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Ottaviano: venerdì Patrizia Rinaldi incontrerà gli alunni del Liceo “A. Diaz”

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Al centro dell’incontro ci sarà il “lavoro” più recente della scrittrice, “Mare di pietra”, ambientato in una “grande villa sul mare” che “custodisce enigmi e bugie. Questo è un dedalo infernale, una casba di angoli, un concerto di muri e corridoi. E’ un mare di pietra circondato dal mare vero.”.

Un tale chiese ad Agatha Christie perché collocava i suoi “gialli” sempre nello stesso ambiente. E la scrittrice, imperturbabile, rispose: “Lei non se ne è accorto, ma io scrivo sempre lo stesso “giallo”.”. A Patrizia Rinaldi non si può fare una domanda del genere: lei ha creato Blanca, una investigatrice “particolare”, ma di una “particolarità” che non viola le regole del giallo classico: ella non ha “virtù” innaturali e prodigiose da cui l’indagine possa trarre vantaggi imprevisti. Al contrario, Blanca è ipovedente: le scene e i movimenti sono per lei disegni evanescenti, e tuttavia ella può dire, come una greca Sibilla, o come Tiresia, “ho imparato il buio, posso imparare anche quello che non esiste più.”. Il danno alla vista di cui Blanca soffre è uno straordinario congegno narrativo. Altrettanto straordinario, ma diverso, è il congegno narrativo dei due romanzi, “Guaio di notte” e “Mare di Pietra”, di cui sono protagoniste la Signora e Andrea. Infiltratesi – ci dice il risvolto della copertina di “Mare di pietra” –“ tra gli eccentrici ospiti di Villa Genziana, in apparenza esclusivo resort, in realtà centro di ogni sorta di traffico lecito e, soprattutto, illecito”, esse hanno il compito di “ scoprire che fine ha fatto la spietata maîtresse Gada di Spagna: si sa che è stata uccisa. Ma da chi? Perché? E dov’è finito il cadavere? Così, Andrea e la Signora, fingendosi l’una aspirante soubrette pronta a tutto e l’altra manager-protettrice, si trovano al centro di un intrigo torbido e pericolosissimo. Tra raffinati voyeur e medici corrotti, cantanti isteriche e cuoche dalle insospettabili risorse, scopriranno come le ferite del passato tornino facilmente a sanguinare. Ma anche come si possano guarire.”. La prosa del romanzo è pura sinfonia, orchestrata da una tecnica narrativa che “crea” le situazioni e “costruisce” l’ambiente: “L’aria tersa lucidava lo spettacolo del golfo. Splendori senza confine cercavano di stare dentro a uno sguardo, a un piccolo cambiamento di prospettiva.”. Chiederò a Donna Patrizia come nasce, in lei, il ritmo di un periodo così avvolgente, e cosa è per lei “la napoletanità”.

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