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Lazzarella, La pansè, Tu vuò fa l’americano, C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, Dio è morto, Mi sono innamorato di te, Bocca di rosa, 4/3/1943, Dio mio no, Il gigante e la bambina, La guerra di Piero, Luci a San Siro, Questo piccolo grande amore, Padre davvero, Bella senz’anima, Je so’ pazzo, Se telefonando, Ragazzo triste, Ancora ancora ancora, L’importante è finire, Sei bellissima.

Sono pagine splendide e intense della nostra canzone, entrate di diritto nella storia della cultura popolare del nostro Paese, brani che hanno segnato un’epoca e divenuti poi intergenerazionali, sempre attuali, al punto da sembrare incisi ieri; ma sono anche canzoni accomunate per la censura e l’ostracismo che hanno subito prima di potersi affermare presso il grande pubblico.

Sembrava che lo spettro della censura fosse una cosa vecchia, datata, una roba da antiquariato, eppure, proprio in queste ultime ore, il regolamento dell’Eurovision Song Contest ha obbligato i Maneskin a mettere mano al testo di Zitti e buoni, il brano vincitore di Sanremo 2021 con cui la band romana rappresenterà l’Italia alla kermesse europea.

Se da un lato i fan del gruppo non l’hanno presa bene, sull’altro fronte è lo stesso Damiano David, cantante e frontman della formazione, a commentare l’accaduto: “Non ci ha fatto piacere, l’abbiamo fatto perché altrimenti ci avrebbero squalificato”.

“Abbiamo tolto una parolaccia, è stata una scelta di buon senso. Bisogna anche rendersi conto della realtà dei fatti, siamo ribelli, ma non scemi” ha esordito il cantante. “Non ci ha fatto piacere cambiare il testo, ma c’è un discorso di buonsenso nelle cose. Noi diciamo che non ci facciamo cambiare, ma il regolamento è così”.

“Abbiamo pensato fosse più importante partecipare che tenere una parolaccia nel testo che lascia il tempo che trova” conclude Damiano, spiegando quindi che i Maneskin hanno scelto di cogliere una grande opportunità in cambio di un piccolo compromesso.

Anche per i brani citati all’inizio i loro grandi autori e interpreti dovettero “rivedere” il testo per poter prendere parte a delle manifestazioni ufficiali o per avere dei passaggi in radio o in televisione, ma la validità del loro contenuto testuale e musicale e il potere della loro bellezza hanno sfidato censura e tempo e ancora oggi sono brani conosciuti e cantati da tutti nelle loro versioni originali.

Auguriamo la stessa sorte ai nostri giovani e bravi rappresentanti all’Eurofestival, auspicando che il regolamento cambi in vista della prossima edizione.