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La storia antica di Ottaviano: la Chiesa del Rosario, costruita con il “donativo” di Caterina regina di Francia  

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La  Chiesa  e il Convento vennero costruiti, tra il 1576 e il 1591, con il “donativo” di 4000 ducati che Giulia de’ Medici, la prima signora del feudo, aveva ricevuto dalla zia Caterina, regina di Francia. In questo primo articolo dedicato alla Chiesa si forniscono notizie sulla copia dell’”Ultima Cena “di Leonardo (sec.XVII), sulla “Deposizione” di Francesco Curia e sul “Cristo morto”, opera di difficile attribuzione. Il saccheggio della Chiesa durante l’eruzione del 1906.

 

Nel 1576, quando morì Bernardetto Medici, il domenicano Pietro Feulo, che Bernardetto aveva fatto venire da Firenze,  chiese alla vedova, Donna Giulia, che si istituisse a Ottajano un convento dell’Ordine. Giulia comprò da Filippo Spinola, vescovo di Nola, la cappella di San Nicola “ in loco ubi dicitur a tre case et tam diu fuerat derelicta et  spinosa ” e, con atto rogato dal notaio ottajanese Ludovico Iovino il 17 giugno 1578, la cedette a don Pietro, perché vi costituisse il convento del Rosario, e aggiunse  un donativo di mille ducati.. Giulia morì il 7 giugno 1591 e fu sepolta accanto al marito, nella chiesa del Rosario, a cui aveva lasciato per testamento altri 3000 ducati,  provenienti, in grande parte, dalle casse di Caterina de’ Medici, regina di Francia, che era stata sempre generosissima con l’amata nipote Giulia La  Chiesa del Rosario fu più volte danneggiata dalle offese della natura e degli uomini. Nei giorni terribili dell’eruzione del 1906 fu quasi del tutto spogliata: scomparvero reliquiari di grande valore e un prezioso corredo di arredi sacri, molti dei quali erano manufatti fiorentini, siglati con lo stemma dei Medici. Scomparve anche un ovale che rappresentava Maria Maddalena, e che la dott.ssa Romano, della Sovrintendenza napoletana, aveva attribuito alla mano di Annibale Carracci. Nel 1907 il generale Durelli, commissario straordinario per la ricostruzione di Ottajano, affidò i lavori di restauro all’ing. Francesco Foschini e all’impresa di Onorato Visone fu Raffaele. Nel verbale di consegna furono elencati “ 6 quadri delle cappelle, di cui 4 sospesi alle pareti; 3 quadri grandi della cona e due ovali anche sospesi alle pareti; 4 scarabattoli in cattive condizioni; 5 statue di cui una in marmo; 4 colonne di legno; un piccolo organo; un confessionale in pessime condizioni; 2 angioli piccoli e 2 grandi ”. Bisogna anche dire che i quattro angeli erano stati salvati, nelle prime ore dell’eruzione, da Luigi Scudieri, che era riuscito a precedere gli “ sciacalli ” e a nascondere i preziosi marmi in un luogo sicuro. Anche l’eruzione del ’44  produsse danni al  campanile e al pronao:

La chiesa ha una struttura a capanna che i numerosi interventi non hanno modificato. Sulla parete di fondo dell’abside, sull’altare maggiore, vi è una copia dell’ “ Ultima Cena ” di Leonardo ( cm.500 x 250), che Renato Ruotolo giudicò “ opera non scadente di ignoto  secentista ”.  Dall’originale, scrive il revisore, sono fedelmente riprodotte la    “ disposizione dei gruppi e la tipologia. ” “ Varianti si rilevano nel fondo scuro e sul tavolo dove le vivande dell’opera leonardesca sono sostituite da poca frutta e dal pane e dal vino. Il chiaroscuro è sostituito da un’ombra densa e scura. Oltre l’annerimento è dato di sentire una ricca policromia. ”. E’, per l’Italia Meridionale, un esempio unico di copia del Cenacolo. Gli esperti della Soprintendenza ritenevano che la tela fosse arrivata a Ottaviano attraverso i canali controllati dall’ Ordine. Una relazione ufficiale ci dice che nel 1809 c’era, sull’altare maggiore, il quadro della Vergine del Rosario. E’ probabile che siano stati i Padri Perpetui Adoratori, che tennero la Chiesa quando i Borbone tornarono sul trono,  a sostituirlo con la copia di Leonardo.

Nel coro, a sinistra, c’è  una straordinaria Deposizione  ( cm.315 x 355) (la foto correda l’articolo) che anche un cauto revisore della Soprintendenza alle Gallerie  giudicò nel 1971 “ di notevole interesse ”. Nel giugno del 1968 Alfredo Marzano, “ d’incarico del prof. Raffaello Causa, Soprintendente alle Galleria della Campania ”, aveva consegnato al parroco don Pasquale Romano 9 dipinti della Chiesa del Rosario, sottoposti a restauro. Nel verbale di consegna la Deposizione veniva attribuita , con un punto interrogativo, a Marco Pino: e l’attribuzione era stata condivisa da Vito Librando, che insegnava Storia dell’Arte a Catania. Bisogna anche dire che nello stesso verbale  l’” Ultima Cena “ veniva attribuita a un ignoto pittore del ‘700. Nel ’71 Francesco Abbate assegnò l’opera a Ferraù Fenzoni.  Ma assai più convincente è il Previtali, che pone la Deposizione del Rosario tra i lavori più alti di Francesco Curia. In realtà il dipinto è una summa dell’arte di Curia: il disegno, incisivo pur con qualche tratto di rigidità, risente dell’influenza fiamminga, mentre l’accordo e la ricchezza dei colori sono una splendida prova di quella “ maniera dolce e pastosa ” che fu propria del pittore: essa corrisponde perfettamente, soprattutto nella lavorazione dei rossi, all’ “ Apoteosi del nome della Vergine ” su quel soffitto di Santa Maria la Nova che Renato Ruotolo giudica “ una vera e propria antologia della pittura napoletana alla vigilia della venuta di Caravaggio ”. La rigidità del braccio sinistro della donna inginocchiata che stringe il braccio sinistro di Cristo è il risultato di un infelice restauro eseguito nel 1937.

Di buona fattura è il “ Cristo morto ” ( cm.104 x 65), il corpo nudo su una coltre ricca di pieghe, la testa reclinata: il tutto con una “ intonazione bassa e pensosa ” ( Ruoppolo ). Non è agevole stabilire chi sia Iannelli, che si firma con inchiostro nel retro della tela e registra la data del 1750.Non  ci convince la proposta del Ruotolo di assegnare l’opera al  Mozzillo.. La pennellata del quadro ottavianese è molto più fluida, più intenso è il chiaroscuro, e, soprattutto, il disegno è condotto con mano molto più sicura.(prima parte).