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Continuano le nostre interviste esclusive sulla storia del nostro territorio con il prof. Pasquale Malva per raccogliere opinioni e ricordi. Stavolta tocca al vecchio Circolo Sociale, che negli anni ’60 del Novecento costituì una valvola di sfogo e una realtà importante per tanti giovani sommesi come punto di ritrovo.

 

I circoli hanno sempre rappresentato nella storia un luogo deputato alla discussione politica e alla formazione di idee, favorendo la coesione fra uomini con le stesse opinioni. Iniziative culturali, ricreative ed artistiche non mancarono pure a Somma Vesuviana agli inizi del XX secolo. Un primo tentativo di associazionismo è attestato già nel 1910 con un Circolo Ricreativo, i cui soci erano, principalmente, i nobili villeggianti della città. Famosi sono rimasti, all’epoca, gli applauditissimi concerti musicali del maestro Domenico Santoro. Ricordiamo, poi,  il Circolo Sociale Juventus, che si proponeva di essere, come in effetti fu, il luogo di trattenimento mondano e di divertimento. Il sodalizio, inaugurato nel 1920, era frequentato assiduamente da intellettuali, professionisti, proprietari benestanti senza distinzione di etichetta politica. All’ epoca ebbe grande eco nella città di Napoli la personale del pittore sommese Vito Auriemma, allestita in questi locali. Più tardi, nel 1922, la cittadinanza inaugurò con una bellissima manifestazione un altro circolo denominato Rifugio Artistico, che proponeva un vasto programma di conferenze, mostre di pittura, declamazione di poesie, serate danzanti, rappresentazioni teatrali e musicali. Infine il Circolo polisportivo Viribus Unitis con i suoi vasti programmi  riguardanti varie discipline sportive, tra cui ricordiamo le gare ciclistiche, il tiro a piattello, la scherma e il podismo. Con l’Opera Nazionale Dopolavoro – istituzione fascista del 1925 con scopo ricreativo- lavorativo – l’attività di svago dei circoli sommesi subì un notevole sprofondamento per poi finire nel buio più assoluto. A metà degli anni ’60, grazie alla diffusione della scolarizzazione di massa, si arrivò a identificare i giovani con la categoria dei studenti. Il loro bisogno di vivere insieme e il più possibile fuori dal contesto famigliare favorì la nascita di circoli e  associazioni con il  desiderio non solo di nuove forme di socializzazione, ma anche di diffondere le loro idee sui nuovi temi d’attualità. Anche Somma Vesuviana ebbe il suo circolo.

 Professore Malva, come nacque l’idea di un Circolo sociale a quell’epoca?

“Quando, a metà degli anni ‘60, il Circolo sociale, da vaga aspirazione di un gruppo di giovani liceali (Gino De Stefano, Franco Di Palma, Pasquale Malva, Michele Napolitano) divenne a poco a poco una realtà operante, non mancarono i soliti uccelli di malaugurio che profetizzarono con una certa sicumera una brevissima vita al nascente sodalizio. Sorto come luogo di ricreazione, ma soprattutto come sede di incontri e di scambi di opinioni, ha rappresentato con gli inevitabili limiti uno dei pochissimi, se non l’unico tentativo di sensibilizzazione e di avvicinamento alla cultura in un contesto sociale quasi del tutto refrattario, anche se non privo di spunti e di fermenti autenticamente e genuinamente culturali, che si riallacciavano alla tradizione strettamente popolare e che meritavano di essere valorizzati ed espressi”

Cosa rappresentò per i giovani sommesi?

