Il prof. Natale Ammaturo, che fu professore di sociologia all’Università di Salerno, delineò magistralmente gli spazi di una fenomenologia della solidarietà nel tempo della società globale: e in questi spazi si colloca anche l’impegno solidale che il Rotary attraverso i suoi club mette in atto in questo tragico momento a favore dell’Ospedale di Boscotrecase e delle persone che devono combattere contro l’epidemia e contro la povertà.
I Rotary club “Castellammare di Stabia”, “Ottaviano”, di cu è presidente il notaio Nicola Prisco, “Pompei”, “Pompei Villa dei Misteri”, “Scafati- Angri Real Valle Centenario”, accogliendo le indicazioni dei medici dei reparti interessati, hanno deciso di donare all’ Ospedale di Boscotrecase, presidio contro il “Covid 19”, un ventilatore “ Siaretron 4000” per la terapia intensiva degli adulti, dei bambini e dei neonati, e un monitor multiparametrico. Il Rotary Club “Pompei Villa dei Misteri” è impegnato nella raccolta di fondi per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale contro il “Covid 19” e nella collaborazione con la “Caritas” locale e con il Santuario di Pompei per la fornitura di generi alimentari e di prima necessità alle famiglie travolte anche dalla crisi economica e finanziaria. I Rotary Club “Napoli”, “Napoli Sud-Ovest”, “Napoli Nord- Est “, “Castel Sant’ Elmo” hanno donato derrate alimentari per 7000 euro alla mensa della Chiesa del Carmine organizzata dai volontari dell’ associazione “Padre Elia Alleva”, che oggi prepara 700 pasti al giorno, mentre in tempi normali ne fornisce circa 150. Lunga è la storia della “mensa” della Chiesa del Carmine Maggiore, una storia che si intreccia con quella dei poveri della città di Napoli, e che divenne modello dell’accoglienza anche per tutti i conventi Carmelitani, anche per quello di Ottajano.
Ma ora ci interessa sottolineare come nell’incubo che ci opprime i principi della solidarietà sociale riescano a coordinare le iniziative e gli interventi di associazioni laiche e di associazioni religiose, di istituzioni pubbliche e di imprenditori privati, piccoli e grandi: e questo “incontrarsi” dà ragione agli studiosi che hanno ritenuto opportuno approfondire la natura e la funzione della solidarietà nel nostro tempo. Non posso non ricordare che il prof. Natale Ammaturo, l’ ordinario di sociologia all’Università di Salerno che due anni fa la morte ha strappato ai suoi cari, ai suoi studi, ai suoi amici, nel 2004 scrisse uno splendido libro, “La dimensione della solidarietà nella società globale”. Egli sosteneva, giustamente, che nella società globale la solidarietà non è più solo un insieme di sollecitazioni della carità privata, ma “ va posta in relazione con lo sviluppo economico e con il sistema politico”, nel senso che l’idea di solidarietà si diffonde e mette radici là dove i governi considerano la politica dei servizi sociali un capitolo fondamentale del loro programma.
Le pagine del prof. Natale Ammaturo promuovono in noi lettori riflessioni incisive sulla società in cui viviamo e ci aiutano a trovare nessi solidi tra comportamenti sociali e individuali,, scelte dei singoli e indirizzi politici che a prima vista sembra che siano indipendenti gli uni dagli altri. E invece proprio questi giorni drammatici dimostrano che la solidarietà è uno di quei vincoli che tengono insieme la società democratica soprattutto perché corregge e riduce gli eccessi dell’economia di mercato e contrasta vigorosamente quel modello socio-politico che Pietro Barcellona chiama “individualismo proprietario”. Ha ragione Stefano Rodotà: la solidarietà è un’utopia necessaria: e oggi abbiamo le prove del fatto che questa necessità è e sarà essenziale: certo, queste prove avremmo preferito trovarle in altro modo.
Le pagine del prof. Ammaturo sono una splendida guida per chi oggi combatte, per sé e per gli altri, contro il virus, e domani combatterà contro coloro che tenteranno di rendere ancora più nette le distanze tra poveri e ricchi, tra i valori della persona e gli interessi del profitto. Il quadro che correda l’articolo, “ Il vero supplizio di Tantalo”, lo dipinse nel 1871.
E deve restare un quadro d’epoca.

