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Credo che per questo Istituto, diretto dal prof. Michele Montella, ogni giorno sia “open day”, perché è una scuola “aperta”, e “aperto” è il progetto educativo di far sì che i ragazzi sappiano “vedere” il mondo, e sappiano “raccontare” quello che vedono. In questo progetto si conciliano i valori della società tecnologica e quelli, assoluti, della lettura critica delle cose. L’importanza dei laboratori: il cinema, le arti visive, la letteratura. Il ruolo dell’Educazione musicale.

 

Uso l’espressione “offerta formativa” solo perché fa parte ormai del corredo linguistico comune: a me richiama alla mente la pubblicità dei supermercati e delle ditte che vendono poltrone e materassi. Del resto, sono tanti i laboratori, gli indirizzi e le “curvature” offerti dalle scuole agli utenti che la propaganda diventa una necessità, e la contesa con i concorrenti un obbligo a cui docenti e dirigenti non possono sottrarsi.E’ fatale che, travolti e distratti dalla cascata di progetti e di “curvature”, i ragazzi italiani – lo dicono le statistiche – incontrino corpose difficoltà nel leggere i testi scritti in italiano, nel comprendere quello che leggono, nello spiegare, parlando e scrivendo, ciò che dicono di aver compreso. I ragazzi italiani – lo dicono le statistiche- ignorano personaggi e momenti fondamentali della storia, e dunque non “possiedono” uno degli elementi essenziali di quello che Auerbach chiamava “il ragionare con metodo filologico”: un “ragionare” che è la base del pensiero critico e di quella capacità del “saper vedere” che è condizione prima e prima conseguenza del pensare criticamente: la conoscenza è un percorso circolare: lo avevano già capito i sofisti, Socrate e Platone. Commovente è l’intensità emotiva con cui oggi qualcuno propone di riportare lo studio del latino nelle scuole medie: io mi accontenterei di sapere che gli alunni delle medie studiano di nuovo la grammatica e la sintassi della lingua italiana, che scrivono nei quaderni, con la penna, e non scarabocchiano confusi geroglifici tracciati a matita direttamente sui libri, che il loro sapere linguistico è costruito su una verità che Ernst Cassirer consigliava ai docenti di ripetere a sé stessi e ai ragazzi cento volte al giorno, come un “mantra”: le parole da sole non hanno significato, acquistano un senso certo quando sono inserite in una proposizione, e la proposizione stessa esprime il suo senso profondo solo quando viene collegata all’ intenzione di chi l’ha formulata. Commenterò prossimamente alcuni esercizi proposti da libri di testo adottati da molte scuole italiane, e vedremo “ a che punto è la notte”.

La settimana scorsa l’I.C. “D’Aosta” ha tenuto il suo “Open day”. Gli alunni dell’”Infanzia” hanno preparato, in nome dell’impegno per un mondo ecosostenibile, un pupazzo di neve con plastica riciclata; gli allievi e i docenti della “Primaria” hanno aperto e illustrato ai genitori i tre laboratori, il linguistico, l’artistico e lo scientifico, mentre la “Secondaria” ha allestito, per il laboratorio storico, una mostra sulla I guerra mondiale (vedi immagini), per il laboratorio letterario tre plastici che ricostruivano il mondo ultraterreno della Divina Commedia, per il laboratorio delle lingue comunitarie un mercatino di prodotti tipici francesi, inglesi e spagnoli: e non sono mancate significative “dimostrazioni” fornite all’interno dei laboratori di matematica e di robotica. Non cito i nomi degli alunni e dei docenti, perché potrei scivolare su qualche imperdonabile dimenticanza e, soprattutto, perché tutta l’attività è un lavoro di squadra, e sono testimone del fatto che per l’I.C. “D’Aosta” è “Open day” ogni giorno dell’anno scolastico. I genitori sanno, puntualmente, con quale rigorosa passione e con quale competenza i docenti fanno sì che ogni aspetto dell’offerta formativa sia, quotidianamente, tema dell’attività di classe, argomento della comune riflessione e della discussione concreta, strumento prezioso di un processo culturale in cui ogni allievo impara a confrontarsi con gli altri, con sé stesso, con il mondo, e conferisce consapevolezza e forza al desiderio di “vedere” orizzonti sempre più ampi, nella realtà che lo circonda, nei libri, nell’arte, nella musica. Sabato, nell’aula riservata al progetto di Educazione Musicale, ho avuto la fortuna di assistere all’esibizione dei ragazzi “strumentisti” che, diretti dai docenti, hanno suonato chitarre, flauti e “tastiere” con una concentrazione percorsa chiaramente dal piacere e dalla passione: il piacere lo vedevi soprattutto nei modi con cui toccavano gli strumenti e seguivano il flusso della musica. Sembrava che percepissero i suoni come “immagini”, uguali a quelle con cui si confrontano nella lettura dei libri e nel luminoso progetto del laboratorio del cinema, laboratorio che nasce dalla collaborazione tra il Mibact, la scuola e l’associazione “Tycho” e che si propone di fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per avviare e approfondire lo studio delle arti visive, del cinema, del teatro e delle opere multimediali.

Se dovessi riassumere in tre simboli l’offerta formativa dell’I.C. “D’ Aosta”, sceglierei un libro, uno strumento musicale, una macchina da presa, segni espressivi di “tre spazi” in cui si svolge l’affascinante “viaggio” degli alunni, dei docenti e del Dirigente.