Pomigliano, omicidio di Natale:10 anni a La Gatta. Imma Di Marzo: “Sentenza ingiusta”

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Duro sfogo della sorella dell’ucciso attraverso i social. Scontenta anche la difesa dell’imprenditore aeronautico condannato per omicidio volontario: “Siamo amareggiati: faremo appello. Lui ha reagito per legittima difesa”  

 

Il pubblico ministero aveva chiesto 23 anni di reclusione per Vincenzo La Gatta, l’imprenditore aeronautico accusato di aver ucciso a colpi di pistola, per futili motivi, durante la notte tra il 23 dicembre e la vigilia di Natale del 2016, Giuseppe Di Marzo, un giovane disoccupato con precedenti penali. Ma l’altro giorno la Corte d’Assise di Napoli ha più che dimezzato la richiesta del pm: La Gatta è stato condannato a 10 anni di reclusione. La Corte ha riconosciuto l’omicidio volontario commesso dall’imprenditore, che però ha beneficiato delle attenuanti di aver subito un’aggressione fisica da parte di Di Marzo e di essere incensurato. Una sentenza che scontenta tutti. La sorella di Giuseppe Di Marzo, Imma, attraverso la pagina Facebook “verità e giustizia per Giuseppe”, lancia strali contro la decisione dei magistrati di primo grado mentre l’avvocato Saverio Campana, difensore di La Gatta, si dichiara “amareggiato”. “La Gatta ha reagito per legittima difesa: ricorreremo in appello”, preannuncia Campana, che nel frattempo è fiducioso sul destino del suo assistito. “Non ci sono i presupposti perché vada in carcere”, aggiunge il legale. Su questo punto deciderà il tribunale. Per il momento l’imprenditore aeronautico rimane agli arresti domiciliari in una dependance allestista all’interno della sua fabbrica, nell’area industriale di Pomigliano. “Non so quali possano essere il modo e le parole giuste per commentare la sentenza – lamenta Imma Di Marzo  – mio fratello per reati meno gravi, e il più delle volte non suoi, ha sempre scontato pene esemplari. Invece hanno dato al suo assassino soltanto dieci anni. Che dire della giustizia italiana: la legge non è uguale per tutti. I ricchi la fanno franca e i poveri la devono pagare”. Imma Di Marzo nel suo commento social si è anche lasciata andare a frasi irriferibili nei riguardi della magistratura e dell’imprenditore condannato. Parole pesanti evidentemente scaturite dal dolore per la tragica morte del fratello e dal verdetto. La requisitoria del pm Arturo De Stefano, pronunciata il 22 luglio davanti alla quarta sezione della Corte D’Assise, aveva configurato il reato di omicidio volontario aggravato da futili motivi e dalla circostanze di tempo e di luogo, cioè l’orario notturno in cui si è consumato il fatto e la conseguente difficoltà per la vittima di difendersi. Durante la requisitoria era stata ricostruita la vicenda. La notte tra il 23 e il 24 dicembre 2016 Giuseppe Di Marzo, 35 anni, piccolo pregiudicato disoccupato, partendo da casa sua, al centro della Pomigliano vecchia, fa alcuni chilometri a piedi per raggiungere il resort dell’imprenditore Salvatore Sassone, un albergo ristorante con piscina, al confine con Casalnuovo. Una volta qui Di Marzo, ubriaco, barcollante, ingaggia una discussione con il guardiano del resort. Il guardiano quindi avverte al telefono Sassone, che si trova con Vincenzo La Gatta e con altri amici nella sala riunioni della fabbrica dell’imprenditore aeronautico, dopo una cena tenuta in un luogo distante. A quel punto però Sassone decide di affrontare Di Marzo. Giunto sulla sua auto nei pressi del resort intercetta il giovane sulla strada. Poco dopo sopraggiungono con le loro vetture La Gatta e gli altri amici. La Gatta quindi interviene e inizia, pistola personale in pugno, regolarmente detenuta, una colluttazione con Di Marzo. Parte un colpo: il proiettile penetra la tempia sinistra del 35enne che stramazza e muore. All’alba l’imprenditore si costituisce. Sostiene che il colpo sia partito accidentalmente. Ma il tribunale ha escluso la fatalità: La Gatta ha fatto fuoco volontariamente colpendo di Marzo a bruciapelo. L’imprenditore condannato si trova dunque agli arresti nella fabbrica che dirige. Nel 2016 gli arresti domiciliari li stava scontando a casa sua. Ma poco dopo il Riesame lo ha scarcerato. E’ stato libero per circa un anno. La Cassazione però ha disposto di nuovo i domiciliari, che su richiesta dell’imputato sono stati dirottati in fabbrica. Qui nel 2019 Vincenzo La Gatta aveva organizzato la festa per i suoi 50 anni, con servizio catering e molti invitati, suscitando l’indignazione dei parenti di Di Marzo, che hanno ottenuto dalle autorità la cancellazione dell’evento.

(FONTE FOTO: RETE INTERNET)