Una riflessione sull vissuto di Madre Teresa, proclamata di recente santa.
Non posso non riprendere la mia rubrica settimanale se non con una riflessione su Madre Teresa, finalmente santa. Ma per noi era già santa! Ringraziando Dio nel mondo esiste una santità “feriale” al di là del “vaticano” e della chiesa “ufficiale”. Ho avuto la gioia di conoscere Madre Teresa, nella su casa-madre, a Roma, a S. Gregorio al Celio. Erano le 6 del mattino. Più di 30 anni fa. Una donna piccola di statura, ma grande. Con un sorriso dolcissimo e una fede grandissima. Scambiai con lei poche parole. Le presentai mia mamma e mia sorella. Partecipammo alla S. Messa. Una sensazione unica la sua umiltà. Da allora le sono stata vicino con la preghiera e tentando di fare una “goccia” di quel tantissimo che faceva lei. Domenica scorsa per Teresa di Calcutta papa Francesco ha trovato una immagine bellissima, profondissima nella semplicità: «La sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a chiamarla madre». Una mamma, così l’hanno sentita i tanti poveri fortunati curati da lei, sempre sorridente. Dalle mani ruvide di lavoro ma tenere e affettuose come nessun’altra. Mani che accarezzano, che chiamano, che si fondono una nell’altra per pregare, che ti toccano, il viso e l’anima. La santa di Calcutta non si è limitata a parlare dei poveri o a chiedere politiche antimiseria, ma si è chinata sugli ultimi, li ha soccorsi, li ha abbracciati, li ha fatti morire con il sorriso sulle labbra. Li ha toccati. Fino a mescolare le loro lacrime con le sue, fino a confondere la sua testimonianza d’amore con il loro grido di sofferenza. Ma, anche lei, come del resto tutti quelli che fanno un po’ di bene su questa terra, è stata perseguitata, calunniata, criticata. Secondo alcuni il suo era puro assistenzialismo e, secondo altri, prendeva soldi da tutti, anche da quelli che vivevano una vita lontano dal vangelo. Ma, Madre Teresa non era un medico, non ha fondato ospedali dove semmai indirizzava chi poteva. La sua vocazione era il Vangelo di Gesù, era raccogliere i più poveri tra i poveri per farli sentire amati, per nutrirli, per togliere loro di dosso la puzza dell’abbandono, per accompagnarli nella loro fine altrimenti solitaria, fino a fargli dire come quella donna: “Sono vissuta come una bestia e ora muoio come un angelo”. Forse ai più la Madre dava fastidio perché ha tuonato con forza contro l’aborto. Essa considerava l’aborto un male, si è impegnata fino all’ultimo dei suoi giorni nel sostenere che “chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero”. Oggigiorno – disse a Oslo ricevendo il Nobel per la pace – “il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa”. Eppure furono proprio le suore di Madre Teresa ad accettare il rischio di farsi carico dei malati di Aids quando si aveva paura persino a sfiorarli. Sono ancora loro, oggi, a soccorrere le vittime della tratta, a prendere in braccio i bambini deformi, a soccorrere i vecchi abbandonati per strada, a liberarli dall’angoscia, oltreché dai pidocchi. Sapendo che in cambio potrebbero non ricevere neppure un ‘grazie’. “È molto importante capire che l’amore per essere vero, deve fare male – disse ancora Madre Teresa a Oslo quell’11 dicembre 1979 –. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male”. Fino ad accettare offerte da chiunque. “Chiedere l’elemosina, quando è fatto per Cristo, è bellissimo”, spiegava Madre Teresa condensando in quell’affermazione, lei che viveva di sola carità, la sua fiducia totale nella Provvidenza. Che trova radice nella preghiera, nel contatto quotidiano con l’Eucaristia, nella forza di alzare gli occhi al cielo per fa un po’ di bene su questa terra. Persino nella notte oscura della fede, anche di fronte alla più inspiegabile delle sofferenze. Proprio come una madre cresciuta alla scuola della croce, che sa trovare nel Vangelo della misericordia la luce per illuminare le tenebre degli ultimi. La Madre soleva dire che “solo l’amore”, compreso quello povero, svilito, disprezzato dai grandi della terra, “salverà il mondo”.



