Nella centrale del Garigliano iniziati i lavori di smantellamento del camino. Gli impatti sull’ambiente e le garanzie per il deposito dei rifiuti.
L’ingegner Giuseppe Zollino Presidente della Sogin, la Società pubblica responsabile dello smantellamento – decommissioning – delle centrali nucleari italiane è forse tra le poche persone che hanno preso impegni precisi per la tutela ambientale della Campania. Sebbene a lungo termine. Il suo compito procede verso la messa in sicurezza della centrale elettronucleare del Garigliano a Sessa Aurunca. L’attenzione su questa e sulle altre centrali spente italiane, è riemersa forte in questi giorni a 5 anni dal disastro della centrale giapponese di Fukushima travolta da un violento tsunami. Un onda lunga, si è detto, che arriva fino ai suoli di casa nostra. La Campania sotto l’ impulso di popolazioni locali e comitati, ha comunque sempre avuto a cuore le sorti di questo vasto territorio al confine con il Lazio. La ragione è evidente. Nonostante la consolidata inattività, qualche effetto radiologico proveniente dalla centrale qui c’è stato. Il Garigliano è nel panel dei siti sotto il controllo della Sogin. La lista si completa con gli impianti di Trino Vercellese, Caorso e Latina. Le attività di decommissioning dovranno restituire al territorio siti liberi da ogni vincolo radiologico. Impegno notevole, perchè nessuno dovrà temere rischi per l’ambiente e la salute. Se in Giappone il nucleare è stato abbandonato con contestuale ripresa degli investimenti nelle energie rinnovabili, da noi le azioni sono state molto lente. La storia della centrale del Garigliano è tuttavia di interesse. Costruita tra il 1959 e 1963 su progetto dell’ingegnereRiccardo Morandi, iniziò a produrre energia elettrica nell’aprile del 1964. L’impianto è rimasto in funzione fino al 1978, generando 12,5 miliardi di kWh di energia elettrica. Lo smantellamento è iniziato 16 anni fa, ma solo da pochi mesi è avviata la decontaminazione del vecchio camino. Il simbolo di una strategia energetica avveniristica quanto rischiosa – soppiantata da un referendum abrogativo contro il nucleare- sarà abbattuto. Ma se ne costruirà uno nuovo di oltre 30 metri , necessario per lo scarico degli effluenti aeriformi e utile per le successive attività. La Sogin stima il completamento dei lavori tra il 2024 e il 2028. Sarà un bel traguardo con la liberazione da un incubo. Uno spettro ultradecennale che secondo molti studi e ricerche ha provocato contaminazioni e gravi patologie . L’intersse che Sogin e il suo Presidente dedicano all’ambiente campano incrocia, però, il problema dei rifiuti radioattivi. Quelli stoccati e custoditi all’interno del sito del Garigliano e non solo. Il tema della scelta e dell’ ubicazione del deposito nazionale di tutti i radioattivi, è abbozzato. Il grande risiko della ricerca del luogo ideale è ripartito ed entro l’anno il governo dovrebbe renderlo noto. Lo si costruirà all’interno di un Parco tecnologico moderno, poco invasivo , ma cetramente dibattuto . Sarà individuato come centro di eccellenza, aperto a collaborazioni internazionali e farà capo alla Sogin. Il territorio circostante, questo è chiaro sin da ora, dovrà avere un ruolo. Come già oggi a Sessa Aurunca, le istituzioni locali sorvegliano ilavori nella centrale e rivendicano costantemente un coinvolgimento nelle scelte, così dovrà essere per il futuro deposito, ovunque sarà collocato. ***
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