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Nola ospita la terza edizione del Mese del Documentario

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Tra le più grandi metropoli d’Europa e le maggiori città italiane, anche Nola partecipa alla terza edizione del Mede del Documentario, un evento dell’ Associazione Documentaristi Italiani che premierà il Miglior Documentario Italiano.

Quattordici città d’Europa, cinque documentari in cinque settimane: sono questi i numeri del “Mese del Documentario”, la manifestazione organizzata da Doc/it – Associazione Documentaristi Italiani e 100Autori quest’anno giunta alla terza edizione. Un appuntamento che a Nola bissa dopo l’esordio dello scorso anno e che ancora una volta punta a creare un dialogo tra i diversi centri interessati dalle proiezioni, che avranno il compito di assegnare il Premio Doc/it – Miglior Documentario Italiano.

A Londra, Parigi, Berlino, Grenoble, Roma, Milano, Napoli, Noto, Nuoro, Palermo, Trieste, L’Aquila, Bari e Nola dal 28 aprile cominceranno le proiezioni dei cinque documentari finalisti: “Stop the pounding heart” di Roberto Minervini, “Smocking” di Michele Fornasero, “The Stone River” di Giovanni Donfrancesco,”Dal Profondo” di Valentina Pedicini e “Sagro GRA” di Gianfranco Rosi. A valutarli, oltre alla giuria tecnica, il pubblico delle quattordici città aderenti, che dalle sale avranno l’opportunità di votare le singole opere. A Nola l’iniziativa sarà curata da cinque associazioni, Collettivo Extravesuviana, Meridies, Nuvla onlus, Pro Loco Nola Città d’Arte, Slow Food Agro Nolano, che si alterneranno anche nell’organizzazione delle serate presso il Multisala Savoia.

“Non è più necessario ricordare e ripetere quanto il cinema del reale sia diventato il territorio più vitale della sperimentazione visiva e narrativa contemporanea” – dicono i direttori artistici del Mese del Documentario, Gerardo Panichi e Luca Scivoletto – “e di come in Italia questo genere rappresenti una delle punte più avanzate per coraggio e originalità. Forse non è più necessario perché abbiamo potuto constatare negli ultimi anni quanto il documentario sia riuscito, seppure con fatica, a uscire tanto dalla clandestinità di un genere considerato di nicchia quanto dalla prigione in cui lo tenevano rinchiuso vecchie definizioni e pregiudizi”.

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