Somma Vesuviana, rincari di prodotti alimentari, il sindaco:”Saranno fatte le dovute verifiche”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana.

Di Sarno: “Da piu’ parti mi segnalano rincari di prodotti alimentari, verificheremo.  Italia in campo non solo con gli operatori sanitari. Un grazie dobbiamo gridarlo dai balconi anche a tutta la SCUOLA ITALIANA. Insegnanti che stanno lavorando 12 – 15 ore al giorno per garantire agli studenti uno svolgimento a distanza delle lezioni. Grazie, grazie, grazie”.

“Oggi ho ordinato la sospensione di tutti i cantieri edili pubblici e privati, fatte salve le situazioni di urgenza. Ho disposto che al Comando di Polizia Municipale spetta l’esecuzione e agli altri Agenti della Forza Pubblica spetta la vigilanza per l’esatta osservanza di tale provvedimento. Inoltre con ordinanza 66 ed immediata entrata in vigore ho ordinato che dal Lunedì al Sabato incluso, tutte le attività attualmente aperte al pubblico siano chiuse alle ore 18 , tranne Farmacie e Parafarmacie il cui orario di apertura e di chiusura rimarrà invariato come anche le rispettive turnazioni. Ho ordinato che la Domenica mattina tutte le attività siano chiuse alle ore 12, tranne ovviamente Farmacie e Parafarmacie. LO SPOSTAMENTO E’ CONSENTITO SOLO PER COMPROVATE RAGIONI DI EMERGENZA SANITARIA DI SALUTE E DI LAVORO. HO ORDINATO CHE GLI SPOSTAMENTI DI CUI PRIMA, EFFETTUATI CON PROPRI MEZZI DI TRASPORTO , SIANO LIMITATI AD UNA SOLA PERSONA. RIPETO IN AUTO POTRA’ ESSERCI UNA SOLA PERSONA”. Lo ha dichiarato il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno. Somma Vesuviana è un comune del napoletano dove si sono registrati 3 casi dall’inizio dell’emergenza.

Il sindaco chiede chiarimenti ai rappresentanti, gestori e proprietari di supermercati.

“Da piu’ parti – ha continuato Di Sarno – i cittadini mi segnalano rincari dei costi di prodotti alimentari. Mi accerterò di questo, verificherò e chiederò eventualmente i dovuti chiarimenti a norma di legge e nel caso dovessero esserci rincari se dovesse dipendere dalla filiera o meno”.

Ai gestori di telefonia mobile e fissa:

“Chiedo ai gestori di telefonia mobile e fissa di verificare costantemente il funzionamento di internet e della rete di collegamento che magari potrebbe essere in sovraccarico e di venire incontro alle esigenze di tutti. So che lo state facendo e vi ringrazio ma ora tali servizi sono ancora piu’ importanti. Attraverso tali servizi possiamo garantire la scuola a distanza – ha concluso Di Sarno – il lavoro a distanza ma anche l’assistenza sociale. Ringrazio TUTTO IL CORPO DOCENTE, TUTTI GLI INSEGNANTI CHE ALLA PARI DEGLI OPERATORI SANITARI STANNO PROFONDENDO IL MASSIMO SFORZO. SIAMO FIERI DI VOI E RAPPRESENTATE LA PARTE PIU’ BELLA DELL’ITALIA. Ringrazio tutti i dirigenti scolastici. Giusto che si sappia di persone che stanno lavorando 12 – 15 ore ed anche piu’ al giorno per garantire ai ragazzi uno svolgimento degli studi. Per un insegnante il solo guardare il proprio alunno negli occhi è l’anima di quella che considero una missione: insegnamento. Io sto con voi. Il sindaco c’è. Sarebbe bello un flashmob, dandosi appuntamento, data ed ora per dire da tutti i balconi d’Italia: grazie alla SCUOLA ITALIANA, GRAZIE A TUTTI GLI INSEGNANTI E DIRIGENTI SCOLASTICI. Inizio a dirlo io”.

