Una voragine che sembra allargarsi ogni giorno che passa, uno squarcio inquietante, un baratro nel luogo dove ogni giorno si riuniscono i pellegrini che arrivano in Santuario, dove si tengono eventi e concerti, dove i fujenti si riposano il lunedì in Albis, il luogo dove, nella suggestiva passeggiata che lo circonda, si affacciano il Museo che ospita la più grande collezione al mondo di ex voto, l’antica farmacia dei Domenicani, la sala offerte, l’antico refettorio oggi trasformato in un’elegante sala dove si organizzano mostre, concerti, iniziative culturali, la biblioteca a disposizione degli studiosi.
Una ferita deturpa da qualche giorno il grande chiostro domenicano che risale al principio del 1600, progettato alla fine del secolo precedente al centro del convento a pianta quadrata, una «pugnalata» inferta nella bellezza. La storia secolare di uno dei Santuari più noti in Campania e al mondo, quello della Madonna dell’Arco, gira di fatto anche intorno al chiostro.
La storia del convento è lunga: ha attraversato eruzioni del Vesuvio, soppressione napoleonica, crolli e restauri. Tra varie vicissitudini, si arriva alla radicale ristrutturazione terminata nel 1999 in occasione del Giubileo del 2000, fu allora che il livello del chiostro venne rialzato di un metro, portandolo quasi a livello dei corridoi laterali. Il chiostro, con il pozzetto al centro dove i pellegrini gettano monetine, dove giocano i bambini, dove gli sposi si attardano per qualche scatto dopo la celebrazione di matrimoni, dove passeggiano gli innamorati e dove il giorno simbolo dedicato alla Mamma dell’Arco, il Lunedì in Albis, si affollano i «battenti» per riposarsi, per ritemprarsi, ora è transennato. Inagibile. Circondato da nastro giallo e delimitato da cordoni, quasi come un luogo del delitto in un film noir. Quella ferita, quella voragine, quel baratro che se non fosse in un luogo di spiritualità potrebbe far pensare ad una discesa agli inferi, è frutto di un errore. Un errore compiuto proprio durante i lavori del Giubileo quando si pensò di eliminare il dislivello tra chiostro e passeggiata laterale, eliminando i gradini e portandoli sullo stesso piano. Al centro del chiostro, dove sorge la cisterna con sopra il pozzetto, furono riversati detriti, calcinacci, materiale di risulta, terreno. Il peso ha evidentemente fiaccato il tetto della cisterna, le infiltrazioni hanno fatto il resto. Così il pavimento ha ceduto, e continuerà a farlo. Non potranno fermarvisi i fujenti nel giorno di Pasquetta, non potranno giocarvi i bambini, non vi si potranno attardare gli sposi, non vi si potranno organizzare eventi.

«Abbiamo accertato che la causa risale ai lavori del Giubileo, l’architetto di allora volle riempire il dislivello tra chiostro e passeggiata, in pratica dopo vent’anni il solaio della cisterna concepito per reggere un peso, per esempio, di dieci chili, ne ha dovuti sopportare quasi mille. Crediamo che anche il resto del perimetro della cisterna crollerà» – dice il priore, Padre Alessio Romano.
La sentenza dei tecnici che hanno compiuto la perizia è di quelle ferali: occorreranno circa 400 mila euro per riparare il danno.
«Ora va ripristinato lo stato dei luoghi, bisognerà intervenire presto, rispettando l’architettura originaria ed eliminando le modifiche compiute nel 2000» – continua padre Alessio che ha fatto appello alla Soprintendenza, alla Regione Campania, a qualsivoglia istituzione voglia tutelare uno dei beni più preziosi della regione. Nel frattempo, il chiostro resterà vietato a fedeli, pellegrini, fujenti. E tutti gli eventi in programma di qui all’estate saranno annullati.
«Il chiostro è praticamente l’unica piazza, l’unico agorà di cui il Santuario dispone, giacché il progetto di riqualificare e ridare nuova vita a piazza Arco, un progetto regalato dai Domenicani al Comune, ha visto il mancato impegno della passata amministrazione comunale. Ora non c’è un luogo dove i pellegrini possano sostare e sarà un grande problema soprattutto il Lunedì in Albis» – aggiunge padre Alessio


