La riforma dei Parchi e i problemi specifici della sicurezza e della tutela del territorio impongono all’Ente Parco Nazionale del Vesuvio di progettare un nuovo modello di cultura dell’ambiente che conceda uno spazio più ampio all’”opera” dell’uomo, alle “eccellenze” dell’agricoltura, ai miti e ai riti della civiltà vesuviana.
La mattina di giovedì 30 marzo il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo, ha inaugurato le aree riqualificate del Palazzo Medici, che è la sede ufficiale dell’Ente. E poiché il Parco è “terra di bellezza e di legalità”, non sono mancati, sui blog e sulla stampa, i soliti riferimenti al potere criminale che per anni ha dominato Ottaviano e il territorio, e non è mancato il giornalista che ha steso sulla storia del passato un po’ di colore da “sceneggiato” .
Di pomeriggio, nella scuderia del Palazzo si è tenuto un dibattito sulla legge di riforma delle aree protette: una legge complessa dall’ iter travagliato, una legge che ha lacerato il mondo degli ambientalisti. Le nuove norme meritano una riflessione accurata e analitica, perché molti sono i nodi da sciogliere. Qualcuno sostiene che la riforma trasformerà i Parchi in carrozzoni gestiti e guidati dai politici locali: approfondirò la questione, e cercherò di porre riparo ai guasti della mia incompetenza, ma non posso non ricordare ciò che diceva un certo Rousseau, e cioè che i danni li fanno non i testi delle leggi, ma le intenzioni corrotte di chi “pone mano” ad esse. Temo che anche le norme ancora in vigore non abbiano impedito alla cattiva politica di trasformare qualche Parco in un colabrodo di sprechi: sprechi di danaro, di intelligenze, di risorse. L’on. Realacci, che ha preso la parola nel dibattito al Palazzo Medici – e per piacere, non chiamatelo più “castello” – ha confermato la sua certezza che la riforma va nella direzione giusta, perché coniuga Natura e cultura, valorizzazione del territorio e “buona economia”. Gli ambientalisti “giacobini” inorridiscono: la Natura non è merce, i suoi valori non si misurano con il vile danaro. Sono d’accordo, nelle linee generali: ma poiché le forme di turismo che oggi dominano le scelte delle masse e perciò orientano il mercato sono il turismo dell’ambiente e il turismo antropologico, non vedo perché i Parchi non debbano produrre ricchezza e mirare all’obiettivo dell’autofinanziamento, pur rispettando rigorosamente i valori purissimi dell’ecologia e il sonno degli uccellini.
Il Caso, come si sa, talvolta è beffardo: mentre si svolgeva il dibattito, le fiamme di un incendio, che molti considerano doloso, devastavano a Somma Ves.na il bosco di Santa Maria a Castello, riaprendo la discussione sui controlli e sulla prevenzione. Qualche giorno fa, le forze dell’ordine hanno smascherato gli autori dei “tagli del bosco” a Ottaviano, e un pentito di camorra ha parlato delle discariche abusive disseminate nel territorio del Parco: come si vede, il Caso ha messo insieme un’antologia di tutti i problemi, e il Presidente Casillo e gli ambientalisti sarebbero stati costretti, comunque, a interrogarsi sulla funzione e sul ruolo dell’Ente Parco e sull’organizzazione delle sue attività.
Nel dibattito di sabato l’on. Mario Casillo, capogruppo del Pd in Regione Campania, e l’on. Massimiliano Manfredi, membro della Commissione Ambiente della Camera, hanno difeso i cardini della riforma sostenendo che essa porterà ricchezza nei territori e rispetterà, nello stesso tempo, tutti i valori che hanno ispirato la costituzione dei Parchi. I due rappresentanti delle istituzioni hanno sottolineato la necessità di cogliere tutti gli aspetti della cultura dell’ambiente: e mi pare che questo invito a una riflessione più libera e più coraggiosa sul significato delle parole e dei principi che esse indicano sia il risultato più significativo del convegno.
Si approssima la Pasqua, con il suo messaggio di pace: e dunque non è il momento delle polemiche. Mi limito a ricordare che concorrono alla costituzione dell’ambiente la Natura e l’uomo, le forme del mondo fisico e i valori della civiltà. Sfoglio un opuscolo, che si intitola “Guida ai tesori del Parco Nazionale del Vesuvio” e che è stato progettato e realizzato a cura di “Legambiente Campania Onlus”. Vi si elencano i “tesori” del Vesuvio che gli alunni di alcune scuole del territorio hanno studiato nell’ambito di progetti portati a termine con la collaborazione di Legambiente e di altre associazioni: ne viene fuori il disegno di una importante attività culturale. Noto, tuttavia, che quasi tutti i progetti sono dedicati alla flora, alla fauna e alla lava vulcanica: solo gli alunni di una scuola di Terzigno hanno studiato la tammorra e i “prodotti tipici” di “un vulcano di bontà”, mentre gli alunni di una scuola di San Sebastiano si sono interessati di “suoni, ritmi e danze della tradizione popolare dell’area vesuviana”. Sono certo che i prossimi progetti non trascureranno i riti e i miti della civiltà vesuviana, e le opere dell’uomo, e le “eccellenze” dell’agricoltura e dell’artigianato, e la sapienza dei mestieri, e la storia economica e sociale dei sentieri “interpoderali”. Anche tutto questo è ambiente.



