Pomigliano, ennesima morte bianca: le indagini e i dati dell’Inail. La Cgil: “Fermate questa barbarie”

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Inchiesta sulla morte di un giovane di Mugnano in una fabbrica dell’area pomiglianese al confine con Casalnuovo.

 

 

Si chiamava Francesco Martino, aveva 34 anni ed era di Mugnano. Non era sposato, viveva a casa con i genitori. Di lui dicono che avesse una passione innata per i motori, le auto, i camion, i grandi mezzi da autotrazione. Smontava e rimontava tutto, già da anni. Francesco però sabato mattina, mentre stava riparando una grande macchina da sollevamento industriale, in un’azienda specializzata nel settore, è stato portato via da questo mondo con una violenza terribile. L’operaio stava armeggiando con una pesantissima balestra, una grande molla delle sospensioni, nella parte sottostante il mezzo su cui stava operando quando improvvisamente il pezzo d’acciaio gli è piombato addosso con tutto il suo immenso peso. Per il giovane metalmeccanico non c’è stato niente da fare. E’ morto sul colpo. E’ rimasto schiacciato dal torace alla testa. Sul posto, in via San Giusto, masseria Chiavettieri, una zona di periferia molto isolata, sono giunti i carabinieri della stazione di Pomigliano, diretti dal maresciallo Valerio Scappaticci. Poco dopo il corpo di Francesco è stato portato all’obitorio del policlinico di Napoli, dove si trova tuttora in attesa dell’autopsia disposta dal magistrato di turno della procura di Nola. I militari intanto hanno già concluso la prima parte dell’indagine. Secondo quanto finora trapelato il lavoratore rimasto ucciso aveva un regolare contratto. Gli investigatori vogliono però approfondire le modalità di lavoro. “Ora basta con le chiacchiere: bisogna punire i responsabili delle morti bianche con pene esemplari”, il comunicato diramato ieri da Giovanni Passaro, segretario della Fillea-Cgil. Situazione da allarme rosso. Secondo i dati Inail nei primi sette mesi del 2021 sono morte 677 persone per incidenti sul lavoro. Una mattanza che non si arresta dunque e che fa registrare numeri in aumento. In base all’analisi territoriale dei dati si registra infatti una risalita al sud (da 141 nel 2019 a 192 casi mortali), nel nordest (da 136 a 147) e nel centro (da 128 a 129) e un calo nel nordovest (da 265 a 169) e nelle isole (da 46 a 40). Le denunce di infortunio complessive presentate tra gennaio e luglio sono state 312.762, quasi 24mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020 ma 60mila in più rispetto al 2019. E sono aumentati i casi di esito mortale anche a livello percentuale rispetto al numero delle denunce pervenute. Gli infortuni sul lavoro denunciati sono aumentati del 6,4% nella gestione Industria e servizi (dai 249.499 casi del 2020 ai 265.499 del 2021), del 4,4% in Agricoltura (da 14.797 a 15.450) e del 29,4% nel Conto Stato (da 24.577 a 31.813). In Campania da gennaio ammontano a 53 i caduti sul lavoro.