 

Covid 19, Dal vescovo di Nola parole di gratitudine e di incoraggiamento per i sindaci, il personale ospedaliero e i lavoratori del territorio diocesano

 Parole di gratitudine e incoraggiamento sono quelle che il vescovo di Nola, Francesco Marino, scrive ai sindaci, al personale ospedaliero e ai lavoratori del territorio diocesano che, in questi giorni difficilissimi per l’intero Paese, sono in prima linea nel tentativo di contenere il diffondersi del contagio da Covid-19.

Lettere piene di paterna vicinanza e che lasciano trasparire la sofferenza di monsignor Marino per quanto sta accadendo. «A nome di tutti i sacerdoti – si legge nella lettera ai sindaci – assicuro la piena e totale corresponsabilità nel rispetto delle norme di sicurezza e la completa disponibilità a collaborare per la tutela della salute delle persone». «Le indicazioni fornite dalle Autorità civili in materia di prevenzione del contagio sono necessarie, -aggiunge inoltre il vescovo scrivendo ai lavoratori  e ogni cittadino (a maggior ragione ogni credente!) deve ottemperare ad esse per il bene proprio e per il senso di responsabilità verso la collettività».

Lettere piene di speranza e con uno sguardo rivolto al futuro: «Come Chiesa, – si legge nella lettera ai sindaci – sentiamo che il nostro compito in questo momento è soprattutto quello di essere “riserva di speranza” e punto di connessione di legami che non vanno persi o indeboliti, ma anzi rafforzati e resi più autentici. Ci avviamo a una Pasqua “senza popolo” che però, e non è un paradosso, sarà “popolare” più che in altre circostanze, perché siamo fino in fondo immersi nelle vicende della nostra gente».

Ai responsabili dirigenziali, ai medici, ai sanitari e al personale amministrativo degli ospedali presenti sul territorio, il vescovo si rivolge «con pudore, e senza voler sottrarre nemmeno un minuto di tempo al vostro prezioso lavoro. Nessuna immagine televisiva o del web – aggiunge – può minimamente restituire ciò che state davvero vivendo nelle corsie, a fianco a malati. Anche attraverso questa lettera e voi rivolta, chiedo con forza alle istituzioni preposte che vi siano forniti tutti gli strumenti e i dispositivi medici per lavorare e curare in condizioni di massima sicurezza. A voi chiedo di non arrendervi e di sentirvi sostenuti da tutti i cittadini. In questo momento voi siete la mano, il cuore e l’intelligenza di Dio a servizio della vita. Vi affido tutti all’intercessione di Maria, salute degli infermi».

Ai sindaci ricorda che questo «è un momento storico che rafforza l’alto senso vocazionale del servizio politico, è un tempo che ci riconsegna l’urgenza di un bene comune che solo insieme possiamo perseguire, con rinunce personali in previsione di un beneficio maggiore per tutti. A nome della Chiesa di Nola, vi ringrazio per quello che state facendo e per come lo state facendo, correndo rischi personali, per la vostra salute e per quella delle persone a voi più vicine. Ci insegnerà molto, questo tempo. Sicuramente l’idea di “comunità” ne uscirà cambiata. E nel mentre affrontiamo insieme questa fase emergenziale, non trascuriamo la necessità di pensare, sin da oggi, a un “dopo”. Un “dopo” che riguarda i rapporti umani e la loro riconfigurazione, i vincoli di solidarietà, la coesione sociale, il lavoro, l’economia».

Non nasconde le difficoltà del momento il vescovo di Nola, come si legge nella lettera ai lavoratori e alle lavoratrici: «Molti di voi – scrive – non possono rimanere in casa per salvaguardare la salute dei propri familiari e di sé stessi. Così come so che non è semplice evitare comportamenti che possono mettere a rischio la salute vostra e dei vostri cari. È possibile immaginare – continua – che per molti nulla sarà come prima. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici. Mi rendo conto che l’impatto di questo periodo sul mondo del lavoro può diventare una carneficina sociale, per cui è importante un tempo di condivisione che ci invita ad esprimere solidarietà concreta anche nei confronti dell’occupazione», ma, citando il discorso tenuto a Nola, il 23 maggio del 1992 da Giovanni Paolo II e rivolto proprio agli imprenditori e ai lavoratori, monsignor Marino a « reagire con coraggio. L’emergenza sanitaria possa attivare anticorpi per una resilienza che permetta di sognare un nuovo tempo».

