CONDIVIDI

Riceviamo e pubblichiamo il punto di vista di Nello Tuorto Jossa  su prestiti garantiti e banche…

Nello Tuorto Jossa (*)

Quello che sta accadendo in questi ultimi giorni, successivi alla pubblicazione del Decreto Legge 8 aprile 2020 n°23 recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese”, è davvero paradossale.

Sembra chiaro a tutti che ci troviamo a dover affrontare una crisi, di cui per molti versi non abbiamo colto ancora completamente la portata e vi è la necessità di attivare tutti gli strumenti idonei e necessari per evitare un disastroso collasso economico e sociale.

Il D.Lgs. n°23/2020 nel tentativo di dare delle risposte, impegnando risorse importanti a potenziare il Fondo centrale di garanzia, ha affidato il ruolo di intermediazione alle banche, generando però in tal modo una totale confusione nella vastissima platea delle microimprese (mi riferisco a quelle con meno di 10 dipendenti e con fatturato inferiore a 2 milioni di euro, cioè il 95% delle imprese iscritte alle Camera di Commercio d’Italia), le quali ritenevano di poter usufruire in tempi brevi delle risorse promesse (prestito fino a € 25.000,00 garantito al 100% dallo Stato).

La settimana scorsa però, l’edizione online de “Il Sole 24 Ore” pubblicava un articolo con il quale il “mondo delle imprese” lanciava un allarme rosso, evidenziando che per ricevere effettivamente quella “sperata liquidità” sarebbero trascorsi almeno 3 mesi.

Risulta a questo punto evidente l’inefficacia di un Decreto Legge con il quale il Governo non ha fatto altro che “passare la palla” alle banche, parte integrante di un meccanismo – il Sistema finanziario o Eurosistema – che dopo l’adozione delle varie stringenti regole: Basilea 1, 2, 3… è tra i più rigidi, pesanti e complicati al mondo, capace cioè di produrre un tasso di “esclusione finanziaria” – i cd non bancabili – che nel nostro paese ha toccato il 20% della popolazione attiva (10 milioni di persone).

Il Decreto ha fatto emergere, pertanto, i tanti limiti e le forti contraddizioni del nostro “Sistema finanziario” che non possono essere certamente nascosti da un semplice innalzamento del livello della garanzia concessa dallo Stato; perché poi gli Istituti di credito, per erogare materialmente il prestito, benché sia garantito al 100%, debbono comunque effettuare un’istruttoria completa e ponderata sulle “capacità di restituzione” dell’importo da concedere e quindi deliberare circa il “merito creditizio” del richiedente, così come è dettato loro dalle norme della vigilanza (Banca d’Italia), le cui regole sono rimaste invariate.

Insomma si sta generando un caos enorme tra le aspettative deluse di centinaia di migliaia di soggetti imprese e/o lavoratori autonomi potenziali destinatari del prestito e l’imbuto decisionale rappresentato dagli istituti di credito, chiamati ad intermediare tali ingenti risorse da erogare.

A questo punto potranno ottenere la concessione dei prestiti – secondo la valutazione discrezionale delle banche – solo quelle attività che risulteranno “sane” ante crisi Covid19. Mentre quei tantissimi soggetti economici che erano considerati dagli istituti bancari già in difficoltà prima dello tzunami virologico, pur potendo godere della garanzia statale del 100%, non saranno ammessi al finanziamento e saranno esclusi dal beneficio, col rischio reale che possano rivolgersi alle altre “forme di credito illegale” che è bene ricordare, sono sempre collegate alle organizzazioni criminali.

Nel Decreto “liquidità”, se si fosse voluto veramente assicurare maggiore efficacia al provvedimento e tempi brevi all’erogazione, andava prevista una deroga alle norme troppo stringenti che disciplinano le procedure creditizie, imposte alle banche sia dal Testo Unico bancario che dalla vigilanza della Banca d’Italia. Così purtroppo non è stato!

Bisogna porsi, poi, un’altra domanda: nonostante le tante “esclusioni” che saranno perpetuate dalle banche, le risorse stanziate saranno sufficienti per tutti?

In realtà, soprattutto per i prestiti da 25 mila euro, qualora tutti dovessero inoltrare la domanda, parliamo di una platea potenziale di 4 milioni e mezzo di soggetti, mentre allo stato attuale la disponibilità del Fondo centrale può soddisfare soltanto 200 mila imprese e/o lavoratori autonomi. Perciò se il Governo non prevede ulteriori stanziamenti, rispetto agli 1,7 miliardi di euro iniziali, in tanti rimarranno a bocca asciutta!

Infine non è giusto parlare – com’è stato fatto da alcuni – di prestiti totalmente gratuiti concessi ad un tasso dello 0% da restituirsi con il versamento di 72 rate mensili, perché al momento, pur rimanendo in realtà un enigma la quantificazione del tasso, è facile calcolarlo attraverso l’interpretazione della norma, dove il tasso di riferimento dovrebbe aggirarsi intorno all’1,2%, che scaturisce dalla somma del tasso fissato dalla Legge – pari allo 0,2% – con il tasso di rendimento dei titoli di Stato che viene rilevato mensilmente e che ad aprile era pari all’ 1,034%. Dunque non si tratterà di finanziamenti a tasso 0%, cosa che sarebbe potuta avvenire soltanto con una ulteriore copertura statale capace di sostenere il citato onere finanziario.

(*) Presidente di Finetica Onlus

Associazione iscritta nell’apposito elenco delle Organizzazioni antiracket e antiusura istituito presso la Prefettura di Napoli ai sensi del Decreto del Ministero dell’Interno 30 novembre 2015 n° 223; nonché iscritta nell’elenco speciale degli Enti gestori del Fondo di prevenzione dell’usura tenuto presso il Ministro dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro – ai sensi dall’Articolo 15 della Legge n° 108/1996; avente quale scopo principale quello di: prestare assistenza e accompagnamento per l’accesso al credito legale a persone e microimprese familiari in condizioni di vulnerabilità socio economiche, escluse dal Sistema finanziario legale e pertanto a rischio di cadere vittime dell’usura criminale.