Da ieri sera picchetto davanti all’ingresso del termovalorizzatore di Acerra.
Saranno circa un centinaio: stanno bloccando i tir che portano i rifiuti nell’inceneritore di Acerra. Lottano per tutti i 1300 addetti, senza salario da 40 mesi, del Consorzio di Bacino di Napoli e Caserta, l’ente regionale di smaltimento dei rifiuti in liquidazione dai tempi della giunta Caldoro. Alcuni di loro pur di bloccare i camion si sono piazzati sotto i motori di quei giganti colmi d’immondizia. Una protesta disperata, in stile kamikaze. Una protesta di gente che piange e urla contemporaneamente davanti ai poliziotti anti sommossa schierati sul piazzale dell’ingresso del termovalorizzatore. Una ribellione che ha sullo sfondo la scena di un addetto Cub appollaiato da ore sulla ciminiera dell’impianto brucia rifiuti, nel freddo e nel vento dei 70 metri di altezza di quella torre. Tutto questo mentre gli addetti Cub del sito di stoccaggio di Marigliano decidevano di trascorrere l’ennesima notte gelida sulla cima della collina di rifiuti della discarica di Boscofangone. Hanno deciso di farla finita gli addetti del Consorzio Unico. Lavorano da anni ma non sono più pagati. Altri non lavorano più e sono stati buttati completamente fuori dalla Regione. Che non ne vuole sapere di loro. Almeno stando ai fatti del momento. La giunta regionale intanto ha dato il via alle gare da centinaia di milioni per la rimozione delle ecoballe. ” Ma non vogliono impiegarci: De Luca e il suo vicepresidente, Bonavitacola, dovrebbero vergognarsi di questa scelta scellerata “. Nel frattempo i camion di rifiuti che riforniscono il forno dell’inceneritore restano bloccati. L’impianto può resistere all’assedio per alcuni giorni. Si teme una carica della polizia.