Coronavirus, superate le 4mila vittime. Nuova ordinanza, chiusi i parchi. Vietati spostamenti

Superate le 4mila vittime in Italia per coronavirus. Sono 4.032 i morti, con un incremento rispetto a mercoledì di 627. E’ il maggior incremento dall’inizio dell’emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l’aumento era stato di 427.

Sono 5.129 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 689 in più di ieri. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 415.  Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 47.021. Il dato è stato fornito dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 47.021.

“A noi – prosegue Borrelli – non risultano difficoltà nelle terapie intensive. E’ evidente che ci siano attività impegnative e sostenute, che tutti i medici siano occupati e si lavori in modo sostenuto, ma a noi non risultano difficoltà. Quando gli ospedali devono alleggerirsi, fanno ricorso alla Cross e fino ad ora tutte le richieste alla Cross sono state accolte. La Cross ha sempre funzionato e ce lo dice anche la Lombardia. Quando è partita l’emergenza, avevamo 5.400 posti nelle terapie intensive, oggi siamo intorno agli 8mila e stanno ancora crescendo e stanno aumentando anche i posti in pneumatologia e nei reparti specializzati. C’è tutta un’attività di potenziamento – ha proseguito – che è stata messa in atto” dalle Regioni e dal governo.  Non sapremo mai quando sarà il picco, dicono gli esperti: si parlava ragionevolmente della settimana prossima o successiva, ma non c’è un dato scientifico. Ci sono tendenze o valutazioni. Le misure finora hanno dato risultati: il numero di persone positive è frutto della circolazione del virus precedente alla stretta e ci auguriamo che con misure attuali e che saranno prese ci permetteranno di fermare l’epidemia”.

“Smentisco seccamente che il dipartimento di Protezione civile  – ci ha tenuto a sottolineare Borrelli – si starebbe preparando per dichiarare le condizioni di biocontenimento su tutto il territorio nazionale da metà aprile. E’ una fake news che circola, queste false notizie vanno punite, chi le mette in rete deve essere punito: sono destituite di ogni fondamento e sono anche allarmistiche”.

Roberto Bernabei, specialista in geratria del Comitato tecnico scientifico, ha specificato che “la fine delle misure di contenimento del coronavirus estesa fino all’estate? Non lo so, tutto è possibile, ancora non lo sappiamo. Finchè non avremo una valutazione del picco della pandemia non possiamo fare questi calcoli ulteriori. Il livello di contagi al centro sud  è ancora contenuto. Le misure di contenimento iniziano a funzionare, non è successo qualcosa di paragonabile a quanto accaduto al centro nord, dove invece c’era un mucchio di pazienti zero e le cose hanno continuato a esplodere”.

“Solo lo 0,8% delle vittime non aveva altre patologie – dice ancora Bernabei – mentre  il 25% ne aveva una, un altro 25% due e il 48% tre. E solo il 10% aveva meno di 60 anni. Sono i risultati di uno studio dell’Iss su 355 cartelle cliniche delle prime vittime del coronavirus. “Il dato che fotografa bene la realtà – dice il membro del comitato tecnico scientifico – è che il fattore di rischio vero è quello di avere un’età geriatrica e patologie concomitanti, ipertensione, cardiopatia ischemica, diabete soprattutto, che trovano terreno fertile. E’ questo che spiega l’eccesso di mortalità”.

Intanto il governo ha emesso una nuova ordinanza, con misure più restrittive per contenere il contagio da Coronavirus. Le nuove misure, che si sommano alle esistenti, sono valide dal 21 marzo al 25 marzo, quando scade il dpcm che aveva imposto la stretta a tutti gli spostamenti e la chiusura di bar e negozi. E’ vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, resta consentito svolgere individualmente attività motoria nei pressi della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona, non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto. Chiusi gli esercizi alimentari nelle stazioni ferroviarie e stop agli spostamenti verso le seconde case nei giorni festivi.

A Roma rigorosi controlli su chi va a piedi. “Si raccomanda fermezza nei controlli degli spostamenti a piedi”,  si legge nella disposizione di servizio decisa dal Comando generale della Polizia locale di Roma che prevede anche maggiori verifiche nei parchi. “Esiste un preciso divieto di ingresso nei parchi ed anche l’esercizio di attività motoria deve essere svolta nel rispetto del distanziamento interpersonale ed evitando aggregazione di persone”.

