
Dopo la polemica scoppiata tra Parco Vesuvio e Comune di Ottaviano in occasione del primo slalom automobilistico “Città di Ottaviano”, il Governo replica alla deputata Rossella Muroni (Leu), ammettendo che le autorizzazioni richieste dal comune erano in regola ma sancendo che il Parco Vesuvio era dalla parte della ragione chiedendo preliminarmente il nullaosta perché, senza tale adempimento, non poteva essere compiuta la verifica di impatto ambientale. Nella risposta, compiuta ma non completa, si rimanda ad ulteriori controlli prima di adottare provvedimenti. La Muroni chiedeva, nell’interrogazione presentata poco dopo il rally al Ministro dell’Ambiente, se fosse il caso anche di “rimuovere” dalla carica che ricopre attualmente nel consiglio direttivo del Parco, il sindaco Luca Capasso. All’epoca dei fatti volarono gli stracci tra i due enti, con il presidente Casillo che diede pubblicità agli atti intercorsi tra le parti sui social, fino alle risposte piccate dell’assessore allo sport Biagio Simonetti che rivolse apprezzamenti non teneri a coloro che appellò come “fini giuristi del Parco” (consigliando loro di studiare le leggi), scomodando Troisi nel rimarcare ironicamente l’ipotesi che il rombo dei bolidi desse fastidio alla fauna (“Nessun minollo è stato svegliato dal letargo” – disse) e qualificando come “asini” coloro che sostenevano la necessità di una verifica di impatto ambientale dovuta, stando alla sua interpretazione della norma, soltanto per “piste permanenti per corse e prove di veicoli a motore”.

Era settembre dello scorso anno quando montarono le polemiche sul primo slalom automobilistico «Città di Ottaviano». Strade divenute circuito, auto da rally, il podio, le premiazioni a Palazzo Mediceo, la stessa sede del Parco Vesuvio. Fu proprio tra Parco e Comune, tra il presidente Agostino Casillo e il sindaco Luca Capasso, che si accese lo scontro. Il Parco si rivolse alla Procura di Nola facendo presente che quel rally non s’aveva da fare. Sosteneva, il presidente, che alcuna istanza di nullaosta affinché il Parco desse il placet allo sfrecciare dei bolidi, era stata chiesta e che non si era compiuta alcuna verifica di compatibilità, né con il piano del parco, né con la legge quadro sulle aree protette. Capasso non negò, anzi. Disse, il sindaco, che di nullaosta non vi era necessità, elencando autorizzazioni pro rally: ufficio tecnico, città metropolitana, Prefettura. Dal Parco si continuò a sostenere che il nullaosta non era solo opportuno ma obbligatorio, anche in ragione della presenza di un Sic, sito di importanza comunitaria. Peraltro, sia pur senza gravi conseguenze, durante la manifestazione un’auto uscì di strada e quattro persone si ritrovarono lievemente contuse. Come non bastasse, Maurizio Conte, consigliere del Parco, si distese in terra cercando di fermare tutto.

Fu portato via di peso. «Sceneggiata» – commentò l’assessore allo sport, Biagio Simonetti, consigliando ai «fini giuristi» dell’ente di studiare bene le norme. Casillo parlò di galateo istituzionale disatteso, Legambiente insorse. Nel frattempo la deputata Rossella Muroni (Leu) indirizzava una dura interrogazione – nella quale si chiedeva di revocare al sindaco Capasso la carica di componente del consiglio direttivo del Parco – al ministero dell’ambiente.

La risposta è arrivata e pur confermando le autorizzazioni e riscontrando che i carabinieri forestali non accertarono violazioni, sancisce che la regolarità amministrativa non fu garantita. «Il mancato espletamento – risponde all’on. Muroni il sottosegretario di Stato Roberto Morassut – dello screening di valutazione di incidenza non è conforme ai requisiti richiesti nel documento Gestione dei siti Natura 2000, né al decreto presidenziale 357 del ‘97». Senza il rispetto dei quali, pare, non si può tenere nemmeno una gara cinofila. Una svista che potrebbe esporre a rilievi da parte della commissione europea. Ulteriori iniziative, si evince dalla replica alla deputata di Leu, saranno prese dopo aggiornamenti da parte dei forestali.

In pratica il ministero conferma la posizione del Parco e in merito il sindaco Capasso non intende commentare. Lo ha fatto, invece, l’assessore allo sport. «In questi mesi abbiamo avuto diverse interlocuzioni con il ministero spiegando le nostre ragioni – dice Simonetti – la questione riguarda una interpretazione sulla tipologia della strada usata per la gara, aperta al traffico e competenza della Città Metropolitana. Ribadiamo: il nostro operato è stato corretto». Di altro tono le dichiarazioni dal Parco. «Il ministero conferma la nostra posizione – dice Casillo – il nullaosta era obbligatorio, senza di esso si impedisce la verifica degli impatti ambientali e viene meno la funzione di istituzione sovraordinata a tutela del patrimonio naturalistico e ambientale. Siamo fiduciosi si faccia piena chiarezza al fine di ristabilire il giusto perimetro di azione delle amministrazioni locali e impedire altri futuri sconfinamenti». Intanto oggi ad Ottaviano, alle 10, avrà inizio – stavolta sul circuito Adler Group nella zona industriale della città, la prima edizione del premio Casco Azzurro ideato dall’on. Enzo Rivellini e presieduto da Paolo Scudieri di Adler Group. E presto si aprirà un’accademia per giovani piloti che sfocerà nella nascita di un autodromo del Mezzogiorno.

