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Pomigliano d’Arco, Si Cobas si mobilita contro la trasferta degli operai Fca a Cassino

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Il sindacato Si Cobas istituisce un comitato contro il trasferimento temporaneo a Cassino dei lavoratori dello stabilimento della Fiat Chrysler di Pomigliano e fissa un’assemblea per venerdì alle 13 all’ingresso 2 della fabbrica napoletana.

Manca circa un mese alla partenza del periodo in cui circa 500 dipendenti della fabbrica di Pomigliano della Fca andranno a lavorare in trasferta nella fabbrica di Cassino, dove il maggiore impiego di manodopera servirà a far fronte alla produzione dei due nuovi modelli Giulia e Stelvio di Alfa Romeo. Per il prossimo 28 febbraio è previsto il primo giorno di lavoro nella fabbrica frusinate per le tute blu selezionate. Ma Si Cobas invita gli operai a combattere per non vivere una vita tra pullman e fabbrica e l’assemblea del 3 febbraio dovrà servire a «pianificare la lotta». Il sindacato ha spiegato le ragioni della sua posizione contraria nei volantini distribuiti ieri e due giorni fa ai cancelli del “Giambattista Vico” di Pomigliano. A consegnare gli stampati alle tute blu che si avvicendavano per il cambio di turno c’erano anche i cinque operai reintegrati in fabbrica dai giudici della Corte d’Appello di Napoli che a settembre scorso accolsero il loro ricorso contro il licenziamento deciso dall’azienda nel 2014 per due proteste in cui inscenarono il suicidio e i funerali dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Negli stampati consegnati ai metalmeccanici si sferrano anche attacchi alla Fiom, criticata per aver «accettato i “trasferimenti” a Cassino sperando di avere in cambio un posto nelle trattative con la Fiat a marzo in un fantomatico piano industriale per Pomigliano». «In pratica – per Si Cobas – ha dato tutto in cambio di niente. A marzo, se ci sarà l’incontro, la dirigenza aziendale ci darà un pugno di mosche come ha fatto negli ultimi dieci anni con i vari “piani aziendali” mai applicati e, se anche ci sarà un nuovo piano, sarà un piano per aumentare la fatica per noi e i profitti per l’azienda. La dirigenza FIOM avrà poco da trattare, e sui trasferimenti, avendo accettato l’accordo, dovrà stare solo zitta quando la FIAT non avendo “volontari” per il trasferimento comincerà con le comandate».

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