E anche la Pasqua si adegua: la data del 12 aprile, resterà invariata, mentre la “messa crismale”, quella di solito celebrata il Giovedì Santo mattina, potrà essere rinviata. Nella messa “in coena Domini” la lavanda dei piedi “si omette”, mentre le processioni e le altre “espressioni di pietà popolare” della Settimana Santa e del Triduo Pasquale si potranno rimandare “in altri giorni convenienti, ad es. il 14 e 15 settembre”. Sono i contenuti di un decreto “In tempo di Covid-19” emanato dal card. Robert Sarah, prefetto per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, diffuso via Twitter.

Un nuovo caso di contagio è stato registrato nella notte a Vo’ Euganeo, il primo focolaio di Coronavirus in Veneto, dopo giorni in cui il bilancio segnava zero. Dal report della Regione, i positivi nella cittadina padovana sono così 83 dall’inizio dell’epidemia. Padova – escluso Vo’ – è la provincia con più casi (943, +42 rispetto a ieri), seguita da Verona (784, +66) e Treviso (719, +49).

Ed è passato un mese da quando un uomo di 38 anni è diventato il paziente 1 affetto da coronavirus. L’uomo fu trovato positivo a Codogno (Lodi) il 20 febbraio ed è ora in via di guarigione. E’ uscito dalla terapia intensiva ma è ancora ricoverato. Anche sua moglie, incinta di otto mesi, fu trovata positiva al virus ma è guarita ed è stata dimessa. L’uomo era già stato in ospedale qualche giorno prima ma non gli era stato diagnosticato il Covid-19. Da quel giorno la vita in Lombardia è stata stravolta. All’indomani, il Comune di Codogno, come quello di Castiglione d’Adda e di Casalpusterlengo presero i primi provvedimenti: chiusura dei bar e dei ristoranti. Misure che si rivelarono timide a fronte del numero di contagi nella zona che aumentarono in numero esponenziale.

Contributo foto: web

Acerra, il Sindaco Lettieri annuncia il primo caso positivo di Coronavirus in città

E’ una persona venuta dalla Lombardia per ragioni di lavoro. E’ asintomatico e si è posto in autoisolamento

 

Primo caso positivo al covid-19 ad Acerra. Ad annunciarlo è stato il Sindaco Raffaele Lettieri sui social: “Cari Concittadini, sono stato avvisato dalle autorità sanitarie che abbiamo in città un caso positivo di coronavirus, una persona che è venuta dalla Lombardia per ragioni di lavoro. E’ un caso asintomatico che prima di iniziare il lavoro per il quale era arrivato si è sottoposto al tampone.

Questa persona si era anche segnalata al comune e alle autorità sanitarie, era in autoisolamento. Speriamo abbia avuto pochi contatti”. Il Primo cittadino ha ricordato a tutti che “quando arriva qualche parente dalle altre regioni metteteli subito in autoisolamento e avvisate immediatamente le autorità”.

Nella sua comunicazione alla città il Sindaco ha concluso: “E’ ora di fare la nostra parte e di dimostrare di che pasta siamo fatti. Dobbiamo stare a casa. E’ l’unica cura, lo stiamo dicendo in tutti i modi: state a casa. La spesa, andare alla posta, non devono essere scuse ma necessità. C’è gente che vorrebbe stare a casa e che invece rischia la vita tutto il giorno per voi che non state a casa. Se questa persona, a cui auguriamo una pronta guarigione, ha adottato le misure che stiamo annunciando da giorni, possiamo evitare che ci sia un contagio.  Noi dobbiamo stare a casa. Rispettiamo le regole, è per la nostra salute”.

 

Somma Vesuviana, questione premio ai dipendenti, la risposta della Dema ai sindacati

Riceviamo e pubblichiamo la risposta della Dema agli attacchi dei sindacati sulla questione bonus e presenza in azienda.

 

 La Direzione del gruppo DEMA si dice sorpresa della reazione critica di una rappresentanza sindacale nei confronti di un gesto (la concessione di un premio ai dipendenti presenti in fabbrica) deciso dall’azienda in spirito collaborativo e costruttivo, rispettando i provvedimenti varati dal governo per la gestione dell’emergenza sanitaria e in linea con il protocollo sottoscritto il 14 marzo scorso dalla Presidenza del Consiglio e da tutte le Organizzazioni sindacali.

