giugno del 1854 Glen Welt “coprì”  23 fattrici, due delle quali appartenevamo a un signore nolano, Davide Perillo.  Il più richiesto era lo stallone arabo Garilan, che “coprì” anche due cavalle di razza “persano” del principe di Ottajano. Questa razza venne creata, durante il regno di Carlo di Borbone, incrociando cavalli “napoletani” con “andalusi” e “arabi”.

La nuova razza prese nome dal Real Sito di Persano, nel comune di Serre: il “persano” era un ottimo cavallo da battaglia, come il “napoletano”, ma meglio del “napoletano” resisteva alla fatica e si adattava allo sport equestre. I cavalieri napoletani,  che sotto il comando di Murat e del generale D’Ambrosio, seguirono Napoleone Bonaparte in Russia, montavano cavalli di razza “persano”: e questi cavalli suscitarono l’ammirazione di Francesi e di Russi.   L’eleganza dei loro movimenti fece sì che essi, attaccati alle carrozze dei nobili e dei “ dandy”, diventassero i protagonisti dei cortei che si snodavano ogni sera nei luoghi “mitici” della Napoli raffinata: Toledo, Chiaia, Santa Lucia. Nel 1858 nella scuderia del  Palazzo di Ottajano Giuseppe IV Medici “alloggiava” 8 cavalli “persano” e 4 ”arabi”, affidati alle cure di 5 stallieri, Antonio Pagano, Pasquale Leccese, Michele Nappo, Francesco Ferraro, Giuseppe Crispo, e di 2 cocchieri, Domenico Criscuolo e Michele Ammirati. Nel parco carrozze c’erano 2 phaeton, 2 break e 3 landau.  La passione per i cavalli venne condivisa da tutti i Medici di Ottajano: l’ultimo principe, Giuseppe V, nel 1888 vinse la quinta edizione del Derby con il cavallo “Filiberto”, montato da J. Hunter:  al vincitore toccò un premio di lire 32.800. La passione dei principi e il flusso ininterrotto di carri che si sviluppava lungo le strade di Ottajano fecero sì che la fiera di animali, che si svolgeva ogni anno il 7 e l’8 maggio, durante la festa in onore di San Michele, diventasse una delle fiere più importanti dell’ Italia Meridionale.  Nel 1922 il veterinario ispettore, il dott. Vincenzo Tropeano, scrisse nella relazione al sindaco di aver esaminato quasi 4000 capi di bestiame, “distribuiti nelle traverse laterali alla via Provinciale: 1800 cavalli, 700 muli e bardotti,  900 asini,  300 animali “attaccati ai veicoli”, 50 bovini, 200 suini, 40 ovini”.