Sono finiti in carcere il 20 gennaio scorso con l’accusa di aver estorto danaro alla ditta di nettezza urbana che opera per il Comune di Casalnuovo e di aver preteso a colpi di attentati la tangente sullo spaccio della droga operato da un clan rivale. Ieri intanto il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata dai loro legali. E così restano in prigione Ciro Paduano, 30 anni, detto “Ciccio”, Antonio Scarpato, 39 anni, Antonio Parolisi, 53 anni, detto “mano mozza”, Antonio Barone, 46 anni, detto “o’lettrauto” (difeso dall’avvocato Emiliano Iasevoli e già da tempo detenuto per altri reati nel carcere di San Giminiano, in Toscana), e Giuseppe Piscopo, 61 anni, detto “o’nfermiere”, quest’ultimo fratello del consigliere comunale di maggioranza e vice presidente della commissione igiene urbana del Comune di Casalnuovo, Luigi Piscopo, nonché cugino dell’omonimo Giuseppe Piscopo, detto “il metronotte”, ergastolano e capo storico della camorra nel difficile territorio compreso tra Casalnuovo, Pomigliano, Volla, Acerra e Afragola. << Si tratta di soggetti socialmente molto pericolosi per cui c’è il rischio che una volta liberi tornino a delinquere >>, la sostanziale motivazione con cui i giudici del Riesame hanno respinto la richiesta di scarcerazione dei legali degli indagati, ritenuti affiliati al clan Veneruso-Rea. Si tratta di una vicenda che ha fatto scalpore perché gli arresti sono stati resi possibili dal fatto che a denunciare gli estorsori non sono stati commercianti o imprenditori vessati dal pizzo ma bensì alcuni spacciatori di droga della zona. Pregiudicati che ovviamente si sono guardati bene dallo specificare il motivo reale che li ha spinti a rivolgersi alle forze dell’ordine, vale a dire il desiderio di volersi liberare di coloro che pretendevano la tangente sulla piazza di spaccio del rione “Macello”, insediamento popolare della frazione di Licignano di Casalnuovo, area controllata dal clan Gallucci, il gruppo rivale dei Veneruso. Per mandare in galera i Veneruso ai delinquenti che hanno denunciato è “semplicemente” bastato riferire ai carabinieri di aver ricevuto una serie di minacce di morte, anche nei confronti dei loro familiari, a scopo estorsivo. Nell’ordinanza di custodia cautelare del 20 gennaio scorso figurano, come esponenti di spicco dei Veneruso, Giuseppe Piscopo e Antonio Barone. Nel dicembre 2015, mentre era alla guida di un’auto nella disponibilità proprio di Barone, fu ucciso da un commando del clan Gallucci (i sicari sono stati condannati) il giovane pregiudicato Giuseppe Ilardi, 25 anni, freddato davanti all’ingresso della scuola elementare più centrale di Casalnuovo, la De Curtis. Ma sul groppone dei cinque che il Riesame ha deciso di trattenere nelle patrie galere c’è un’altra grave accusa: l’estorsione alla ditta di nettezza urbana che opera per conto del Comune di Casalnuovo, la Falzarano. Un pizzo da diecimila euro al mese. In questo caso i responsabili della ditta non hanno denunciato. Sono stati i pentiti di Casalnuovo e della confinante Acerra a far scattare le manette.







