L’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo rivolge un appello al popolo della Terra dei Fuochi affinché non si spengano i riflettori su questa vicenda
La Matassa
Sta diventando un complicato intrico di provvedimenti giudiziari difficilmente comprensibili la vicenda sul destino del patrimonio degli imprenditori di Acerra dello smaltimento di rifiuti condannati in via definitiva per disastro ambientale, un tesoro da 222 milioni di euro confiscato in primo grado dal tribunale di Napoli, nel 2019. Lo stato dell’arte sulla strada che prenderanno i beni momentaneamente sottratti ai condannati si può in sintesi riassumere così.
Per il prossimo 13 luglio si attende la decisione della corte di Appello di Napoli sull’istanza presentata dai legali dei pregiudicati, istanza che punta sostanzialmente all’annullamento del provvedimento di confisca di primo grado avvenuto quattro anni fa. Nel frattempo però, dopo le proteste contro il rischio di restituzione del patrimonio messe in atto dagli ambientalisti della Terra dei Fuochi, guidati da Alessandro Cannavacciuolo, la stessa corte di Appello, il 19 giugno scorso, ha provveduto a emanare il provvedimento di secondo grado di confisca del tesoro. Una mossa “a sorpresa”, questa, che potrebbe rendere inutile il pronunciamento della stessa corte d’Appello fissato al 13 luglio prossimo.
L’incertezza
Ma resta l’incertezza sulla sentenza che dovrà essere pronunciata tra dieci giorni. Incertezza che aumenta a dismisura se si considera che i legali dei condannati per disastro ambientale aggravato in provincia di Napoli hanno risposto alla sentenza di confisca di secondo grado, quella emanata due settimane fa, con un ulteriore ricorso, stavolta in Cassazione, puntato proprio a far revocare quest’ultima sentenza di confisca in secondo grado. I ricorrenti sostengono che dal momento dell’emanazione della confisca di primo grado, nel 2019, sarebbero stati superati i 18 mesi giudiziari che la legge consente alla magistratura per il pronunciamento di secondo grado.
Un periodo di tempo, questo dei 18 mesi, che è frutto di un calcolo a sua volta suscettibile di considerazioni complesse. “Dobbiamo quindi mantenere altissima l’attenzione su questa faccenda – avverte l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo – sia per il prossimo 13 luglio che fino a quando sarà fissata l’udienza da parte della Cassazione”.