DEMA si trova in una fase delicata della propria esistenza ed è impegnata in un percorso di ristrutturazione severo ma necessario, fin dall’inizio condiviso con tutte le parti sociali. Questo dialogo non è mai mancato, nemmeno allo scoppio della grave emergenza sanitaria. Ognuno dei passi relativi alla riorganizzazione delle attività è stato discusso con le sigle sindacali di tutti gli stabilimenti, esaminando congiuntamente ogni singolo provvedimento.

Per consentire l’attuazione del piano, mirato alla protezione dei lavoratori da rischi di contagio, il 16 e 17 marzo gli stabilimenti sono rimasti chiusi o parzialmente operativi.

In particolare, l’azienda ha predisposto e adottato

  • protocolli di sicurezza anti contagio, l’adozione di strumenti di protezione individuale a favore di tutti i dipendenti presenti al lavoro, l’accesso e l’utilizzo contingentato agli spogliatoi, il mantenimento della distanza interpersonale, la chiusura di alcuni spazi comuni, il contingentamento degli ingressi e delle uscite dei fornitori, dei trasportatori e delle merci;
  • operazioni di pulizia degli uffici, dei servizi igienici, degli spogliatoi, degli spazi comuni e, nelle aree di lavoro, più volte al giorno al cambio di turno;
  • un modello di turnazione ridotta da 8 a 6 ore per i dipendenti dedicati alla produzione, permettendo sia un ingresso che un’uscita contingentata che evitasse gli assembramenti;
  • attuato il massimo utilizzo possibile di lavoro agile, collocando in smart working un numero di lavoratori che corrisponde ormai alla gran parte dei dipendenti operanti in strutture di servizio o di supporto alla produzione.

La quasi totalità delle sigle sindacali ha compreso è apprezzato l’enorme sforzo compiuto.

Spiace, invece, che in una circostanza così grave sia stata messa in moto una macchina della disinformazione a servizio di una preconcetta presa di posizione nata a livello locale, che sembra voler innescare un inspiegabile braccio di ferro a servizio di interessi del tutto diversi da quelli dei lavoratori, rifiutando un confronto che normalmente è alla base della soluzione di ogni problema.

DEMA tiene anche a sottolineare che nello spirito di solidarietà e collaborazione, ha messo a disposizione persone, tecnologie e impianti dei propri stabilimenti per una conversione temporanea della produzione a favore di operatori attivi nel campo sanitario.

Il gruppo DEMA, attivo dal 1993, é uno dei principali produttori di aerostrutture commerciali in Italia. Opera su quattro stabilimenti collocati in Campania e Puglia per un totale di oltre 700 dipendenti. Specializzata nella progettazione, industrializzazione e produzione di componenti strutturali primari, dispone delle più moderne tecnologie di produzione e assemblaggio di parti metalliche e materiali compositi.

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Coronavirus, De Luca:”Basta con le mezze misure, bisogna chiudere tutto e militarizzare l’Italia”

Di seguito un estratto dell’ultimo aggiornamento del Presidente De Luca  sul coronavirus in Campania.

“Ritengo che sia arrivato il momento di chiudere tutto e militarizzare l’Italia”. E’ la posizione del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, espressa nel corso di una diretta su Facebook. “La penso diversamente dal governo nazionale, le mezze misure non risolvono il problema ma finiscono per aggravare le condizioni di vita dei cittadini. L’Italia – ha aggiunto il governatore – si rivela il paese del mezzo mezzo e del fare finta”. “L’obiettivo vitale per l’Italia – ha detto ancora – è contenere il contagio. Se questo è l’obiettivo, tutti i corpi dello Stato devono essere funzionalizzati rispetto a questo obiettivo”. “Serve il controllo militare del territorio. Questo è quello che ci vuole, altrimenti avremo la conta dei morti, ci sarà un’esplosiione di contagi nei confronti della quale lo Stato non potrà fare nulla”, ha concluso De Luca.

