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Una storia mariglianese che attraversa i secoli, a cominciare dall’epoca del viceregno angioino, nel Seicento, durante la quale la cosiddetta “Vasca San Sossio” deve aver visto la luce. Un grande bacino di decantazione nel quale venivano, appunto, depurati i liquidi carichi di materie solide in sospensione al fine di separarle dalla fase liquida.

La Vasca San Sossio sorge alla confluenza di due alvei che scendono da Somma Vesuviana, il lagno Fosso dei Leoni e il lagno San Sossio, i quali, immergendosi nella vasca di decantazione, danno vita al lagno San Vito che da lì si snoda fino ad immettersi nell’altrettanto antica rete dei Regi Lagni borbonici. Tantissimi sono i ricordi dei cittadini mariglianesi legati alla zona della Vasca, oggi raggiungibile sia dall’omonima strada che parte da San Vito, sia da via Pontecitra, ai limiti del rione che porta lo stesso nome.

“[…] L’acqua che scendeva dal Monte Somma a forte velocità attraverso i due canaloni che terminano all’altezza del Monumento della Madonnella Campagnola si immetteva nell’immensa Vasca pianeggiante, rallentando finalmente la sua folle corsa e le murelle erano il punto fondamentale per frenare quella folle corsa. Probabilmente le murelle erano state costruite in epoca borbonica e consentivano all’acqua della Vasca, attraverso due passaggi obbligati, di defluire molto più lentamente” racconta la vivida memoria di Giuseppe Lombardi, penna della pagina Facebook “Marigliano NA – Le mie origini”.

Alla confluenza dei due lagni sorge ancora oggi, infatti, il monumento alla Madonnella di Montevergine, eretto nel 1866 da un vecchio proprietario terriero, tale Enrico Consiglio, affinché la Vergine proteggesse il fondo dalle continue piene.

Nel corso dei decenni numerosi sono stati i desideri di riconvertire l’area per destinarla alla fruizione della cittadinanza, tuttavia mai si è giunti a qualcosa di veramente concreto, a parte un bel progetto di ingegneria idraulica per dare vita a un “water park”, messo a punto dagli studenti dell’istituto “Manlio Rossi Doria”, contiguo alla vasca.

Circa un anno fa l’attuale assessore all’Ambiente, Giovanni Ricci, aveva timidamente provato a realizzare un camminamento lungo la timpa della vasca, adoperandosi in una manutenzione abbastanza ordinaria, grazie al contributo fondamentale della Protezione Civile. Il sentiero avrebbe preso il nome di “Camminamento della Madonnella” e sarebbe stato aperto al pubblico, favorendo l’attività all’aria aperta nelle stagioni più calde. Purtroppo il progetto si è arenato ed è lo stesso assessore a sottolineare che l’area della Vasca San Sossio “appartiene al demanio regionale ed ha destinazione di vasca di decantazione. Si dovrebbe avviare un procedimento di sdemanializzazione ma non può essere avviato fino a quando non saranno completate le fogne a Miuli (frazione di Marigliano, ndr), i cui lavori partiranno il prossimo mese, al fine di valutare la portata d’acqua”.

Questo però non è l’unico problema che attanaglia la vasca, divenuta negli anni più bui una vera e propria discarica a cielo aperto, motivo per cui ancora adesso non si sa bene cosa possa essere sepolto sotto gli argini: sversamenti illeciti, roghi velenosi e altre azioni (eco)criminali hanno posto le basi di un disastro ambientale. In un verbale del 9 febbraio 2016 ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania) trasmetteva alla Forestale, al sindaco di Marigliano, alla Città Metropolitana di Napoli e alla Regione Campania la relazione di un sopralluogo effettuato pochi giorni prima dai tecnici che rilevava la presenza di rifiuti speciali pericolosi.

“Le caratteristiche di pericolosità del rifiuto in parola sono dovute ad un’alta concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici derivanti probabilmente da fenomeni di combustione”, recita la relazione tecnica. Dieci anni prima, altri rilevamenti di ARPAC certificavano valori di benzene – causa nell’adulto di leucemia mieloide acuta – che sforavano di 4.500 volte quelli massimi ammissibili per legge.

Bisogna dire che da allora ben più di qualcosa è stato fatto, soprattutto per rimuovere le montagne di pneumatici lì scaricati (e bruciati) per anni. Tuttavia ancora molto bisogna fare per bonificare l’area e consentirne una valorizzazione che significhi innanzitutto accessibilità ma in piena sicurezza, anche sanitaria: soltanto in questo modo si potrà pensare di consegnare la Vasca San Sossio alla comunità e magari candidarla a ospitare grandi eventi da vivere nella natura, a due passi dal centro.