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Antonio Carpino

Proprio la sera prima dell’arresto il sindaco di Marigliano Antonio Carpino, avvocato penalista di 54 anni, era in diretta facebook e faceva appello alle altre forze del centrosinistra per chiedere sostegno alla sua ricandidatura già annunciata.  Si era rivolto a Rifondazione Comunista, aveva strizzato l’occhio anche al Movimento 5 Stelle…e si era lasciato andare ad una considerazione: “Nessun sindaco finora è riuscito a Marigliano a terminare la consiliatura, a parte me”. Parlava, senza saperlo, troppo presto, giacché per soli due mesi l’impresa non è riuscita nemmeno a lui. Poche ore e sarebbe stato arrestato dai carabinieri, con accuse gravissime, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Egle Pilli. L’inchiesta è della Dda (direzione distrettuale antimafia) e sul sindaco di Marigliano, che avrebbe pare già fatto pervenire le sue dimissioni, pende l’accusa di aver chiesto voti, in cambio di soldi e promesse, ai boss della camorra locali. A mettere nei guai colui che era già stato prescelto per il secondo mandato da primo cittadino di Marigliano, sono le accuse di alcuni pentiti di camorra.

 

La misura di custodia cautelare in carcere non riguarda solo l’avvocato Carpino (difeso dal noto penalista napoletano Francesco Picca) ma anche il 48enne Luigi Esposito, detto ‘O Sciamarro. I due sono indagati per il reato di scambio elettorale politico mafioso e di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Le vicende che hanno spinto i giudici ad agire ora, facendo eseguire gli arresti che sui social – dove si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà al sindaco di Marigliano portato ieri a Poggioreale – chiamano «ad orologeria», sono tutte nelle 54 pagine di ordinanza firmata dal magistrato Egle Pilla.

Il «caso» è tutto basato su rivelazioni di collaboratori di giustizia appartenenti a clan rivali, sulle quali i giudici hanno trovato riscontro. Stando agli atti dell’inchiesta condotta dalla Dda, Carpino che era anche il difensore di alcuni esponenti dei clan cittadini, avrebbe chiesto loro voti, in particolare nel rione Pontecitra, per le elezioni amministrative del 2015 quando poi effettivamente vinse al ballottaggio con la candidata di Forza Italia, Mena Iovine, per circa mille preferenze. Diecimila euro la somma che, stando alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Carpino avrebbe elargito in due tranche. Ma i pentiti raccontano anche che il sindaco, una volta eletto, avrebbe promesso la costituzione di una cooperativa di ex detenuti che di sociale avrebbe avuto ben poco, destinata ad assumere parenti ed amici degli affiliati, come pure appalti ad imprenditori «paganti» graditi ai clan. Quella cooperativa, però, non è mai stata costituita.

Nell’ordinanza, rispetto alla decisione di optare per la custodia in carcere, il gip fa riferimento a dichiarazioni di uno dei collaboratori di giustizia il quale sostiene di aver ricevuto da Carpino «agevolazioni» dopo la sua elezione e fino al 2018, anno in cui il pregiudicato fu arrestato.

L’indagine ha inizio con le dichiarazioni di uno dei collaboratori di giustizia coinvolti il quale si autoaccusa riferendo di un accordo circa il voto di scambio concordato con i gruppi egemoni nella zona di Pontecitra, i giudici trovano poi parziali elementi di riscontro alle dichiarazioni in alcune intercettazioni ambientali in carcere. Nel corso degli interrogatori, i collaboratori fanno riferimento a pullman messi a disposizione delle persone per portarle a votare, ma si lasciano anche andare a dichiarazioni inquietanti: «Si doveva eleggere Carpino perché era gestibile». «Tutti a Marigliano, anche le formiche lo sanno, se è diventato sindaco è perché lo abbiamo deciso noi». Ad uno dei collaboratori, nel corso dell’interrogatorio, viene chiesto poi perché il sindaco, una volta eletto, continuasse ad avere rapporti con loro. La risposta è chiara quanto drammatica: «Altrimenti l’avremmo fatto saltare in aria, una volta che una persona fa un patto con noi, non può venire meno». «Lo abbiamo eletto noi, con i voti che abbiamo comprato noi».  Anche altri nomi, di candidati che pure avrebbero comprato voti in quelle elezioni, vengono fuori dalle dichiarazioni dei collaboratori. «Voglio precisare che tutti i candidati sindaco a quelle elezioni comunali hanno chiesto l’intervento della camorra – dice uno di loro interrogato dai giudici – tutti tranne una donna che ricordo si chiamava Iovine (ndr, Mena Iovine, avversaria al ballottaggio di Carpino e attualmente ancora in carica come consigliera comunale, anche lei è stata ascoltata dai magistrati riferendo di una campagna elettorale “cattivissima”). Me lo ricordo, perché Iovine è un cognome dei Casalesi». E racconta ancora che la Iovine girava con al polso un orologio di valore e che si era pensato di organizzare una rapina ai suoi danni. Tra l’altro prima ancora che i collaboratori cominciassero a parlare, l’incipit delle indagini si deve ad alcune denunce, risalenti proprio alla campagna elettorale 2015, attribuibili a chi aveva indicato la Iovine come candidata sindaco nella competizione, ossia a Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia.

La somma per ciascun voto si aggirava dai 50 ai 100 euro e nel lungo racconto uno dei collaboratori sostiene che i soldi girati loro dai singoli candidati venivano decurtati, a loro insaputa, di una somma che serviva a finanziare l’elezione di Carpino. Questa mattina il sindaco eletto nel 2015 fornirà ai giudici la sua versione dei fatti ma, intanto, dopo cinque anni di governo tra alti e bassi – e molti dettagli su questi anni contiene l’ordinanza – anche se il sindaco penalista riuscisse a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti, è certo che ad oggi non è più il candidato. Circola, per la pesante eredità di Carpino, il nome di Vito Lombardi, dottore in agraria e attuale presidente del consiglio comunale di Marigliano.