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A un mese e mezzo dalle amministrative di settembre si profila per il Comune di Marigliano l’arrivo di un commissario e di una commissione d’accesso, verosimilmente al fine di mettere ordine nella bagarre politica e istituzionale delle ultime settimane (scatenata dall’arresto e dalle dimissioni dell’ex primo cittadino Antonio Carpino) e stabilire se sia il caso o meno di traghettare la città alle elezioni comunali. Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali anche se circolano voci insistenti riguardo a ciò che sta per succedere, come lasciato intendere da alcune figure istituzionali e politiche anche nel corso della recente assise pubblica. Ai sensi dell’art. 141 del D.Lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) potrebbero configurarsi già diversi i motivi per giustificare lo scioglimento del consiglio comunale e il conseguente arrivo del commissario: impedimento permanente e/o dimissioni del sindaco, bilancio non ancora approvato con i termini che incombono dopo l’ennesima proroga (30 settembre 2020) e assenza di strumenti urbanistici generali (il PUC doveva essere approvato entro la fine del 2019).

Tuttavia, ciò che potrebbe prefigurarsi all’orizzonte è anche uno scioglimento per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi, il che imporrebbe una misura di prevenzione straordinaria, da applicare nel caso in cui esista il reale pericolo che l’attività di un comune sia piegata agli interessi dei clan mafiosi. Considerando che l’ex sindaco Carpino al momento si trova agli arresti domiciliari ed è indagato per il reato di “scambio elettorale politico-mafioso”, e che l’indagine del Tribunale di Napoli pare sia destinata ad allargarsi a macchia d’olio, non è assolutamente da escludere la possibilità che il Ministero degli Interni nomini un’apposita commissione di indagine prefettizia per il Comune di Marigliano. Ritrovarsi a ridosso di nuove elezioni ha fatto sì che scattasse per Carpino il rischio di reiterazione del reato (almeno stando alle motivazioni della richiesta di custodia cautelare in carcere) e dunque l’incombere delle urne potrebbe suggerire alla Prefettura una azione similare di accortezza nei confronti del palazzo di città.

La commissione in questione svolge un approfondito esame dell’attività amministrativa, analizzando anche le risultanze delle indagini giudiziarie sui gruppi criminali presenti sul territorio e gli eventuali provvedimenti adottati nei confronti di amministratori locali e dipendenti. Ovviamente la legge richiede che emergano “elementi certi, univoci e rilevanti” sul condizionamento mafioso: è richiesta non solo l’esistenza di forti collegamenti tra esponenti dell’organo politico e/o dipendenti dell’Amministrazione con i clan presenti sul territorio (assumono particolare valore a tale riguardo le frequentazioni assidue con i boss locali, il sostegno elettorale alle liste dei candidati e la comunanza di interessi degli amministratori con aziende controllate dalla criminalità: tutti argomenti di cui si parla diffusamente nell’ordinanza del 15 luglio scorso) ma soprattutto la dimostrazione che singoli atti di gestione siano stati adottati proprio per favorire i clan mafiosi ed i loro esponenti.

Stando a quel che riporta Open Polis, nell’ultimo triennio sono aumentati gli scioglimenti per mafia: 21 quelli decisi nel 2017, 23 nel 2018 e 16 nel 2019 (tra cui l’ultimo censito, Orta di Atella, approvato in consiglio dei ministri il 6 novembre scorso). Lo scioglimento prescinde, però, da eventuali responsabilità penali dei singoli amministratori locali: di conseguenza non è necessario attendere la conclusione del processo penale per deliberare in ordine al commissariamento di un ente. Pertanto è possibile lo scioglimento anche quando emerga un’incapacità del consiglio comunale, nel suo complesso, nel contrastare l’infiltrazione mafiosa e ad esercitare il dovuto controllo sulla burocrazia e sui gestori di pubblici servizi, a prescindere cioè dall’accertamento di una precisa volontà da parte degli amministratori di assecondare le richieste dei clan locali.

Il decreto di scioglimento comporta la cessazione dalla carica di tutti i titolari di cariche elettive, la risoluzione degli incarichi assegnati a dirigenti e consulenti e l’affidamento dell’intera gestione dell’ente locale ad una commissione straordinaria, alla quale eventualmente spetterà la decisione di  adottare tutti i provvedimenti necessari per il pieno ripristino della legalità. In tale ambito potrà anche procedere all’annullamento delle delibere (affidamento di lavori e forniture, concessioni demaniali e edilizie, contributi e così via) di cui siano beneficiari boss locali oppure aziende comunque legate alla criminalità organizzata: un fenomeno al quale pure si fa riferimento nell’ordinanza che ha portato all’arresto dell’ex sindaco di Marigliano.

In attesa di conferme ufficiali arrivano le prime dichiarazioni dei candidati alla carica di primo cittadino, per il momento impegnati nella composizione delle liste per le amministrative del 20 e 21 settembre. Il MoVimento 5 Stelle, che sostiene Maurizio Sena, fa sapere che “l’arrivo del commissario prefettizio a Marigliano certificherebbe la gravità della situazione presente e getterebbe inquietudine sui prossimi mesi che certamente saranno di studio riguardo ai passati cinque anni. Resta palpabile il disorientamento tra tutti gli schieramenti che avevano già fatto alleanze o barricate. Noi del movimento 5stelle, coerenti a quanto affermiamo da mesi,  stringeremo alleanze con quelli che condividono i nostri temi e condivideranno senza sconti alcuni punti cardine del nostro programma”.

In sintonia il pensiero di Saverio Lo Sapio, candidato per la lista green Oxigeno: “Se la Commissione d’accesso serve per Trasparenza e Legalità, ben venga. Oggi le forze politiche in campo dovrebbero cercare di includere tutte quelle categorie di persone che ormai sono state messe ai margini da questa politica attenta solo ai padroni di pacchetti di voti in danno di insegnanti, pensionati, giovani”.

Chiosa sulla questione anche Fratelli d’Italia – Marigliano, che dichiara su Facebook quanto segue: “Abbiamo la vaga sensazione che più di qualcuno tra gli esponenti della maggioranza consiliare uscente non abbia compreso cosa sia accaduto a Marigliano, facendo finta che tutto rientri nella ordinarietà. Ma di ordinario non c’è nulla altrimenti non avremo, tra qualche giorno, un commissario prefettizio”.

In un contesto del genere assumono particolare importanza le misure volte a garantire la massima trasparenza dell’attività amministrativa, attraverso l’adozione di protocolli di legalità e di regolamenti per i diversi settori sensibili, quali urbanistica, albo dei fornitori e accesso civico (ne abbiamo parlato anche qui), nonché la riorganizzazione dell’apparato burocratico, a cominciare dalla rotazione degli incarichi.