Nuovo allarme dalla discarica di Boscofangone, stavolta non solo occupazionale.
La pompa elettrica che porta l’acqua dal vicino depuratore al sito di stoccaggio delle ecoballe di Marigliano è rotta così come si sono rotte anche le pompe collegate alle cisterne antincendio. Risultato: se divampassero le fiamme sarebbe la fine per l’impianto di Boscofangone in cui sono ammassate migliaia di tonnellate di rifiuti portati qui, nella fertile ma contaminata campagna tra Nola e Acerra, durante le varie emergenze da incubo degli anni scorsi. L’allarme legato alla sicurezza e anche alle condizioni igieniche in cui versa il personale è stato lanciato dagli stessi lavoratori della discarica nolana, lavoratori che tra l’altro hanno denunciato un dramma nel dramma. ” Non solo non c’è acqua – e con il caldo che fa è una tragedia – ma continuiamo pure a non percepire lo stipendio “, aggiungono gli addetti del consorzio unico di bacino. E’ stata dopo la protesta di aprile, con gli operai asserragliati sulla cima delle “piramidi” di monnezza, l’ultima volta che questi lavoratori hanno percepito dalla Regione qualcosa, vale a dire una somma di seimila euro, l’equivalente di alcuni salari arretrati, giusto per continuare a sopravvivere. ” Danaro – specificano – giunto poco prima delle elezioni regionali. Da allora non abbiamo visto più niente, come sempre “. Intanto a Marigliano, come a Giugliano e in tutti gli altri siti in cui questa manodopera continua a garantire il servizio di sorveglianza e manutenzione delle ecoballe, la situazione è giunta davvero ai limiti dell’umana sopportazione, resa quasi impossibile dall’assenza di acqua. ” Non possiamo lavarci, non possiamo rinfrescarci, da giorni “, spiegano ancora gli operai. Addetti che per bere sono costretti da sempre a comprarsi interi cartoni di acqua minerale per poter resistere alla difficili condizioni in cui versano all’interno di questi impianti molto precari.



