Le ricette di Biagio: broccoli al peperoncino. Se stai ‘ncopp’’o cerasiello….

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Fa’ attenzione, poiché potresti cadere rovinosamente. Il significato del detto napoletano  “sta ‘ncopp’’o cerasiello”, e cioè sulla pianta di quei peperoncini che hanno forma tonda, di ciliegia ( in lingua napoletana, “cerasa”). L’uso del peperoncino deve essere “misurato”. Le fiammeggianti salsicce del principe di Roccella e i geniali versi che agli effetti della presenza eccessiva del peperoncino dedicò un napoletano amico del principe.

 

 

Ingredienti: gr. 600 di broccoli; 3 spicchi di aglio; 4 cucchiai di olio; 1 peperoncino; sale, pepe. Dopo aver bagnato le cime dei broccoli con acqua fredda corrente, tenetele immerse per qualche minuto in acqua bollente salata e scolatele al dente.  Poi, in una padella, nell’olio caldo, mettete gli spicchi d’aglio, sbucciati e schiacciati. Quando l’ aglio appare opportunamente rosolato, unite il peperoncino tagliato a piccoli pezzi, lasciate insaporire per  pochi istanti “calate” le cime, salate e impepate e fatele “saltare” per qualche minuto, mescolando più volte il tutto. Infine, versate in un piatto e portate in tavola. (www.grazia.it)

 

C’è un intraducibile verbo della lingua napoletana,”mastriare”, che indica il comportamento di chi si permette di fare “ ‘ o masto”, il Maestro, il predicatore, il dispensatore di certezze, di moniti e di consigli, senza avere né competenza, né autorità, né autorevolezza: è superfluo fornire altre indicazioni: questi nostri terribili giorni hanno “creato” folle di “mastrianti” che sentenziano su tutto: Umberto Eco si sarebbe amaramente divertito. Di questi soggetti i Napoletani dicono che “stanno ncopp’’o cerasiello”, e cioè sulla pianta di quei particolari peperoncini che hanno forma di ciliegia, di “cerasa”. Si illudono i “mastrianti” di essere il peperoncino della cultura, di dare sapore piccante e vigore a tutti i temi e a tutti gli argomenti su cui si mettono a chiacchirià’: e faccio notare che lungo è l’elenco dei termini con cui la lingua napoletana indica il chiacchierone senza costrutto. Non vedono i fanfaroni che stare sul cerasiello è uno stare pericoloso: fragile è la pianta del peperoncino, e sotto il cumulo delle chiacchiere cede e stramazza, e “o masto” cade giù, va a terra e il pallone si sgonfia, realmente e metaforicamente. Quanti protagonisti di questi tempi bui, politici, giornalisti, medici e scienziati possiamo “vedere” seduti ‘ncopp’’o cerasiello, o già rovesciati a terra dal cedimento della pianta. Molti sono i pregi del “piccante”, che è stata associato, in tutte le civiltà, alla magia, all’eros, al “diabolico”: attento e appassionato è il racconto che Vito Teti fa della storia del peperoncino, “un protagonista delle culture mediterranee”. Narra il Teti che una sera Gary Paul Nabhan, “autore di uno dei più interessanti saggi sul peperoncino”, preparò per una cena romantica il chiles nogades, un piatto messicano “dove sono mescolati noci, peperoncini e formaggi in maniera tale da avere proprietà afrodisiache”. Ma iniziata la cena, egli si accorse che la signora che aveva invitato e che stava corteggiando “era ipersensibile al piccante e che quella cena che doveva trasformarsi in un trionfo stava per finire in disfatta”. Capì, il Nabhan, che “se a qualcuno “piace piccante”, per altri il peperoncino può risultare sgradevole e fastidioso “. In tutto ci vuole misura. Questa misura non la rispettava Gennaro Carafa Cantelmo Stuart, principe di Roccella, che una volta all’anno regalava agli amici napoletani del “Circolo del Remo e della Vela Italia” le salsicce della sua Calabria. Racconta Nello Oliviero che le salsicce erano piene di peperoncino a tal punto che “l’arrogante ardore del pimento” cancellava quasi del tutto il profumo e il sapore della carne di maiale, arroventava la bocca degli amici e ne imperlava di sudore la fronte. Uno di questi sfortunati amici, conservando l’anonimato, immortalò in versi la sofferenza e sentenziò che il gusto particolare di quelle salsicce si sentiva due volte: “…e maie ‘o stesso / uno quanno se magna, e che sapore / e n’ato po’ quann’’è a matina appriesso.”. E  bisogna correre in bagno. Il genio napoletano…….Nella ricetta di Biagio il peperoncino è chiamato a dar sapore ai broccoli, che tendono a curvarsi verso l’insipido. E questa insipidezza tinge di una nota oltraggiosa l’insulto napoletano “ si’ ‘no vruoccolo”.  Ma di questo abbiamo già parlato, non molto tempo fa.

(fonte foto: rete internet)