Lasagne al pesto”: il “perciativo” basilico ci difende dal malocchio manifesto e da quello “agguattato”

0
896

“Agguattato” è parola napoletana, significa “nascosto e minaccioso”: è un misto di “acquattarsi” e di “guatare”, osservare con ostilità. Il malocchio “agguattato” è il più pericoloso, perché sa mascherarsi ed è abile nell’inganno. Non resiste al basilico, il cui profumo è “perciativo”, è penetrante, e non c’è finzione che non riesca a svelare. Le molte “virtù” del basilico, i Greci di Alessandro, e il “vino al basilico” dei Romani. Le pratiche dei contadini per “misurare” il malocchio.

 

Ingredienti:500 g. pasta per lasagne,300 g di pesto di basilico e pinoli, 500 g di besciamella, 300 g di mozzarella, 60 g. di parmigiano grattugiato, 30g. di burro, olio extravergine d’oliva,.sale, pepe Metti sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata nella quale andrai a cuocere le lasagne. Quando l’acqua andrà in ebollizione, fai cuocere le lasagne (che saranno pronte in pochissimi minuti) ed a cottura ultimata scolale e passale sotto un getto d’acqua fredda per arrestarne la cottura. Imburra una pirofila da forno avente dimensioni di circa 20 x 35 centimetri e disponi sul fondo un primo strato di pasta di lasagne. Sopra lo strato di lasagne stendi uno strato sottile di pesto di basilico e pinoli. Metti sopra lo strato di pesto anche qualche pezzetto di mozzarella e poi ricopri il tutto con uno strato di besciamella.Continua a formare vari strati – almeno quattro- uguali al primo, uno sopra all’altro: stendi sopra l’ultimo strato di pasta che chiude la lasagna un velo di pesto e il parmigiano grattugiato, su cui deporrai qualche pezzetto di burro. Farai cuocere per 20 minuti le tue lasagne al pesto di basilico e pinoli nel forno preriscaldato a 180° C; al termine della cottura, lascia raffreddarle leggermente e portale in tavola ancora calde (la ricetta segue, nella sostanza, quella pubblicata sul blog:giallo zafferano).

 

Sul basilico è stato detto tutto. E’ “l’erba reale” che i soldati di Alessandro il Macedone portarono in Europa insieme con le notizie sulle sue “virtù” medicinali di cui, prima dell’arrivo dei Greci, solo il Gran Re e la sua famiglia potevano godere. I Persiani consideravano a tal punto “sacra” la pianta che il ciambellano incaricato di staccarne le foglie doveva tenersi lontano dal mestruo delle donne e da persone che si erano macchiate di colpe “impure”, l’empietà, per esempio, e lo spergiuro. I Romani conoscevano le virtù del basilico. Sapevano che favoriva la digestione, dava forza alla memoria, rasserenava gli umori- non tutti, per fortuna-,  favoriva il sonno. A Roma usarono il basilico anche per “condire” il vino, esaltandone il “bouquet”: Una novella di Boccaccio ci dimostra che nelle case dei “borghesi” del ‘300 il basilico veniva coltivato in vasi, e Nello Oliviero attribuisce alla “fragranza” dell’erba, della “vasenicola”,  il successo della pizza inventata da Raffaele Esposito in onore della regina Margherita. Silenziosa e aspra è la contesa tra gli scrittori di vario taglio impegnati nella ricerca della parola che meglio esprima e dipinga il profumo particolare del basilico. Le proposte non sono convincenti.  Chiarina,  “verdummara” che molti decenni fa ogni mattina portava a Ottaviano, da Sarno, cesti di ortaggi diceva che il profumo del suo basilico era “perciativo”, penetrante, implacabile. Un vecchio “ammolafuorfece” che si vantava di conoscere “i misteri delle cose” e che veniva a Ottaviano in quei mitici anni ‘60 – il suo “laboratorio” di arrotino lo montava in un angolo di Piazza Municipio-  spiegava alle signore clienti che il basilico è “auriuso”, e cioè di buon augurio, utile per proteggere le persone dal malocchio, e per liberare quelle che già sono state colpite dagli sguardi maligni dell’invidia. Il vecchio, che credo venisse dal Nolano – distingueva due tipi di malocchio: quello aperto e manifesto, e quello “agguattato”, cioè nascosto. Il malocchio manifesto parte da una faccia che la sua cattiveria la porta scritta “’nfronte”: lo sguardo di chi è “’mmiriuso” dichiarato è uno sguardo assente, quando lui parla, e non ha profondità, e anche la voce è strana, e viene scossa da improvvise “risatelle”, mentre i muscoli delle guance si tendono, come per raccogliere la forza negativa. Invece “’o mmiriusso agguattato” è un essere pericoloso: porta con abilità la maschera del sorriso largo e amico, riesce a dare un po’ di luce agli occhi, la voce si colora di caldi sentimenti: insomma, è un attore esperto. Anche lui però ha il suo punto debole: all’improvviso sbadiglia, “ fa ‘e ali”, e nel suo alito c’è la forza nefasta del malocchio. Forse anche il malocchio è un virus. E se ci viene il sospetto che questi sbadigli siano micidiali, ci conviene usare il “tampone” che un tempo usavano le donne sagge della civiltà contadina: versavano gocce d’olio in un piatto pieno d’acqua e  recitando qualche nenia arcana  ne controllavano il movimento. Se le gocce si allargano o affondano, allora c’è stata l’azione del “fascinum”. Corriamo a casa e ci facciamo preparare la lasagna al pesto di basilico. Un’abbondante porzione, alla faccia dello jettatore.

(fonte foto: rete internet)