Home Memoria e Presenza Il Natale nelle immaginette sacre delle nostre nonne

Il Natale nelle immaginette sacre delle nostre nonne

684
CONDIVIDI

La produzione delle immaginette sacre – cioè di quelle figure di carta rettangolari che le nostre nonne possedevano nei loro libri di preghiera –  non poteva trascurare di creare e diffondere tutta una serie di piccole raffigurazioni dedicate alla solenne festa del Natale.

E’ a Roma che nacque la più dolce fra tutte le feste cristiane: il Santo Natale. La prima notizia storica è attestata in un Cronografo: una sorta di calendario ante litteram, composto nel 354 d. C. dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo nel quale, l’autore riportava un frammento di un calendario liturgico cristiano del 326, come afferma lo studioso Maurizio Paturzo. Ebbene, in  data VII Kalendas Juanuaris – vale a dire il 25 dicembre – è scritto: natus est Christus in Betleem Judeae. Di conseguenza, come per molte altre feste cristiane, il Natale finì per sostituire il culto pagano del dio Sole Invitto. Questo culto, molto diffuso nella Roma tardo – imperiale, culminava con i solenni festeggiamenti, fissati dall’ imperatore Lucio Domizio Aureliano al 25 dicembre, data simbolicamente collegata al solstizio d’inverno.  Solamente nel V secolo Papa Leone I diede fondamento teologico alla solennità del Natale, tentando di epurare tutti quei simboli e quelle rievocazioni pagane che nei primi secoli del Cristianesimo erano stati utilizzati, e soprattutto tollerati, per favorire l’evangelizzazione delle masse. Ciò nonostante il 25 dicembre rimase per consuetudine la festa della natività di Nostro Signore Gesù Cristo anche se, nei vangeli, sia canonici che apocrifi, non si accenni minimamente ad alcuna data e sebbene il passo di Luca (Lc 2,8), relativo ai pastori che vegliavano di notte le loro greggi, fa propendere per un altro periodo dell’anno.

La produzione delle immaginette sacre –  cioè di quelle figure di carta rettangolari che le nostre nonne possedevano nei loro libri di preghiera – com’era naturale ed ovvio, non poteva trascurare di creare e diffondere tutta una serie di piccole raffigurazioni dedicate a questa solenne festa. Sin dalla nascita dell’iconografia sacra di piccolo formato – continua Paturzo –  sono state sempre offerte dalla Chiesa migliaia di immaginette relative a temi natalizi. Il repertorio iconografico di queste miniature si ispira maggiormente ai quei pochi passi contenuti nei Vangeli sia del citato Luca, relativi alla nascita ed alla visita dei pastori, sia di Matteo, relativi alla venuta  dei Magi e alla fuga in Egitto. Poco successo ebbero, invece, alcune tradizioni orientali, desunte però dai vangeli apocrifi, come quella secondo cui la nascita del Bambino sarebbe avvenuta in una grotta e non in una stalla.

In particolare, solo in poche immaginette si afferma la tradizione orientale a discapito della scena cristiana che vede la natività collocata sullo sfondo di una stalla o, a volte, circondata da classicheggianti rovine come avviene nella tradizione presepistica napoletana di San Gregorio Armeno. Comunque, nelle immaginette delle nostre nonne, la figura centrale rimane Gesù Bambino che viene rappresentato steso sulla classica mangiatoia oppure su di essa seduto in atto benedicente e contornato di angeli o di agnelli e colombe, simbolo di purezza. Il Bambinello a volte, pero, lo troviamo anche stante e con la mano destra in atto di benedizione come il Bambinello di Somma Vesuviana che esce in processione il primo gennaio di ogni anno, oppure come il venerato Bambinello di Praga. Gli altri soggetti, che usualmente troviamo rappresentati sono la Vergine, spesso reggente in grembo Gesù Bambino, e San Giuseppe che, però, sembra, in molte di queste immagini, ricoprire un ruolo marginale. Vi sono, poi, rappresentazioni più articolate che vedono l’intera Sacra Famiglia con gli angeli, bue, asinello e pastori: una composizione affollata, quasi dei mini presepi. Più legate all’Epifania – infine conclude Maurizio Paturzo – appaiono certe immaginette rappresentanti i tre Magi che offrono oro, incenso e mirra. Una cosa certa è che tutte le immaginette trasmesse dai nostri antenati, indistintamente, provocano in chi le guarda, un senso di ingenuo stupore e di fiabesca meraviglia. Seppure per un attimo le vecchie generazioni cadono in una profonda nostalgia di tempi dove il Natale era povero materialmente, ma ricco spiritualmente. A discapito del forte consumismo di oggi, sono immagini queste che danno corpo e figura a quanto affermato dal Concilio Vaticano II che cioè: soltanto nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Buon Natale.