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L’inceneritore e l’aumento dei volumi delle strutture: è ampliamento ?

Da Acerra forti critiche alla Regione. L’avvocato Auriemma fornisce dati e numeri delle preoccupazioni. 

La vasca di raccolta delle ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti dovrà essere ampliata di circa due terzi. Ma dovrà anche essere prolungato il carroponte con cui viene movimentata l’immondizia all’interno del termovalorizzatore. Il via libera è stato dato dalla Regione Campania, con un decreto dirigenziale del 21 ottobre scorso. Decreto che però gli ambientalisti stanno contestando duramente. Lo interpretano come un vero e proprio potenziamento dell’impianto, come l’ennesimo schiaffo alla comunità locale. “Impugneremo al Tar il provvedimento della Regione – annuncia l’avvocato Carmela Auriemma, che ha raccolto l’appello del comitato Donne 29 agosto – Hanno aumentato negli anni e vogliono continuare ad aumentare – lamenta la legale – i quantitativi di rifiuti da bruciare nell’inceneritore aggirando le norme”. Ma sia l’A2A, cioè la società che gestisce il termovalorizzatore, che la Regione, smentiscono. “Il progetto – replica l’azienda lombarda – prevede una ottimizzazione del deposito temporaneo delle ceneri pesanti per migliorare la logistica di prelievo del materiale senza modificare né i quantitativi prodotti né i quantitativi trattati dall’impianto. Proprio per questo la modifica è di tipo non sostanziale secondo la normativa che disciplina l’autorizzazione dell’impianto”. Stessa posizione dalla Regione, che scrive di “modifiche non sostanziali”, vale a dire di cambiamenti che non comportano una valutazione d’impatto ambientale, come invece dovrebbe essere in caso di un aumento dei quantitativi di rifiuti da conferire nel forno. A ogni modo l’ampliamento della vasca di contenimento delle ceneri dovrà portare questa struttura dagli attuali 730 metri cubi a 1160 metri cubi di portata. Dovrà essere il Comune di Acerra a rilasciare le autorizzazioni urbanistiche necessarie.

Il via libera regionale è stato rilasciato sulla base di un progetto realizzato per conto dell’A2A da un ingegnere acerrano, un ex consigliere comunale di opposizione, del Pdl. E’ una storia zeppa di complicate questioni burocratiche. L’inceneritore entra in funzione con il decreto legge numero 90 del 23 maggio 2008, decreto che viene considerato come un’autorizzazione integrata ambientale. Quantitativo massimo di rifiuti da bruciare ogni anno: 600mila tonnellate. Successivamente, con il decreto legge 195 del 2009, si autorizza a bruciare un quantitativo nel limite termico massimo previsto dal progetto, limite fissato a 340 megawatt. In questo modo si è avuto un aumento del volume dei rifiuti fino a 670mila tonnellate nel 2013 e nel 2014, come risulta dagli atti consegnati in sede di conferenza dei servizi. Ma nella proposta di modifica al piano regionale sui rifiuti, pubblicata a luglio dalla giunta De Luca, si scrive che il termovalorizzatore è arrivato a bruciare 715mila tonnellate di rifiuti all’anno e che sulla scorta di studi e confronti con l’A2A “è possibile portare il quantitativo da bruciare fino a 750mila tonnellate”.  Nel frattempo gli ambientalisti di Acerra, attraverso l’avvocato Auriemma, hanno presentato un ricorso al Tar per annullare l’A.I.A. rilasciata dalla Regione nel dicembre del 2014. Ricorso che è stato respinto nel 2015. Però il comitato Donne 29 agosto non si arrende. Ha presentato appello al Consiglio di Stato: “la modifica dal peso in tonnellate al carico termico in megawatt del quantitativo di rifiuti da bruciare ha avuto come conseguenza l’aumento della quantità effettiva di scarti conferiti nell’impianto e ciò è una modifica sostanziale da sottoporre a nuova valutazione d’impatto ambientale”.

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