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La pubblicità della pasta:  dalla “fiaba” della Barilla alla “magia”  dei fusilli Voiello

Nel 1986 la “Barilla” costruì lo spot per la pasta – uno spot di cui era protagonista una bambina, Sara Falzone, sul tema dei valori della famiglia. Quest’anno la Voiello ha affidato allo chef Cannavacciuolo il compito di ricordare che i maccheroni napoletani, e in particolare quelli della Voiello, sono interpreti di una “viva magia”, che si manifesta solo a Napoli. Correda l’articolo l’immagine di un poster disegnato, tra il 1950 e il 1952, da Gino Boccasile per la pasta “Ambra”.

 

All’interno di una strategia innovativa per la pubblicità della pasta – una strategia “disegnata” da Gavino Sanna – nel 1986 la “Barilla” presenta lo spot “Il Gattino”. Una bambina, uscita in ritardo dalla scuola, “perde” il pulmino che dovrebbe riaccompagnarla a casa: e a casa torna a piedi, sotto una forte pioggia, e porta con sé un gattino trovato lungo la strada. La scena finale è tutta segnata dalla serenità della famiglia: la bambina offre una ciotola di latte al gattino mentre la mamma la stringe a sé: e intanto, sul fondo dell’immagine ultima si delinea la figura del padre che sta portando in tavola la pasta già pronta (vedi immagine in appendice).  Il filmato ha la struttura della favola, perché si apre con un problema e si conclude con la sua positiva soluzione: non a caso vi sono chiari  riferimenti a “Cappuccetto Rosso” e ad “Alice nel paese delle meraviglie”. “I colori sono i veri protagonisti dello spot”: essi creano una contrapposizione tra un mondo “maschile” – esterno, condizionato dalle forme e reso freddo dalla pioggia – e un mondo “femminile”, quello interno, pervaso dall’affetto materno e dal calore dell’intimità. “Nella scena finale, la famiglia e la casa si sovrappongono visivamente con un gioco di rimando reciproco che produce un rafforzamento della forza simbolica di entrambe, consentendo loro di comunicare amore e protezione.” (Vanni Codeluppi). Proprio su questa scena compare il marchio di Barilla, “Dove c’è Barilla c’è casa”: la pasta diventa, così, il simbolo dei valori della famiglia – gli affetti, l’unità e la sensibilità – che, secondo Gavino Sanna, la società italiana degli anni Ottanta considerava poco significativi e certamente meno importanti dell’individualismo, dell’antagonismo e della cultura della competizione. Lo spot della Barilla diventò un vero e proprio messaggio sociale, e questo suo aspetto venne confortato dalla musica, composta da Vangelis,  ricca di riferimenti alla tradizione lirica italiana. Lo spot di Antonino Cannavacciuolo per i fusilli della Voiello obbedisce a una strategia totalmente diversa. Lo chef parte dall’ idea che i maccheroni svolgono un ruolo fondamentale non solo sulla tavola dei Napoletani, ma anche, e prima di tutto, nella loro “filosofia”: insomma, i maccheroni sono Napoli, e Napoli, la sua storia, il suo mare e il Vesuvio hanno fatto sì che i maccheroni siano vivi, per quella che Della Porta chiamerebbe una “magia naturale”. La giustificazione prima di una filosofia dei maccheroni sta nel fatto che essi, i maccheroni, e in particolare i maccheroni napoletani, sia nella forma lunga che in quella corta, sono un cibo primario, autorevole: nel senso che in qualsiasi combinazione e associazione, in qualsiasi minestra, sugo, salsa e condimento, conservano il piglio, essenziale e rigoroso, del padrone che detta legge. Lo intuì Paolo Monelli, che era modenese. I fusilli della Voiello, garantisce lo chef, non sono fusilli qualsiasi, “innocui”, come è indotto a credere “chi non è di Napoli”: sono un demone onnipotente, che nelle sue “spire avvolge” non il sugo, ma la vostra volontà”, e vi spinge a cantare e a danzare. “Avrete ‘o piacere, ma perderete ‘a creanza e l’innocenza”. Lo spagnolismo “’a crianza” indica, in questo spot, le buone maniere: chi mangia fusilli non arriva a prenderli dal piatto con le mani, ma certamente con il dorso della mano si pulisce la  bocca, gesto che a Napoli indica prima di tutto la soddisfazione e il piacere di chi sta mangiando e che, invece, qualcuno che di Napoli non è giudica, nei commenti sui “social”, un gesto volgare . E la voluttà prodotta dal Mago Fusillo induce colui che mangia i suoi fusilli ad aprirsi a tutti i piaceri della vita, anche a perdere “l’innocenza”. Insomma, il fuoco della magia si appicca a tutti i sensi: forse per questo lo svizzero Carlo Ulisse De Salis, signore di Marschlins, che visitò Napoli e altre province del Regno nel 1789, quando tornò in patria fece in modo che sulla sua tavola i maccheroni fossero spesso presenti: non ne poteva più fare a meno. I pubblicitari della Voiello seguono un indirizzo che oggi va di moda nella cultura del “mangiare”: collegare un “piatto” al territorio, e i maccheroni e la voce, l’espressione e la fama di Antonino Cannavacciuolo si prestano in modo splendido all’operazione.

    

 

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