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Lettera dei cinque licenziati della Fiat di Pomigliano: “Marchionne funzionario dei padroni. Non sopportava le nostre idee”

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I cinque licenziati (in via definitiva grazie a una recente sentenza di Cassazione) degli stabilimenti Fiat di Pomigliano e di Nola scrivono una lettera durissima a Marcello De Luca Tamajo, l’avvocato lavorista e docente universitario che nell’ambito di un pool di legali Fiat ha consigliato Marchionne su come uscire, nel 2010, da Confidustria realizzando il contratto aziendale e imbrigliando le rivendicazioni sindacali, sciopero compreso. Tamajo, ideologo di una “storica” contrapposizione legale con la Fiom,  in una dichiarazione rilasciata ieri alla stampa definisce “alcuni operai” i licenziati di Pomigliano e Nola. Operai che furono silurati dall’ex amministratore delegato, ora in agonia a causa di un tumore, per aver simulato davanti al reparto logistico napoletano, nel giugno del 2014, il suo “suicidio”, con un fantoccio raffigurante il suo volto appeso a un patibolo. Una manifestazione ideata per protestare contro il suicidio, purtroppo vero questa volta, di Maria Baratto, l’operaia di 47 anni del reparto di Nola  rimasta per un lungo periodo in cassa integrazione a zero ore.  << Noi non siamo alcuni operai come viene descritto dal signor De Luca Tamajo – scrivono Mimmo Mignano, di Sant’Anastasia, Antonio Montella, di Torre del Greco, Roberto Fabricatore, di Nocera, Marco Cusano, di Caserta, e Massimo Napolitano, di Acerra –   la nostra storia è altro e non puo’ passare così. Marchionne – aggiungono gli operai ricordando le stesse parole di Tamajo – fu” particolarmente lieto” quando la Cassazione ci ha definitivamente buttati fuori dalla Fiat. Era così permaloso da prendersela per una rappresentazione satirica nei suoi confronti? O per “il messaggio di civiltà giuridica” della sentenza come dice il grande professore che l’ha così servizievolmente difeso? >>. Quindi la riflessione sul valore politico della contrapposizione con l’ex ad di Fiat.  << Noi –  ricordano i licenziati – eravamo cinque operai tra decine di migliaia e non crediamo che un amministratore delegato potesse offendersi così tanto dall’alto della sua posizione per una rappresentazione satirica, quella del fantoccio. Né tantomeno crediamo a tutta questa manfrina sulla civiltà, quella giuridica in particolare. Per i padroni esiste un unico principio: guadagnare il più possibile e in questo non c’è nessuna cultura o moralità >>.  Ancor più impietose le parole relative al giudizio sul manager.  << Marchionne – affermano Mignano e i suoi compagni – era un funzionario lucido dei padroni e come tale poteva sopportare tutto da operai come noi: una battaglia sindacale su una vite in più o su una vite in meno, una lotta per aumenti salariali, anche al massimo critiche sulla gestione antioperaia degli stabilimenti. Una cosa però non la poteva accettare: la messa in discussione dell’esistenza stessa dei padroni. Lui aveva capito che noi siamo una tendenza nuova , ma nello stesso tempo antica, del movimento operaio. Quella che punta alla eliminazione delsistema di produzione capitalistico.Poteva accettare qualsiasi critica e lotta nel campo sindacale,  ma mai una tendenza politica indipendente degli operai contro il sistema dei padroni >>. E Mignano motiva così la “guerra” a colpi di carta bollata con Marchionne. << Perché il nostro gruppo di lavoratori – spiega – aveva una storia tra gli operai di Pomigliano. Io Mimmo Mignano, sono stato il più votato alle elezioni della RSU in cui divenni delegato . IL nostro gruppo è stato quello che ha messo in campo la lotta più dura contro la deportazione a Nola. Un gruppo di operai determinati a farla finita con il sistema di sfruttamento, combattivi, e con un certo seguito tra gli operai in fabbrica. No questo Marchionne non lo poteva tollerare e ha cercato di fermare questa tendenza facendo fuori noi. Ci dispiace per lui, ma è stata un’illusione >>. I licenziati di Pomigliano sono convinti che il vento stia cambiando:  << Gli operai stanno cominciando a riflettere sulla loro condizione in questa società e stanno cominciando ad organizzarsi. Tra non molto gli operai ”incivili” saranno migliaia e non basteranno più licenziamenti, grandi professori di legge e sentenze compiacenti a fermarli >>. Gli fa eco a distanza il segretario generale della Fim Cisl della Campania, Giuseppe Terracciano, che in un comunicato diramato oggi tesse le lodi di Marchionne. << I suoi detrattori – scrive – demonizzano il merito >>.

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