Mala vesuviana, D’Ambrosio dal carcere ai domiciliari: è tornato a casa

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L’ordinanza di custodia cautelare tramutata dalla prigione all’abitazione grazie all’istanza al tribunale del Riesame dell’avvocato penalista Assunta Arcopinto   

 

Il 18 dicembre del 2020 fu arrestato e imprigionato con l’accusa di far parte di una vasta associazione mafiosa capeggiata da Bruno Mascitelli, operante tra Ponticelli, Pomigliano, Castello di Cisterna e parte dell’agro aversano e dell’area a nord di Napoli. Ma ieri il tribunale del Riesame di Napoli ha deciso di mandare a casa Salvatore d’Ambrosio, un pregiudicato di 54 anni.

Intanto D’Ambrosio, ritenuto dagli inquirenti figura di spicco della mala locale, ha già fatto ritorno nel suo alloggio del rione della ricostruzione di Castello di Cisterna, il “Parco Enrico De Nicola”, dove sconterà ai domiciliari una pena residua di poco più di un anno e mezzo. Fino a qualche giorno fa D’Ambrosio si trovava in un carcere siciliano. Poi però, appena è giunta la notifica della scarcerazione ed è stato liberato, ha preso un aereo e, dopo essere sbarcato a Capodichino, ha raggiunto la sua abitazione a bordo di un taxi, da solo. Qui sconterà ai domiciliari il resto della pena. D’Ambrosio era stato condannato a cinque anni in primo grado e a quattro anni e 5 mesi in appello.

Entrambe le sentenze dei giudici non gli hanno riconosciuto l’associazione di stampo mafioso, da qui il motivo della tenuità della pena. Comunque l’Appello aveva stabilito che D’Ambrosio doveva restare in carcere. Ma la sua legale, l’avvocato Assunta Arcopinto, ha fatto istanza al tribunale del Riesame per la scarcerazione e l’ha spuntata. Ora D’ambrosio è a casa.