Nessuna certezza sul rientro del passivo verso la Giunta regionale. I vertici aziendali non convincono i consiglieri che li hanno ascoltati in Commissione Trasparenza.
Case dell’acqua in decine di Comuni della provincia di Napoli che erogano l’acqua a pochi centesimi al litro. Acqua liscia e frizzante proveniente dalla rete pubblica gestita da GORI. E’ in atto una felice rivoluzione e noi politici non ce ne siamo accorti. L’altro giorno in Consiglio regionale qualcuno ha rimuginato così, dopo aver ascoltato i vertici della Società. Un pò meraviglia, un pò rimpianto per avere tutt’altra opinione della Società. I vertici GORI sono stati ascoltati dalla Commissione Trasparenza per sapere come e quando vogliono onorare il debito con la Regione. La Società cerca di fare il proprio meglio per far funzione il servizio nei Comuni, ma si trascina un passivo verso la Regione di 200 milioni di euro. Riguardano anni antecedenti il 2012 e la partita è aperta. Ma il new deal del governatore De Luca verso i suoi “ morosi ” è iniziato. Non può scappare una società come GORI, nonostante le ulteriori nuove riforme per il settore idrico. Come è possibile che una Spa controllata da azionisti importanti, con dentro decine di Comuni , non riesce a liberarsi di queste pesanti passività ? Non dovrebbe essere in questo stato, si son detti i consiglieri regionali. Soprattutto se agisce su vasta scala e nell’ interesse generale. Vai a capire bene dove poi si trovi questo abusato ” interesse generale “. Poche settimane fa i vertici aziendali entusiasti hanno presentato il consuntivo 2015 . Oltre alle case dell’acqua, in un anno hanno svolto 400mila interventi tecnici , ricevuto 220mila telefonate al call center, fatto 100mila analisi di qualità dell’acqua, ,cambiato 35mila contatori. L’amministratore delegato Claudio Cosentino dice che la situazione debitoria è dovuta al disallineamento tra il Piano d’Ambito idrico e l’evoluzione delle tariffe. Punta il dito contro l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) che amministra ,appunto, le tariffe. Poi fa una proposta di rientro del debito: 10 milioni subito, poi 3 rate per circa 20 milioni complessivi nel 2016 e, successivamente, pagamenti trimestrali di 4 milioni ciascuno. Siamo al contrappasso: l’azienda chiude i rubinetti ai morosi; non chiude la sua morosità con la Regione. La proposta di rientro non ha convinto i politici che l’hanno ascoltata.. La Presidente della Commissione Valeria Ciarambino dei cinquestelle, ha rilasciato dichiarazioni durissime accusando i vertici GORI di aver presentato una situazione quasi idilliaca. Il governatore De Luca forse medita iniziative eclatanti. E’ chiaro che il problema acqua in Campania è all’apice dei servizi pubblici e che i cinquestelle sfruttino a dovere il malcontento. Ma che una Società strutturata, con vocazione territoriale, non riesca a convincere il governo regionale delle proprie azioni migliorative, è deludente. Dovranno attrezzarsi meglio, interpretare le esigenze del territorio con una capacità industriale che salvaguardi i bilanci ma tuteli il servizio. Aggungiamo che siamo davanti ad una nuova spinta popolare per “acqua bene comune”, che marcia in direzione opposta alle sofferenze creditorie. La fiducia, valore essenziale per una compagine come GORi, può venir meno da un momento all’altro. Un rischio da evitare, indubbiamente, dinanzi al quale non basteranno le case dell’acqua a fermare comitati e flash mob contro gestioni con pesanti fardelli economici.****
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