Coronavirus, l’ Ordine giornalisti Campania e “La voce degli ultimi” a sostegno del Cotugno

L’Ordine dei giornalisti della Campania e l’associazione “La voce degli ultimi” che edita la testata online Per Sempre Napoli hanno aperto una sottoscrizione per dare una mano alla Sanità regionale. Un “Caffè sospeso alla salute di tutti noi”. L’Odg Campania ha sottoscritto una prima donazione di 2500 euro.
I soldi raccolti arriveranno direttamente all’Azienda Ospedaliera dei Colli.
IBAN IT14S0200803434000101219735
(presso UNICREDIT – TESORERIA AZIENDALE AG. 41)
Intestazione AZIENDA OSPEDALIERA DEI COLLI
Partita IVA/Codice Fiscale 06798201213

Somma Vesuviana, emergenza coronavirus, dalla clinica Santa Maria del Pozzo una donazione al Cotugno

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla Clinica di S.M. del Pozzo.

Un contributo per fronteggiare l’emergenza e dare un sostegno all’Ospedale Cotugno di Napoli, ospedale in prima linea contro il coronavirus. L’iniziativa arriva dalla “Casa di Cura Santa Maria del Pozzo” di Somma Vesuviana, che ha voluto donare 25mila euro al reparto di terapia intensiva del Cotugno per contribuire alle ingenti spese  necessarie per fronteggiare il problema del Sars Cov-2.

Spiega l’amministratore delegato della struttura, avvocato Sergio Terrracciano: “Abbiamo voluto compiere questo gesto in considerazione del momento di enorme difficoltà e di crisi che stiamo vivendo. Gli operatori sanitari napoletani e di tutta la Regione Campania sono da tempo e faticosamente in prima linea e meritano tutto il nostro sostegno e doveroso ringraziamento. Speriamo che la nostra iniziativa sia d’esempio anche per altri imprenditori, in modo da far aumentare il numero di donazioni da parte di tutti”.

I titolari della casa di cura lanciano anche un’idea: “Appena sarà possibile, farò in modo di creare un’associazione di imprenditori, ”Adotta un ricercatore”, con scopi filantropico- scientifico, in modo da valorizzare e sostenere lo sviluppo della ricerca in Campania”.

Sospende abiti e produce mascherine anti COVID-19

Atelier del Napoletano da alta sartoria a mascherine, “ognuno di noi deve dare il suo contributo” queste le parole del titolare dell’azienda protagonista di questa pregevole iniziativa.

Ha sospeso, temporaneamente, la produzione di abiti di alta sartoria e, in attesa che i tempi cambino si è messo a produrre mascherine: emulando anche altri suoi colleghi e non, anche Massimiliano Sorvino, fondatore del marchio partenopeo Sartoria Italiana, sta cercando di dare il suo contributo alla lotta contro il coronavirus.

Ora, nella sua sartoria si stanno producendo mascherine. “In un momento come questo – dice Sorvino – ognuno di noi deve dare il suo contributo. Ho parlato con i sindaci di Afragola, Casoria, Cardito e Villaricca e cercheremo di realizzare nel minor tempo possibile un numero tale di mascherine da poter affrontare almeno questa imminente emergenza, ovviamente – conclude l’imprenditore – le mascherine le doneremo”.

Un’iniziativa insomma che dimostra innanzitutto il grande cuore delle persone e lo spirito di collaborazione in un momento molto critico per l’Italia.

Le prime mascherine saranno consegnate martedì prossimo a tutti e quattro i comuni.

Contributo foto: ANSA

Cimitile, Carabinieri assistono due anziani: avevano bisogno di alimenti e farmaci

Impossibilitati ad uscire di casa per l’età avanzata e l’emergenza coronavirus, due coniugi di 85 e 94 anni hanno chiesto aiuto ai carabinieri della stazione di Cimitile.
Avevano bisogno della spesa, di prodotti alimentari essenziali e di qualche farmaco prescritto dal medico.
Il comandante della stazione li ha raggiunti in casa e con le prescritte precauzioni ha ritirato la lista della spesa, tornando dopo qualche minuto con quanto richiesto. Ai due anziani – commossi per il gesto d’altruismo – è stata garantita una linea diretta con la stazione carabinieri per qualsiasi futura necessità.