Legge che tutela l’assistenza ad un parente disabile, la legge 104 è un supporto a tutti i familiari che, quotidianamente, si trovano a lottare con una smisurata quantità di ostacoli burocratici e pratici. Le istituzioni, quindi, nel tentativo di fungere da sostegno, hanno deciso di intervenire con delle apposite disposizioni.
Diverse sono le agevolazioni fornite dalla 104, ma tra le più conosciute, vi sono sicuramente quelle inerenti all’attività lavorativa. Eppure, basandoci sui molteplici episodi che hanno interessato l’applicazione di suddetta legge a favore dei lavoratori, abbiamo compreso che il legislatore dovrebbe, quanto prima, rivedere alcuni meccanismi. Adoperarsi quindi, per un necessario aggiornamento.
Particolare preoccupazione, ad esempio, desta la licenziabilità dell’impiegato con a carico un disabile grave(questo può accadere anche per condizioni non riconducibili al lavoratore stesso, come può essere una improvvisa riduzione del personale da parte dell’azienda). Ed è proprio su questo argomento che, su internet, è partita una petizione che ha raccolto già 5000 firme.
L’iniziativa, nata dalla rabbia del signor Picco, padre di Asya, ha dato il via ad una catena di solidarietà che sta coinvolgendo sempre più persone. Il signor Picco, attraverso una nota pubblicata su Facebook, ci spiega come, giorno dopo giorno, un familiare debba barcamenarsi tra il lavoro, le esigenze della famiglia e quelle del figlio o del parente con handicap:
Credo che Asya rappresenti un’occasione, per tutti noi, di rendere il nostro paese un luogo migliore in cui vivere. Dove solidarietà non è solo una parola cui diamo un senso mettendo una monetina nel cappello del povero, all’uscita dalla chiesa, bensì uno stato di fatto, quando, nella difficoltà, guardiamo con serenità la diversità di chi ci cammina a fianco facendo tesoro di quello che può dare piuttosto che isolarlo per ciò che non è in grado di fare. Ecco perché tutelare il lavoro in una famiglia “a rotelle”, è semplicemente un modo per includerla nel nostro mondo, affinché sia una risorsa e non un peso da portarsi sulle spalle.
La legge, con la L maiuscola, è l’espressione di un principio in cui ci riconosciamo. È nostra perché ci definisce. Ed è nostra perché noi la rendiamo migliore, quando non ci riconosciamo più, in parte o totalmente in essa. La legge 104 è stata una legge innovativa e rivoluzionaria, ciò nonostante è nata in un momento storico in cui “flessibilità” non era un termine che avremmo mai associato a “lavoro”. Sicuramente non in senso di precarietà. Il legislatore ha perciò tutelato solo gli aspetti che al tempo potevano mettere in difficoltà la “diversità”, come ad esempio il trasferimento di sede. Da allora il mondo del lavoro è cambiato. Il precariato e la perdita del lavoro sono divenuti la quotidianità piuttosto che l’eccezione. La legge, per essere viva, deve seguirci nella nostra evoluzione sociale. E la legge 104, che tutela l’handicap, deve confrontarsi con il nostro mondo, in cui la volatilità dei posti di lavoro è uno strumento di profitto fin troppo abusata. Che nulla ha a che vedere con il significato profondo che i Padri Costituenti hanno voluto dare a esso nella Carta: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Desidero, con tutti voi, provare ad appropriarmi di quanto è nostro, che ci è stato regalato con sacrificio, spesso ultimo, da Uomini che hanno voluto crederci. Partendo da qui. Se non ci proviamo, avremo perso in partenza. Fate vostro ciò che ritenete giusto. E abbiate la costanza di non arrendervi.



