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Da quasi tre lustri il Marigliano In Jazz rappresenta la città a livello internazionale e ne impreziosisce l’estate con esibizioni di altissimo livello, spesso ospitate nei luoghi più suggestivi del territorio comunale. Quest’anno, a causa della pandemia, il festival ha subito un stop che gli impedisce di svilupparsi come di consueto verso la metà di luglio. Per saperne di più abbiamo rivolto qualche domanda a Saverio Sodano dell’Associazione Skidoo, promotrice e organizzatrice della manifestazione che, per fortuna, rischia solo di slittare di qualche settimana.

2020, anno della quattordicesima edizione del Marigliano in Jazz Festival: l’emergenza sanitaria ci ha messo sicuramente lo zampino, ma quali sono le prospettive per l’evento quest’anno?

“Come tutti gli spettacoli, anche il mondo del jazz da noi e in tutto il mondo non è rimasto immune dalla crisi socio-economica iniziata durante la quarantena, da quando gli spettacoli dal vivo si sono interrotti. I musicisti sono in forte difficoltà economica e lo scorso maggio una delegazione è stata audita in Commissione Cultura alla Camera ma non troverete notizia di questa cosa, se non dalle bacheche di qualcuno della delegazione come Lino Patruno (storico musicista jazz, ndr). Quindi tutto è stato procrastinato in avanti. Ma ci siamo riuniti in associazione (da remoto ovviamente) e abbiamo dapprima esitato ma poi ci è tornato l’entusiasmo anche per contribuire a fare qualcosa in città in questa estate complicata per molti dei nostri concittadini e per diversi motivi. Non sappiamo se e in che forma si svolgerà la 14ma edizione di Marigliano In Jazz. Questo perché l’amministrazione cittadina non ha approvato al momento il bilancio di previsione, anch’esso slittato in avanti e poi, per i protocolli sanitari e di sicurezza generale, che per quanto noti a livello nazionale, possono subire delle modifiche a livello locale. Se siamo arrivati a 14 edizoni (spero) è perché abbiamo avuto il pieno supporto dell’attuale come di altre amministrazioni precedenti e di commissari prefettizi succedutisi in questi anni. Per cui siamo grati  a loro per tutto ciò. Sulla base di tutto questo, faremo la nostra proposta e sicuramente non ci tireremo indietro se ci saranno le condizioni”.

Tante le restrizioni da rispettare, su tutte il distanziamento fisico. L’organizzazione del festival come sta pensando di ottemperare alle nuove regole senza rinunciare alle suggestioni offerte dallo spettacolo musicale dal vivo?

“Le idee e le opzioni sono varie e i 13 punti di maggio sulla ripresa degli spettacoli dal vivo sono alquanto chiari e si riferiscono essenzialmente a quegli eventi da realizzare al chiuso in teatri, cinema e strutture ad essi equiparati. Per chi desidera proporre delle iniziative dal vivo e all’aperto, occorre essenzialmente garantire le distanze interpersonali di almeno 1 metro, niente assembramenti, non più di mille persone e il divieto di consumare cibi e bevande durante gli spettacoli. Come riuscire a conciliare tutto ciò? Stiamo studiando varie opzioni che poi metteremo a confronto con le autorità qualora dovessero decidere di permettere lo svolgimento della manifestazione”.

A causa della pandemia non è stato possibile programmare la manifestazione, di solito sviluppata verso la metà di luglio. In che periodo verrà eventualmente riproposto quest’anno il festival e come ha inciso il COVID-19 nel lavoro preparatorio?

“La maggior  parte degli artisti d’oltreoceano non viaggeranno o lo faranno da fine agosto. Alcuni hanno paura, altri sanno che i budget non saranno gli stessi e i viaggi sono più faticosi perché più soggetti a controlli. Luglio era il mese deputato per i migliori festival europei, da Umbria Jazz a Montreux fino a Jazz Baltica, Marciac o molti altri. In Italia tutto ruota attorno a Umbria Jazz che sebbene abbia programmato delle cose, poche e di rilievo, ha rinviato tuttavia la sua edizione al 2021 fissando già alcune date con nomi grossi come Wynton Marsalis e la Lincoln Center Jazz Orchestra. Ora noi non abbiamo la forza per avere uno di questi nomi (personalmente mi piacerebbe, ma è un altro discorso) eppure alcuni festival di rilievo nazionale ripartiranno. Da noi Riverberi, guidato da Luca Aquino nel Sannio, è ripartito e spero che anche altri possano aggiungersi perché i musicisti devono suonare e tornare a esibirsi e l’indotto deve iniziare a riprendersi. Per forza di cose si farà maggiore affidamento su artisti italiani come del resto abbiamo sempre fatto. Valuteremo le disponibilità di tutti”.

Ad oggi il nostro panorama jazzistico vi consente di puntare su qualche nome italiano, emergente e talentuoso?

“Proprio negli scorsi giorni si è accesa un discussione nel nostro ambiente sul fatto che nei festival italiani finirebbero per suonare sempre gli stessi nomi noti, sono quattro o cinque. Ovviamente molti giovani musicisti si sono risentiti perché sono nomi che assorbono budget e non consentono di investire su progetti giovani e innovativi in qualche caso. Non voglio fare torto a nessuno e non farò nomi, di bravi giovani ce ne sono tanti ma nessuno ancora ha raggiunto il livello di fama anche internazionale di alcuni nostri migliori esponenti del jazz. Nel corso degli anni abbiamo sempre puntato su giovani artisti, essenzialmente campani, ma anche stranieri eh, spesso portando loro fortuna. L’attività della nostra etichetta Skidoo Records è stata rivolta a documentare l’attività progettuale di questi artisti e, dove possibile, anche favorire incontri artistici con musicisti più noti. Ora anche l’etichetta è purtroppo ferma ma speriamo presto di farla ripartire con qualcosa di nuovo. Tuttavia la priorità ora è #MIJ2020 .

(foto di Fabio Miracolo)