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Nel “Pio Luogo” di Sant’ Eligio Maggiore gli affreschi di Angelo Mozzillo sulla “Gerusalemme Liberata”

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Angelo Mozzillo (1736 – dopo il 1805) fu autore di una produzione assai vasta, documentata in numerose città della Campania (quasi tutte le chiese di Ottaviano custodiscono suoi quadri, e i suoi “ornamenti” decorarono anche il Palazzo Medici). Nel 1787 ebbe l’incarico di “affrescare” la Sala Grande di Sant’Eligio con scene della “Gerusalemme Liberata” e con divinità del mito antico. Perché vennero scelti questi temi, e per quali ragioni l’incarico venne dato a Mozzillo.

 

Intorno al 1270 tre “gentiluomini francesi”, Giovanni Dottun, Guglielmo di Borgogna e Giovanni de Lions ottennero da Carlo I d’ Angiò il possesso del Campo Moricino che allora si trovava fuori le mura di Napoli, vi costruirono una chiesa, quella di Sant’Eligio Maggiore, e un ospedale, e affidarono la complessa struttura alla confraternita dei Santi Eligio, Martino e Dionigi. Nell’ospedale vennero ricoverati, fino al 1530, poveri infermi, e dopo quella data solo donne misere e malate. Nel 1740 all’ospedale venne annesso un conservatorio, riservato, scrisse Salvatore Di Giacomo, solo “a monache vestite con l’abito del glorioso dottore Sant’ Agostino, verginelle orfane di padri e altre, poste per l’educazione”. Nel 1787 l’architetto Lorenzo Schioppa restaurò l’ospedale e sulle pareti della sala di Sant’ Eligio, “che ospitava anche la corte reale in occasione delle feste popolari di Piazza Mercato” (Vincenzo Regina), Angelo Mozzillo dipinse splendidi affreschi dedicati alle storie della “Gerusalemme Liberata”. Il pittore coprì il soffitto della sala con un smisurato “telero” in cui erano dipinti “Giove con l’aquila apportatrice dei fulmini, Mercurio, Giunone con il suo tipico pavone, e ai piedi, tra le nuvole che a Giove servono da soglio, tre altre figure allegoriche: il tutto circondato da dodici bellissimi putti, disposti e aggruppati in modo da incorniciare e separare questo quadro centrale dalla rimanente parte dell’ampia composizione” (Francesco Bonazzi, citato da Vincenzo Regina).

Ai quattro angoli della sala e negli spazi intermedi Mozzillo e i suoi numerosi aiutanti dipinsero altre figure mitologiche, Nettuno, Eolo, Vulcano nella sua fucina con i Ciclopi, Cibele, Venere, Cerere e Proserpina. La parete posta di fronte all’entrata, una parete laterale e lo spazio sul portale d’ingresso vennero riservati a scene e a personaggi della “Gerusalemme Liberata”. Goffredo di Buglione è al centro di due scene: in una l’Arcangelo Gabriele gli comunica l’ordine di Dio di assumere il comando dell’esercito cristiano, nell’altra viene eletto comandante supremo(vedi immagine in appendice): in entrambe la figura del comandante supremo è caratterizzata dall’ espressione di “pietà, modestia e valore, ma soprattutto bellissima è la figura dell’Angelo, che conferma la bella fama conquistata dall’artista in tal genere di lavori”.

Angelo Mozzillo, nato ad Afragola il 24 ottobre del 1736, e chiamato anche in documenti ufficiali “nolano”, perché Nola divenne il centro della sua attività, poteva certamente diventare un pittore di prima fila se la produzione sterminata e frenetica di quadri e di affreschi non gli avesse impedito di personalizzare il suo stile e di conferire organicità alle sue tecniche. Ritengono gli studiosi che il tema della “Gerusalemme Liberata” sia stato suggerito ai committenti degli affreschi di Sant’ Eligio dal grande successo che era stato tributato alla ristampa, curata dal Porcelli nel 1786, della “Gerusalemme Liberata” tradotta in lingua napoletana da Gabriele Fasano. In quegli anni, poi, i personaggi del mito greco tornavano alla ribalta grazie agli affreschi scoperti a Pompei: e così a Mozzillo venne dato l’incarico di trattare, nella decorazione della sala, due temi di grande attualità con quel suo stile in cui trovavano spazio l’influenza dell’ultimo Barocco napoletano e la lezione di Luca Giordano e di De Matteis, ma non le soluzioni cromatiche e il “disegno” del neoclassicismo.

E invece gli affreschi del Palazzo Medici di Ottajano dimostrano che negli ultimi anni di attività il pittore di Afragola dedicò alla pittura neoclassica grande attenzione. Le scene e i personaggi della “Gerusalemme Liberata” vennero trattati dal pittore con originalità: notevole è, nel riquadro sul portale dell’ingresso, la scena della splendida Armida e di Rinaldo che combatte contro l’incantesimo della selva (vedi immagine in appendice), mentre è chiara l’influenza del Bonito sul  “teatrale” disegno di Clorinda che muore sotto gli occhi di Tancredi vinto dalla disperazione nell’ affresco la cui immagine “apre” l’articolo. Angelo Mozzillo incassò un compenso notevole, 1888 ducati.