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Domani al programma “Uno Mattina” sarà riaperto il caso Agrimonda, ex deposito di fitofarmaci distrutto da un incendio nel 1995. Gli abitanti di Lausdomini aspettano ancora la bonifica del territorio: dal suolo esalazioni e falde acquifere inquinate.

A distanza di 25 anni, l’ex deposito di fitofarmaci Agrimonda, sito in Lausdomini, frazione del comune di Marigliano, torna a far parlare di sé. Domani alle ore 8:10 inizierà la diretta con le telecamere del programma “Uno Mattina” di Rai 1 per documentare la disastrosa situazione dell’area Agrimonda. Negli anni zero provvedimenti, solo un telo a “proteggere” il sito per evitare che le piogge consentissero ai veleni di scendere nelle profondità del terreno. Un tentativo che nel tempo si è dimostrato totalmente inefficace. A parlare sono i fatti: esalazioni tossiche e falde acquifere inquinate, che ovviamente non potevano essere preservate da una semplice copertura in superficie.

Era il 1995 quando un incendio ridusse in cenere un’area di 2700 metri quadrati. Non si trattava di un semplice deposito merci, poiché lì erano stipate oltre 200 tonnellate di sostanze tossiche, pesticidi e fertilizzanti, che hanno creato non pochi danni alla popolazione – i residenti di via Pasubio, nei pressi dell’Agrimonda, furono costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dietro la “Chernobyl della Campania”, così com’è stata definita, si nasconde tanta paura per i danni alla salute, rischio di malattie e tumori. Sebbene, illo tempore, le indagini avessero dimostrato l’origine dolosa dell’incendio, mai nessuno ha pagato per l’infausta azione, tant’è che la stessa inchiesta è stato poi archiviata. Non sono mancate le denunce penali, susseguitesi negli anni ad opera dei comitati civici contro le istituzioni per omesso intervento.

Dal 1995 la situazione si è sbloccata solo nel 2006, quando l’Agrimonda è stato inserito nel sito di interesse nazionale Litorale Domizio – Flegreo ed Agro Aversano dal ministero dell’Ambiente per iniziativa della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, all’epoca presieduta da Paolo Russo. Circa due milioni di euro sono stati stanziati, ma non sono bastati a placare le polemiche. Nel tempo rifiuti e ceneri sono stati rimossi, il sito è stato superficialmente ripulito, ma serve fare chiarezza sullo stato delle falde acquifere: in base ai rilievi fatti nel tempo i veleni hanno raggiunto i 4.5 metri di profondità. Le associazioni ambientaliste locali chiedono un intervento straordinario su quei terreni. Lo scorso settembre Mario Fusco, responsabile del Registro Tumori dell’Asl Napoli 3 Sud, ha ricevuto mandato dalla stessa Azienda sanitaria, di procedere alla coordinazione di un gruppo di lavoro per monitorare la salute degli abitanti dei comuni di Marigliano e Mariglianella. L’intervento della Rai per riaccendere i riflettori sull’Agrimonda aiuterà certamente a riportare in luce un caso dalla portata nazionale che, però, pare essere finito nel dimenticatoio.

(fonte foto: rete internet)