“I fatti hanno, in seguito, dato torto a quei profeti di sventura in quanto il Circolo, da una piccola sala di ping pong, di fronte alla farmacia Angrisani di via Turati, divenne ben presto un’istituzione che ha certamente avuto il merito di modificare positivamente l’atteggiamento e il contatto soprattutto dei giovani di varia estrazione (in sintonia con l’aggettivo sociale), indice di quella che fu la finalità prima e il presupposto del sodalizio. Sono ancora impressi nella memoria i tentativi di quando noi, freschi di diploma di maturità, volevamo per forza inserirci nel mondo degli adulti, che frequentavano il solito bar e non avevamo altri mezzi se non le stecche di biliardo. Il Circolo ha avuto la pretesa in quel periodo di essere l’unica oasi nel deserto ed ha dimostrato di poter esercitare quella funzione di stimolo e di sprone al dialogo, alla discussione, alla riflessione. In altri termini la sua azione ha costituito  una provocazione non sterile, non fine a sé stessa ma tendente ad una sempre maggiore riscoperta dell’identità di giovani del nostro tempo”.

 Quali furono le iniziative principali?

“Tanto per citare alcune iniziative promosse dal Sociale, dotato peraltro di una biblioteca di oltre 600 volumi, si ricordano le numerose conferenze tenute da studiosi della nostra Università, come il prof. Palomba, il prof. Nazzaro, il prof. De Luca ed i non meno importanti dibattiti di scottante attualità tra uomini politici come l’on. Cariota Ferrara, Silvano Labriola, Vittorio Pellegrino, Antonio Mola, Mario Forte, poi sindaco di Napoli, Antonio Pugliese, giornalista di grande spessore. A confermare la imparzialità del Circolo giova ricordare gli incontri-scontri tra le forze politiche locali di maggioranza e opposizione, che suscitarono sempre grandissimo interesse per la loro vivacità e immediatezza. Con questi ultimi il sodalizio si poneva come trait d’union tra i diversi partiti, tra i cittadini e gli amministratori in un dialogo che non poche volte si svolgeva tra sordi. Il Sociale tra le altre eminenti personalità ha avuto l’onore di ospitare il compianto attore Carlo D’Angelo e Giuliana Loiodice, ha promosso incontri con la poesia con i napoletani Mimì Romano, Jalea Vietri e quello toccante ed evocativo sulla personalità artistica di Luigi Tenco. Per quel che riguarda l’attività culturale nel campo delle arti figurative il Circolo si è reso promotore di un concorso annuale di pittura estemporanea destinato agli alunni di vari istituti e di mostre personali e collettive di valenti maestri come Lombardi, Montevago, Negozio, Angiuoni”.

 Quali sono i ricordi più belli?

“Nel 1972 il nostro sodalizio costituì la fucina di un folto gruppo di giovani di ambo i sessi  che parteciparono a Milano, per cinque settimane, con grande passione ed entusiasmo alla  trasmissione televisiva Come quando fuori piove, condotta da Raffaele Pisu,  rappresentata da una sfida, che vedeva di fronte una squadra del Sud e una del Nord, finalizzata a indovinare da un semplice disegno un titolo di un film, di un romanzo, di una storia. La squadra del Sociale  portò a casa come vincita la somma di tre milioni e mezzo di vecchie lire, somma che fu trasformata in borse di studio per alunni indigenti della nostra cittadina. Sono stati poi ospitati nel tempo corsi di Danza Classica e concerti di musica da camera come importante è stato l’azione di avvicinamento al teatro lirico e di prosa con la stipula di convenzioni col Teatro San Carlo, col Politeama e col San Ferdinando

Clou dell’attività culturale del Circolo è stato poi il Premio letterario Summa Villa, giunto alla terza edizione che, partito in sordina da un ambito strettamente locale, ha via via allargato i suoi orizzonti fino ad assumere una dimensione nazionale con la partecipazione di poeti inglesi, spagnoli, svizzeri grazie alla diffusione del Corriere della sera e di altri importanti quotidiani e riviste letterarie. Grande pregio ha conferito al Premio, promosso e patrocinato dal Circolo, la giuria composta da scrittori come Bruno Lucrezi, poeti come Alberto Mario Moriconi, giornalisti come Walter Pedullà, Angelo Manna e dal sottoscritto come ideatore e organizzatore del Premio”.