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Pollena Trocchia, senza effetto la battaglia dei sindaci: chiude il Psaut dell’Apicella

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Tutto come da copione, prima lo smantellamento dei servizi, poi la definitiva chiusura. Una storia già travagliata quella dell’ospedale Apicella di Pollena di Pollena Trocchia che ad oggi non ha più nemmeno il presidio di primo soccorso, nonostante tutto. Nonostante anche si sia fatto presente più volte che quel presidio rappresentava l’unico punto di emergenza pubblica esistente per una parte della provincia napoletana. Sono intervenuti i sindaci, nemmeno preventivamente informati della decisione, ci hanno provato politici come Ermanno Russo, ci hanno provato i sindacati come il Saues (sindacato autonomo urgenze ed emergenze) il cui presidente nazionale, Paolo Ficco, ha minacciato pure ricorsi al Tar.

Non c’è stato nulla da fare, pur contando almeno 4mila accessi nell’ultimo anno (il doppio della media di altri presidi simili) l’Asl non ha voluto recedere dalla decisione presa più che altro per ragioni economiche, come quella di far fronte a carenze di personale altrove.

A nulla è servito nemmeno l’incontro tenutosi dinanzi alla quinta commissione consiliare Sanità della Regione Campania presieduta da Stefano Graziano. In quella sede la rappresentante dell’Asl ha rassicurato unicamente sulla intenzione di investire ancora su Pollena, già punto di riferimento per la pneumologia. Ma sul punto che preoccupa sindaci e cittadini è stato subito chiaro che non si sarebbe fatto un passo indietro.

Così, i sindaci hanno commentato la vicenda con una nota in cui esprimono amarezza e rammarico per una decisione «rispetto alla quale non si vuole intavolare un reale confronto, restando sordi alle esigenze espresse dai territori». I primi cittadini hanno però anche ribadito di non aver intenzione di rassegnarsi e di voler continuare la battaglia «nell’esclusivo interesse della cittadinanza e del suo diritto alla salute». È questa la posizione dei sindaci Carlo Esposito (Pollena Trocchia), Gioacchino Madonna (Massa di Somma), Vincenzo Fiengo (Cercola), Pasquale Di Marzo (Volla), Lello Abete (Sant’Anastasia), Salvatore Sannino (San Sebastiano al Vesuvio) e Salvatore Di Sarno (Somma Vesuviana), che nei giorni scorsi avevano scritto alla Direzione Strategica dell’Asl Na 3 Sud in merito all’improvvisa chiusura del Punto di primo soccorso dell’ospedale “Apicella”, chiedendo un incontro e, nelle more dello stesso, la sospensione del provvedimento di interruzione delle sue attività.  Quell’incontro, come detto, si è tenuto dinanzi alla commissione Sanità presieduta dal consigliere regionale Graziano, ma non con l’effetto sperato. «La Direzione dell’Azienda Sanitaria è infatti rimasta ferma sulle posizioni già espresse e che hanno portato alla chiusura del Psaut, peraltro in maniera improvvisa e senza un preliminare confronto con i sindaci del territorio, posizioni che tengono conto esclusivamente dell’aspetto economico dimenticando che alla base di ogni decisione in questo campo dovrebbe esserci il diritto alla salute. I sindaci, dal canto loro, hanno sottolineato con forza la necessità di mantenere operativo il Punto di primo soccorso a tutela della salute dei cittadini garantita a partire dall’articolo 32 della Costituzione e anche per evitare il sovraffollamento dei Pronto soccorsi degli ospedali dei comuni limitrofi. Di qui la volontà di contrastare il provvedimento dell’Asl Na 3 Sud nelle sedi giudiziarie, visto il grave danno arrecato al vasto territorio che serviva il Psaut dell’Apicella e visto anche che non convince l’impegno assunto dall’Asl a investire nella riorganizzazione e nel miglioramento della struttura, che attualmente versa in uno stato non certo ottimale e questo nonostante i tanti impegni già assunti in passato per il suo potenziamento ed efficientamento».

Dunque mentre il Psaut chiude i battenti, come già a suo tempo era accaduto per Pronto Soccorso e altri reparti nel nosocomio vesuviano, sindacati e amministratori territoriali annunciano di voler tentare ancora una carta, quella della via giudiziaria.

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