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I ragazzi dell’I.C. “Sant’Anastasia2” “entrano” splendidamente nella storia del Vesuviano.

 

Giovedì 11 maggio, nella sala convegni dell’Istituto Pacioli, i ragazzi dell’I.C. “Sant’Anastasia 2” si sono confrontati con Carmine Cimmino sui temi da lui trattati nel libro “La vita quotidiana sotto il Vesuvio tra l’arrivo di Garibaldi e la morte del brigante Pilone 1860- 1870). La manifestazione è stata promossa dalla Pro Loco “Sant’ Anastasia”.

 

La conoscenza della storia della città in cui si vive è fondamentale per chi voglia veramente capire il presente, e dunque anche sé stesso: perché è evidente che sul nostro modo di vedere le cose, su alcuni aspetti del temperamento e sui nostri comportamenti influiscono in misura incisiva la cultura e il linguaggio della comunità a cui apparteniamo e la conformazione stessa dell’ambiente, i riti religiosi e civili, il sistema sociale, la struttura urbana, i modi dell’alimentazione. Convinte della validità di questo principio, le docenti dell’I.C. “Sant’ Anastasia 2” Fiorentina Ceriello, Michela De Bernardo e Rosanna De Luca hanno costruito un progetto che consentisse agli allievi delle classi IIA, IIB e IIC di analizzare alcuni aspetti di un tema affascinante:” La gente vesuviana dopo l’unità d’Italia”. Le docenti hanno scelto come testo per la documentazione il libro che Carmine Cimmino ha scritto sulla “vita quotidiana sotto il Vesuvio tra l’arrivo di Garibaldi e la morte del brigante Pilone”, e, dunque, in quel fatale decennio 1860 – 1870 in cui i “vincitori” avviarono la costruzione dello Stato unitario, dimenticandosi colpevolmente non diciamo di risolvere, ma perfino di esaminare i problemi creati dalla monarchia borbonica.

Giovedì sera, nella sala convegni dell’Istituto Pacioli, gli alunni dell’ I.C. “Sant’Anastasia 2” hanno incontrato l’autore del libro e gli hanno posto una serie di domande sul tema delle loro ricerche. In apertura, Enrico Cicirelli, Presidente della Pro Loco “Sant’ Anastasia”, che ha promosso l’evento, la prof.ssa Gelsomina Maiello, che è tra i fondatori della “Pro Loco” e ne cura, con appassionata competenza, le attività culturali, Carmen Aprea, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Sant’ Anastasia e la prof.ssa Maddalena De Masi, Dirigente dell’I.C. “Sant’ Anastasia 2”, hanno sottolineato il fatto che il progetto realizzato da docenti e alunni è importante da molti punti di vista: perché apre agli alunni la strada che porta alla conoscenza della storia della loro città, e anche, e forse soprattutto, perché, come ha ricordato la Dirigente dell’Istituto, il lavoro svolto mira a fornire agli alunni un metodo di lettura dei testi e dei documenti, le tecniche dell’indagine storica e quelle del pubblico confronto con gli autori dei libri letti.

I ragazzi hanno rivolto a Carmine Cimmino numerose domande, che erano la prova – egli ha detto con una naturale soddisfazione – dell’impegno e dell’acume con cui i suoi interlocutori avevano letto le pagine del libro, tanto da ricavare da alcuni capitoli anche precise tabelle statistiche sulle variazioni degli indici demografici nel Vesuviano.

Non possiamo descrivere tutto l’ “interrogatorio” a cui è stato sottoposto l’autore del libro. Ci limitiamo a dire che prima di tutto l’intervistato ha detto ai suoi intervistatori che il libri, la lettura e la riflessione sono i rimedi essenziali e insostituibili contro il bullismo, contro quel culto della violenza fisica e verbale e della volgarità dei modi che mette radici sempre più profonde nella società dei ragazzi e dei giovani. La scuola è chiamata a svolgere un compito storico, a tutelare e a diffondere la conoscenza dei valori veri, e a far capire ai ragazzi che l’ignoranza è, anche nella società globale, la via che porta alla servitù. I Borbone vollero che i popoli del Sud restassero nell’ ignoranza: nel 1861 a Ottajano e a Sant’ Anastasia i cittadini che avevano diritto al voto rappresentavano solo il 2% della popolazione e tra il 1870 e il 1875 nella provincia di Napoli i cittadini analfabeti erano il 65% dei residenti: questo consentì alle famiglie che prima del 1860 avevano controllato il potere nei Comuni del Vesuviano interno di continuare ad occupare le stanze di quel potere anche dopo l’unità d’Italia.

Carmine Cimmino ha chiarito, in premessa, che i Piemontesi si comportarono anche nella provincia di Napoli da conquistatori e da “nemici” e che massacrarono cittadini innocenti , come a Somma: “ma questo non ci deve autorizzare a rimpiangere i Borbone”.

I ragazzi sono stati colpiti dal ruolo delle donne nella storia del brigante Vincenzo Barone: la sua compagna, Luisa Mollo, che partecipò a molte azioni di “guerra”, amava indossare i pantaloni – caso eccezionale per quei tempi – e la “monaca di casa” Maria Luigia De Luca, che scriveva al brigante biglietti appassionati, era una spia dei Piemontesi, a cui indicò l’ultimo rifugio di Barone. Cimmino ricorda ai ragazzi che la società napoletana è fondamentalmente una società matriarcale, che le donne hanno avuto e hanno un ruolo importante nei clan della camorra, e che la società vesuviana, dopo l’eruzione del 1631, “crea” il primato del culto della Madonna Bruna, a cui è consacrato proprio il santuario di Madonna dell’Arco. “Per non parlare del ruolo delle numerose magare e fattucchiere che imperversavano nel territorio…” dice l’oratore. Il pubblico mostra di non essere stanco, vuole sapere, e Carmine Cimmino promette che se l’inviteranno, verrà volentieri a Sant’ Anastasia a parlare di argomenti che potrebbero suscitare l’interesse dei ragazzi e degli adulti: la vita quotidiana e le feste nelle ville e nelle masserie del territorio, i “viaggiatori” noti e meno noti che hanno scritto del Santuario, e soprattutto la figura di un anastasiano importante, quel Gaetano Miranda che fu un raffinato giornalista nella Napoli della “Belle ‘Epoque”, diresse per due anni “La tavola rotonda”, giornale letterario della domenica, scrisse un malinconico libro su “Napoli che muore” e, infine, fece da segretario a Edoardo Scarpetta.

E’ stata una bella “serata”, e  i ragazzi, i docenti e la Dirigente dell’I.C. “Sant’ Anastasia 2” hanno dimostrato quanto sia importante e incisivo il ruolo che la Scuola può svolgere nella promozione della conoscenza del territorio.

 

 

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