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Mentre Casalnuovo, 50mila abitanti alla porta nordest di Napoli, ancora non si è ripresa dal colpo dell’ultima tragedia, la morte per Covid19 di un piccolo imprenditore di 68 anni, il quarto deceduto in città a causa del virus, non si spegne la polemica sul focolaio di contagiati acceso in via Napoli, la strada in cui l’imprenditore defunto abitava con la sua famiglia. Anche suo figlio ha contratto il temibile virus. Ma per fortuna è tornato a casa, in via Napoli appunto, dopo essere stato anche lui ricoverato in ospedale. Non ha potuto dare l’estremo saluto al papà a causa dei divieti imposti a tutti dal contagio. Resta però alta la tensione. C’è stata gente che attraverso i social ha accusato sostanzialmente l’amministrazione comunale di non aver saputo gestire adeguatamente la diffusione del contagio in via Napoli. I dubbi sono puntati su una macelleria che si trova in quella strada. C’è chi sostiene che la famiglia del piccolo imprenditore morto frequentasse la macelleria, negozio il cui titolare ha già fatto registrare diversi casi di contagio in famiglia: i due suoceri (la suocera è morta di Covid19 proprio di recente), la moglie, un figlio e un commesso del suo esercizio commerciale. Rimasta contagiata anche tutta la famiglia di una domestica, la collaboratrice dei suoceri del commerciante di carni, il marito e i tre i figli, che vivono con lei in casa. Il terzo figlio è risultato positivo al tampone appena ieri sera.  Corre voce inoltre di un’altra collaboratrice domestica della famiglia del macellaio e del suo bambino, che risiedono ad Afragola. Sarebbero anche loro contagiati. Entrambi, mamma e figlio. Ma in questo caso non ci sono conferme. Poi c’è la questione della famiglia dell’imprenditore deceduto l’altro ieri. L’uomo abitava con moglie e figli, uno dei quali è rimasto appunto contagiato, sopra la macelleria. Il Comune però esclude in questo caso collegamenti con i contagi relativi alla famiglia del commerciante di carni.  “L’ultimo defunto non è collegato al caso della macelleria – fa sapere l’ufficio stampa del sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia – la persona poi deceduta non sapeva con esattezza come avesse contratto il virus. Ma era un imprenditore con parecchi contatti fuori Casalnuovo”. Dal Comune inoltre si precisa che “loro (lo scomparso e la sua famiglia ndr) non hanno detto di aver avuto contatti con la macelleria” e che “il palazzo in cui abitano non è lo stesso di quello in cui abitano i suoceri del macellaio”. Non è lo stesso palazzo, certo. A ogni modo l’edificio è attiguo a quello dei suoceri del macellaio, che peraltro abita loro accanto.  Ma il punto non è questo. C’è fame di verità e trasparenza da queste parti. Soprattutto di controlli stringenti e di conseguenti interventi mirati e tempestivi da parte di tutte le autorità preposte. Bisogna stare attenti. Insieme con il figlio della domestica che lavorava presso la famiglia del macellaio ieri è risultato contagiato un fisioterapista che faceva terapie a domicilio proprio a Casalnuovo.  Questo caso però è legato al focolaio scoppiato nella clinica Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana. La paura del contagio resta quindi altissima. Non esiste ancora un vaccino né cure che garantiscano con certezza di avere salva la vita in caso di contrazione del virus. L’unica difesa resta la prevenzione. Ma questa è delegata anche al senso di responsabilità di ogni cittadino, che al minino sospetto di essere rimasto contagiato dovrebbe mettere in atto tutta una serie di accorgimenti in grado di garantire almeno la tutela della salute del prossimo. I cittadini della zona non si sentono tranquillizzati dalle rassicurazioni dopo un video apparso sulla pagina ufficiale Facebook della macelleria, video in cui si escludeva qualsiasi ipotesi di contagio. Solo qualche giorno dopo il filmato è stato eliminato dai social e sono venuti fuori i contagi. Che ora qui ammontano a 27.