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Mi capita di leggere sul “Corriere. It” che, secondo il signor Pillon, membro del parlamento italiano, le ragazze “sono più propense” alle discipline dell’accudimento che a quelle tecniche, e penso al quadro che David dedicò, nel 1788, ai coniugi Lavoisier, mettendo al centro della scena non il marito, ma la moglie Anne Marie: per ricordarci, forse, che notevole era stato il contributo dato dalla signora alle scoperte scientifiche che molti testi, ancora oggi, attribuiscono solo ad Antoine.

 

Capita di leggere nello stesso giorno la notizia sul nuovo allenatore della Fiorentina e le dichiarazioni del sig. Pillon, membro del Parlamento italiano, sulla fiacca inclinazione delle donne per le scienze matematiche: certi giorni, la cronaca non mi fa mancare niente. In verità, di tanto in tanto, me le leggo, le “sentenze” del sig. Pillon, che si dichiara fervente cattolico e che riscuote il plauso di qualche autorevole rappresentante del clero: me le leggo, per capire meglio dove vogliono arrivare – “addò vonno arrivà’”, in napoletano suona più sfizioso – una parte del nostro popolo e una parte della Chiesa. Mentre leggevo l’amena dissertazione del sig. Pillon, mi sono ricordato di una manifestazione di molti anni fa, organizzata da un’associazione di signore, in cui fui invitato a parlare del quadro “I coniugi Lavoisier” che Jacques-Louis David dipinse nel 1788 e che molti studiosi considerano uno dei capolavori della pittura neoclassica. Sul marito qualcosa lo sapevo: Antoine Lavoisier (1743 -1794), Padre della chimica, scopritore della vera natura dell’ossigeno, fondatore della fisiologia respiratoria, demolitore della dottrina del flogisto: sulla quale vaghe sono le mie conoscenze, e perciò non mi permetto di parlarne. Antoine Lavoisier, che era di nobile famiglia e che si interessava anche di filosofia e di economia,  in un primo momento venne risparmiato dai Giacobini della Rivoluzione, che anzi gli affidarono il compito di riorganizzare il sistema dei pesi e delle misure. Ma poi fu deciso di sottoporre a processo tutti i “fermiers”, gli esattori delle tasse del passato regime, e Lavoisier, che era stato “fermier” fino al 1789, si presentò spontaneamente davanti ai giudici, confidando di essere salvato dalla sua fama. Ma i giudici ricordarono al pubblico che il nobile Lavoisier aveva proposto di circondare Parigi con un muro, per controllare gli evasori del dazio: e questa proposta provocò la condanna a morte dello scienziato. Racconta il Fumagalli che il giudice che emise la sentenza di morte disse che la Francia non aveva bisogno di scienziati. In realtà, a scriverlo, su un foglio “giacobino”, fu un anonimo giornalista. Come si vede, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Sulla signora Lavoisier fui costretto ad informarmi. E così appresi che Marie Anne Paulze (1758 – 1836) aveva sposato lo scienziato nel 1771, all’età di 13 anni, e che si era dedicata allo studio della chimica sotto la guida del marito e di un amico di famiglia, Jean Baptiste Bucquet. La signora divenne insostituibile collaboratrice del marito, perché grazie alla sua profonda conoscenza della scienza chimica e all’uso corretto della lingua inglese, tradusse per Antoine i libri di Henry Cavendish, che era riuscito a produrre acqua dall’idrogeno e dall’ossigeno, e le opere di Prestley e di Kirwan: l’analisi di queste opere permise ad Antoine di demolire definitivamente quella teoria del flogisto di cui è stato fatto già cenno. Antoine Lavoisier versò a David una somma notevole per il quadro, che è di grandi dimensioni- cm. 260 x 194,6-  e che, per gli abiti indossati dai coniugi,  è uno degli ultimi documenti della moda della borghesia “alta” nei mesi che precedettero la Rivoluzione. La novità dell’opera non sta nella “presenza” di oggetti legati alla ricerca scientifica, perché Joseph Wright of Derby li aveva già inseriti nei suoi ritratti di scienziati e industriali inglesi. La novità vera sta nell’impaginazione: al centro del quadro  c’è non Antoine, ma Marie Anne, e questa scelta non è dettata solo dalla volontà di elogiare “l’amore coniugale, tema caro all’impegno morale e sociale del pittore” ( Orietta Rossi Pinelli). E’ evidente l’intenzione di David di “dirci” che Anne Marie è la musa ispiratrice del marito anche quando egli scrive di argomenti scientifici: lo dimostra la serenità di lui, espressa dal volto e dalla gamba che “si rilassa” oltre il tavolo; lo conferma la “posa” di lei che appoggia il corpo e la mano sinistra su Antoine, ma volge lo sguardo verso l’ osservatore, come per invitarlo ad entrare in quella stanza, dove una nuova scienza e un nuovo “mondo” vengono costruiti dalla coppia. Nel 1789 Antoine Lavoisier pubblicò un’opera fondamentale, il “Trattato elementare di chimica”, e Anne Marie, che si interessava anche di arti figurative, preparò le 13 lastre per l’incisione dei disegni di macchine e strumenti. E’ probabile che a questo lavoro faccia riferimento la cartella per i fogli che David raffigurò alle spalle della signora, nella penombra. Dovrei parlare della straordinaria tecnica con cui il Maestro dipinse gli abiti,  il vetro, i metalli, il rosso tappeto, e la fluente chioma di Anne Marie. Ma lo spazio è finito, e la tecnica di David merita un discorso a parte. Lo meritano i quadri che egli dedicò a Napoleone Bonaparte, soprattutto in un anno in cui si ricorda la morte dell’ “uom fatale”, soprattutto in un momento in cui qualcuno, anche in Francia, osa tentare di scolorirne la luminosa figura.